FUN 2017/2018. ILLEGITTIMA DETERMINAZIONE DA PARTE DEL MIUR

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

FUN 2017/2018

ILLEGITTIMA DETERMINAZIONE DA PARTE DEL MIUR

Il MIUR è stato costretto a riformulare ben cinque volte il Decreto di costituzione del FUN relativo all’a.s. 2017/2018, a partire da gennaio 2018:

-DDG 11 gennaio 2018, n. 19

-DDG 6 marzo 2018, n. 232

-DDG 29 maggio 2019, n. 850

-DDG 29 maggio 2019, n. 1124

-DDG 22 agosto 2019, n. 1404

per arrivare finalmente al Decreto n. 1486, emanato come detto il 23 settembre 2019, più di un anno ed otto mesi dopo l’emanazione del primo Decreto.

Il fatto è che il MIUR ha subito un’imposizione da parte del MEF, dovendo alla fine far propria un’interpretazione del tutto illegale della normativa legislativa e contrattuale, a danno dei Dirigenti Scolastici italiani.

L’illegittimità sta nel mancato conferimento al FUN della RIA dei pensionati.

La retribuzione individuale di anzianità

In tutti i settori della Pubblica Amministrazione, al momento della stipula del primo contratto dirigenziale dopo la privatizzazione del rapporto di lavoro, è stata abrogata la progressione di carriera per anzianità, in attuazione di quanto stabilito dal D.Lgs 29/1993 (Oggi 165/2001).

Nel settore della scuola, però, la progressione economica per anzianità è rimasta e nel comparto è tutt’ora in vigore, mentre per i Dirigenti Scolastici è stata abolita al momento della stipula del primo contratto di Area (CCNL 2000/2001).

I Dirigenti Scolastici in servizio al momento della stipula del primo contratto avevano naturalmente maturato una quota della retribuzione legata all’anzianità, il cui ammontare variava da un soggetto all’altro; questo “pezzo del salario” non poteva di certo andare perso: l’abrogazione della progressione economica per anzianità poteva valere per il futuro, non certo per il passato!

La quota dello stipendio in godimento legata all’anzianità è stata allora trasformata in un una voce stipendiale a se stante – la Retribuzione Individuale di Anzianità –, per cui gli ex Presidi e Direttori Didattici hanno continuato a percepirla, appunto, come voce stipendiale a se stante.

La RIA è di fatto uno “scorporo” della quota di retribuzione legata all’anzianità, che nel precedente contratto di Comparto era inglobata nello stipendio tabellare mentre con il contratto di Area diventa, lo ripetiamo, una voce a se stante.

Essendo una fotografia dell’esistente al momento della stipula del CCNL 2000/2001, o meglio una “presa d’atto” di quanto da ciascuno maturato in passato da parte di coloro cha erano allora in servizio, ai “nuovi” dirigenti assunti dopo la stipula del primo CCNL, la RIA non sarebbe spettata.

Si poneva con tutta evidenza un problema di sperequazione tra i vecchi e i nuovi dirigenti, che è stato risolto in modo alquanto creativo: la RIA è stata trasformata in un “elemento costitutivo” del monte salari dei Dirigenti Scolastici.

Il conferimento al FUN della RIA dei pensionati

Se, come appena detto, la RIA viene attribuita solo ai Dirigenti Scolastici in servizio al momento della stipula del primo contratto, man mano che i beneficiari cessano dal servizio lo Stato non sostiene più questa spesa, dato che la RIA non spetta ai nuovi assunti.

Nei diversi contratti di Area dirigenziale, ivi compreso quello dei Dirigenti Scolastici, si è stabilito che questo “risparmio” non fosse incamerato dallo Stato, ma che costituisse una risorsa da attribuire ai Dirigenti Scolastici rimasti in servizio, tramite il versamento del relativo importo nel FUN.

Alla fine del processo, un importo equivalente alla somma di tutte le Ria spettanti ai Dirigenti in servizio nel 2001 sarà passato ai nuovi dirigenti che nel frattempo li hanno sostituiti.

Molto importante: l’operazione è per lo Stato a costo zero, al punto che il CCNL fissa le regole da seguire, ma la quantificazione delle somme è demandata ad un livello inferiore, quello della contrattazione integrativa per i primi due contratti e dell’atto amministrativo a partire dal terzo contratto.

Detta in altro modo, a livello amministrativo/contabile il conferimento della RIA dei pensionati è una pura partita di giro, senza costi aggiuntivi per l’ erario: una certa somma che prima veniva erogata agli aventi diritto a titolo di RIA, a seguito dei pensionamenti di costoro passa ad essere erogata a chi rimane in servizio a titolo di retribuzione di posizione e di risultato.

Cambia il capitolo di spesa, ma l’ammontare della spesa rimane identico; se il conferimento della RIA dei pensionati è a costo zero per lo Stato, non rientra nel blocco degli stipendi stabilito dalla Legge 122/2010 (Legge Tremonti) e successive modifiche ed integrazioni.

Il MEF, invece, ha iimpedito al MIUR il conferimento della RIA dei pensionati a partire dall’a.s. 2011/2012 a tutt’oggi; indizio rivelatore: all’inizio, per ben due anni scolastici, il 2011/2012 e il 2012/2013, il conferimento è stato effettuato, il taglio è stato disposto dopo ben quattro anni, a fine 2015 con valore retroattivo.

Qualche burocrate è stato colpito da un eccesso di zelo…

La retribuzione media

L’illegittimità del mancato conferimento nel Fun della Ria dei Pensionati appare evidente anche sulla base di una considerazione di fatto: a partire dal 2011, gli stipendi dei Dirigenti Scolastici italiani sono stati tagliati, non bloccati, come appare evidente se si prende in considerazione la retribuzione media.

E’ bene ricordare che la Legge 122/2010 è una legge di contenimento della spesa pubblica, che non ha riguardo allo stipendio del singolo dipendente, ma al monte-salari, a quanto cioè lo Stato spende per i pubblici dipendenti.

La Legge stabilisce due cose:

-il monte-salari non deve aumentare, deve rimanere al livello del 2010

-nel caso ci sia una diminuzione del personale in servizio, il monte salari deve diminuire in proporzione.

In base a quanto appena detto, il valore a cui fare riferimento è la retribuzione media, che deve appunto rimanere invariata: la media pro capite moltiplicata per il numero del personale in servizio dà infatti il monte salari.

Detta in altro modo: la media pro capite del 2017/2018 deve essere uguale a quella del 2010/2011 e di conseguenza il monte salari rimarrà stabile; nel caso ci sia stata una diminuzione del numero di Dirigenti Scolastici in servizio, il monte salari diminuirà in proporzione.

Un’avvertenza molto importante: ai fini del nostro ragionamento dobbiamo considerare la situazione “a legislazione invariata”, non dobbiamo cioè considerare le risorse aggiuntive stanziate dalla Legge 107/2015 e dal CCNL 2016/2018, risorse che non rientrano nel blocco degli stipendi stabilito dalle Leggi sopra menzionate.

Questa la situazione:

Diminuzione retribuzione media

A.S 2010/11

A.S. 2017/18

63.193,34

61.304,91

In sette anni, la retribuzione media dei Dirigenti Scolastici italiani è diminuita di 1.888,43 euro in media pro capite.

In questa tabella, però, c’è una specie di “illusione ottica”: la media è calcolata sulla base del numero dei Dirigenti Scolastici in servizio nell’a.s. 2017/2018, ma la situazione a organici pieni è molto peggiore, come ampiamente dimostrato in altro articolo (VEDI).

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