IL CCNL 2019/2021. UN CONTRATTO ZOPPO

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

IL CCNL 2019/2021

UN CONTRATTO ZOPPO

Per noi il CCNL 2019/2021 sarà un contratto zoppo; al massimo si potrà ottenere il recupero dell’inflazione sulla retribuzione fissa, ma rimarranno i tagli sulla retribuzione variabile ed accessoria, almeno in gran parte; un obiettivo da porsi però c’è: recuperare i danni fatti nei precedenti contratti, per quanto possibile.

Che ci troviamo infatti in una situazione alquanto strana non lo diciamo noi, ce lo dice…la Legge di Bilancio 2022 da poco approvata! La Legge prevede infatti, al comma 341:

Per gli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022, continuano ad operare le contrattazioni integrative regionali (CIR) sottoscritte tra gli uffici scolastici regionali e le organizzazioni sindacali rappresentative, per la definizione delle retribuzioni di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici a livello regionale…”.

Non so se ci rendiamo conto dell’assurdità della norma: la Legge di Bilancio interviene in materia di relazioni sindacali, per di più a livello di contrattazione integrativa e relativamente ad una sola, specifica categoria di dipendenti statali, i Dirigenti Scolastici! Crediamo che si tratti di una cosa più unica che rara…

Come mai la Legge di Bilancio è dovuta intervenire per salvare i nostri amati CIR? La risposta non è semplice, andiamo per tappe, partendo da lontano.

Le nuove relazioni sindacali nel CCNL 2016/2018

Il tema delle relazioni sindacali in genere non interessa, si ritiene che sia un argomento da specialisti, da sindacalisti che devono trattare con l’Amministrazione ai vari livelli; possiamo dire che in genere è così, ma questa volta la cosa riguarda pesantemente tutti i dirigenti scolastici, mette in pericolo il loro rapporto di lavoro e i loro stipendi, al punto…che è dovuto intervenire il legislatore!

In effetti, il CCNL ha stabilito delle norme veramente assurde; qui ci soffermiamo solo sugli aspetti che vanno ad inficiare il prossimo CCNL.

L’abolizione della contrattazione integrativa regionale

Come si sa, le relazioni sindacali si articolano in contrattazione integrativa e confronto; per quanto riguarda i Dirigenti Scolastici, il CCNL 2016/2018 stabilisce che sia la contrattazione integrativa che il confronto avvengono a livello di Amministrazione centrale del MIUR (Art. 7, comma 4; art. 5, comma 4).

A livello regionale di USR rimane solo il confronto “sui criteri generali per il conferimento degli incarichi di reggenza.” (Art. 5, comma 5); in pratica, a livello regionale non esistono più relazioni sindacali, tutto è stato portato livello centrale.

Ora si dà il caso che i ruoli dei Dirigenti Scolastici siano ruoli regionali, per cui i Dirigenti Scolastici non hanno più alcuna interlocuzione di natura sindacale con il proprio superiore gerarchico; per capirsi: è come se nel CCNL di comparto fossero state abolite le relazioni sindacali di istituto. Qualche Dirigente Scolastico ne sarebbe anche contento, ma non crediamo che i sindacati firmeranno mai un simile suicidio, eppure per i Dirigenti Scolastici l’hanno fatto!

Come sopra detto, la legge di Bilancio è però intervenuta e ha stabilito che per tre anni scolastici a partire dal 2019/2020 rimane in vigore la contrattazione integrativa regionale per quanto attiene alla definizione della retribuzione di posizione e di risultato, ma tutto il resto non c’è più.

Ma come mai si è intervenuti per legge, abrogando di fatto una norma pattizia e ristabilendo lo status quo ante?

E’ bene anche ricordare che i tre anni scolastici su cui interviene la legge rientrano nella vigenza contrattuale del CCNL 2019/2021 e vanno anche oltre, per cui la legge interviene in anticipo su una contrattazione che non si è ancora aperta, condizionandola pesantemente; cose mai viste!

Come mai si è arrivati ad una simile forzatura?

Le materie di contrattazione

Come conseguenza di quanto sopra detto, tutto quello che prima veniva fatto a livello regionale tramite i CIR, secondo il CCNL ora dovrebbe essere fatto a livello nazionale tramite dei contratti integrativi nazionali (CCNI); ma quali sono secondo il CCNL 2016/2018 le materie di contrattazione?

L’art 7 stabilisce che sono oggetto di contrattazione integrativa:

b) i criteri generali per la determinazione della retribuzione di risultato;

c) i criteri per la remunerazione degli incarichi aggiuntivi;

d) i criteri per la remunerazione delle reggenze;

e) i criteri per la suddivisione del FUN tra quota destinata a retribuzione di posizione e quota destinata a retribuzione di risultato, nonché i criteri di riparto su base regionale delle risorse del FUN (Veramente, i CIR non esistono più, per cui…).

A parte le lettere a) e f), che non abbiamo riportato, tutte le altre lettere dell’art. 7 indicano materie che attengono al trattamento economico dei Dirigenti Scolastici, più precisamente riguardano la retribuzione di risultato e il FUN; la retribuzione di posizione/quota variabile non viene però menzionata, che fine ha fatto? Semplice, non è più materia di contrattazione!

