Sono numerose le opportunità per chi intende smettere di lavorare nel 2025. Vediamo quali sono i requisiti richiesti e chi potrà beneficiarne.
Contrariamente alle previsioni iniziali, la Legge di Bilancio 2025 non ha rivoluzionato il sistema previdenziale italiano. I lavoratori, infatti, potranno contare sulle principali misure ordinarie di pensionamento e sulla maggior parte degli strumenti di flessibilità in uscita del 2024.
A eccezione di qualche lieve modifica ai requisiti anagrafici e alle altre condizioni di accesso, resta praticamente immutato il quadro normativo per i lavoratori che intendono andare in pensione nel corso del 2025.
Nel 2025, potranno accedere alla pensione di vecchiaia i nati nel 1958, che compiranno 67 anni di età, a patto che abbiano raggiunto un’anzianità contributiva di almeno 20 anni. Per i contributivi puri (cioè coloro che hanno iniziato ad accreditare versamenti dal 1° gennaio 1996), tuttavia, sarà necessario anche maturare una pensione pari almeno all’ammontare dell’Assegno sociale, ossia 538 euro al mese.
Per i contributivi puri, poi, sarà disponibile la pensione di vecchiaia a 71 anni, con almeno 5 anni di contribuzione e la pensione anticipata a 64 anni, con 20 anni di versamenti. In quest’ultimo caso, tuttavia, servirà un trattamento non inferiore a 3 volte l’Assegno sociale oppure a 2,8 volte per le madri con un figlio o a 2,6 volte per quelle con due o più figli.
I lavoratori con 42 anni e 10 mesi di contributi e le lavoratrici con 41 anni e 10 mesi potranno usufruire della pensione anticipata ordinaria. I soggetti con un’invalidità pensionabile di almeno l’80%, invece, avranno l’opportunità di smettere di lavorare a 56 anni, se donne, o a 61 anni, se uomini. È richiesta, però, un’anzianità contributiva di 20 anni.
Restano confermati, per il prossimo anno, alcuni strumenti di flessibilità in uscita. Innanzitutto, Quota 103, accessibile con 62 anni di età e 41 di contributi. L’Assegno spettante, tuttavia, non potrà essere superiore a 4 volte il trattamento minimo INPS.
Per i lavoratori precoci, ossia che hanno almeno 12 mesi di contributi prima del diciannovesimo anno di età, rimarrà in vigore Quota 41, per la quale sono necessari 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. La misura sarà valida solo per gli invalidi almeno al 74%, i caregivers, i disoccupati e gli addetti a mansioni gravose.
Tali categorie di soggetti potranno beneficiare anche dell’APE sociale, con 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di contribuzione (se invalidi, caregivers e disoccupati) o 36 anni (se lavoratori addetti a mansioni gravose). Le lavoratrici, infine, avranno a disposizione Opzione Donna, con 61 anni di età e 35 di contributi. Il requisito anagrafico è ridotto di un anno per coloro che hanno un figlio o di due anni, per coloro che hanno più figli. Lo strumento, tuttavia, sarà accessibile solo a caregivers, invalide almeno al 74% e licenziate o dipendenti da aziende in crisi.
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