Le materie di confronto

In effetti, l’art. 5, comma 3, lettera b) stabilisce che sono oggetto di confronto “i criteri per la graduazione delle posizioni dirigenziali di dirigenti scolastici ed Afam”.

Ricordiamo che il confronto consiste in una interlocuzione tra OO.SS. e Amministrazione, con modalità e tempi ben definiti dal testo contrattuale; al termine del confronto, viene redatta una sintesi delle posizioni emerse.

Le risultanze del confronto non vincolano l’Amministrazione, per cui in ogni caso questa adotta unilateralmente i provvedimenti di sua competenza; è pur vero che nel testo contrattuale viene richiamata la normativa stabilita dai precedenti contratti, ma questo non inficia il dato fondamentale: l’Amministrazione decide unilateralmente, quello che prima era un contratto adesso diventa un atto amministrativo.

La derubricazione della retribuzione di posizione/quota variabile da materia di contrattazione a materia di confronto costituisce un ulteriore “suicidio sindacale”, dopo quello del CCNL 2006/2009 che ha derubricato la determinazione del FUN anche in questo caso da materia di contrattazione a materia di confronto (VEDI).

Di fatto, l’Amministrazione decide unilateralmente l’ammontare e l’articolazione della posizione variabile: se il sindacato non contratta la retribuzione dei lavoratori che rappresenta, a cosa serve?

E’ pur vero che si è salvata la retribuzione di risultato, ma è bene ricordare che per i dirigenti scolastici è ben poca cosa…

Tornando al confronto con il comparto, è come se l’Amministrazione decidesse unilateralmente l’ammontare del FIS e la sua suddivisione tra i lavoratori di una scuola!

L’inapplicabilità delle norme contrattuali

E’ vero che adesso l’Amministrazione ha più poteri, ma è anche vero che ha…più responsabilità! Un contratto può anche non essere firmato, ma un atto amministrativo per l’Amministrazione è un atto dovuto, può essere ritardato ma prima o poi va emesso, altrimenti si incorre nel reato di omissione di atti d’ufficio.

Non appena, però, è iniziato il confronto tra Amministrazione Centrale ed OO.SS. in merito alla definizione delle posizioni dirigenziali (Le attuali fasce), si è dovuto constatare che il contratto…non era applicabile per un motivo molto semplice: non bastavano le risorse! Sono emersi anche altri problemi, ma il vero macigno è la mancanza di risorse.

Indicativo quanto detto dall’ANP: “…la definizione di fasce a livello nazionale deve perseguire due obiettivi: il primo, irrinunciabile, è che la transizione non comporti restituzioni…Il secondo deve essere quello di allineare le posizioni economiche alle fasce più alte….

L’ANP ha, infine, proposto di lavorare in parallelo sui criteri e sull’ammontare del FUN in modo tale da disporre di una proiezione circa l’impatto economico delle decisioni che si vanno assumendo.

Non può ammettersi un risultato che comporti arretramenti nella retribuzione.”

Cose da pazzi! L’Anp dice che l’applicazione del contratto non deve comportare restituzioni e che c’è bisogno di una proiezione circa l’impatto economico delle decisioni da prendere, questo vuol dire che è stato firmato un contratto senza rendersi conto delle conseguenze di quanto stabilito nel contratto stesso.

Le proiezioni vanno fatte prima della firma del contratto, non dopo! La CGIL accusa l’Amministrazione: “le scelte prospettate produrranno effetti iniqui sulle retribuzioni dei dirigenti dei quali l’Amministrazione sarà la sola responsabile…”, ma queste scelte sono il frutto di norme contrattuali che anche i sindacati hanno sottoscritto.

Quella che è stata chiamata “uniformità nazionale”, stabilire cioè delle fasce e degli importi della posizione variabile uguali su tutto il territorio nazionale, è un’operazione molto complessa, perché la situazione attuale è quella di una disparità tra le regioni molto accentuata e l’unico modo per evitare le restituzioni è quello di allineare verso i livelli più alti gli importi oggi vigenti nelle diverse regioni.

E’ anche una operazione che ha un costo molto elevato, noi abbiamo fatto una simulazione e ci viene una spesa superiore ai 40 milioni lordo stato! Ricordiamo che gli stanziamenti strutturali aggiuntivi a regime ammontano a 50 milioni lordo stato: l’operazione uniformità in pratica assorbe quasi tutte le risorse aggiuntive disponibili!

Per questo parliamo di un contratto zoppo, perché è inficiato da quanto stabilito nel CCNL 2016/2018, non c’è possibilità di stabilire norme innovative.

Di fronte ad una situazione del genere, l’Amministrazione ha pensato bene… di intervenire per legge, annullando le disposizioni del CCNL 2016/2018 ripristinando i buoni, vecchi CIR…In attesa che magari si intervenga di nuovo con il CCNL 2019/2021.

Si è così tolta dai guai, ma ha tolto dai guai anche i sindacati.

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