ALTRI VENTI ANNI PER LA PEREQUAZIONE?

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

ALTRI VENTI ANNI PER LA PEREQUAZIONE?

La dirigenza delle istituzioni scolastiche è una qualifica dirigenziale pleno iure, eppure soffre di una pesante sperequazione retributiva rispetto alle dirigenze consimili, ad esempio la dirigenza amministrativa del MIUR o la dirigenza dell’Università e della ricerca.

La sperequazione è emersa in modo clamoroso in occasione della stipula del CCNL 2016/2018 dell’Area C: Dirigenti che sono ricompresi nella stessa Area contrattuale soffrono di una sperequazione di 32.000 euro annui!

Di più: la dirigenza dirigente delle istituzioni scolastiche prevede funzioni, competenze, attribuzioni e soprattutto responsabilità che sono proprie più degli organi di vertice dell’Amministrazione, che degli organi intermedi o subordinati:

-è responsabile legale di un’istituzione autonoma di rilevanza costituzionale

-gestisce un’istituzione molto complessa

-è responsabile della gestione di risorse economiche e finanziarie

-è datore di lavoro

-interloquisce con una pluralità di soggetti istituzionali e non istituzionali

-ha la possibilità di espandere il servizio e di acquisire a tal fine risorse aggiuntive, oltre quanto strettamente stabilito dalla legge.

Per non dire delle responsabilità che si sono aggiunte negli ultimi tempi, da quelle legate alla sicurezza degli edifici a quelle legate alla gestione dell’emergenza Covid.

Prima di andare avanti, è bene ricordare la struttura della retribuzione dirigenziale, che si articola in quattro voci stipendiali:

-stipendio tabellare

-retribuzione di posizione/parte fissa

-retribuzione di posizione/parte variabile

-retribuzione di risultato.

Va infine detto che per arrivare ad una qualsiasi forma di perequazione è necessario lo stanziamento di risorse aggiuntive rispetto agli stanziamenti ordinari finalizzati al rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti; questi infatti sono finalizzati al recupero dell’inflazione, per cui non fanno altro che fotografare lo status quo e mantenerlo nel tempo.

LA PEREQUAZIONE NEI CONTRATTI DELL’AREA V

Dal 2000 al 2009 sono stati stipulati tre contratti dell’AREA V, che comprendeva solo i Dirigenti Scolastici, quella che abbiamo chiamato la “riserva indiana”; di conseguenza, il confronto era possibile solo con i Dirigenti di un’altra Area contrattuale, l’Area I, in particolare i Dirigenti del MIUR.

La perequazione sullo stipendio tabellare

Per il primo contratto dell’Area V (2000/2001) erano disponibili delle risorse aggiuntive, 200 miliardi di lire lordo stato; nel corso della trattativa si sono aggiunti altri 40 miliardi, disponibili però dal 2002, oltre la vigenza contrattuale.

In euro, fanno quasi 124 milioni lordo stato; va comunque detto che queste risorse aggiuntive i Dirigenti Scolastici se le erano pagate in anticipo, dato il taglio di circa 3.000 posti in organico per effetto del dimensionamento della rete scolastica, propedeutica all’attribuzione alle scuole dell’autonomia amministrativa e didattica.

Al fine di affermare la pari dignità tra dirigenza delle scuole e le altre dirigenze dello Stato, nella stipula del primo CCNL dell’Area V si è voluto raggiungere un obiettivo politico ritenuto fondamentale: definire uno stipendio tabellare di pari importo rispetto a quello già in vigore nell’Area I.

Tutte le risorse disponibili, ordinarie e aggiuntive, sono state impegnate per raggiungere questo obiettivo, ma non bastavano, per cui sono stati messi in campo una serie di escamotage contrattuali, quali l’inglobamento nello stipendio tabellare di voci stipendiali di tutt’altra natura e l’indicazione dell’ultimo giorno di vigenza, contrattuale il 31 dicembre 2001, come data di decorrenza degli ultimi aumenti.

Comunque, l’obiettivo dell’allineamento sullo stipendio tabellare tra Area I ed Area V è stato conseguito ed è stato mantenuto anche nei successivi contratti; ad oggi, sullo stipendio tabellare non c’è sperequazione tra i Dirigenti Scolastici e gli altri Dirigenti.

La sperequazione sulle altre voci della retribuzione

Naturalmente, se tutte le risorse nel primo contratto dell’Area V sono ste impegnate per lo stipendio tabellare non è rimasto niente per le altre voci della retribuzione, a cominciare dalla retribuzione di posizione-parte fissa; tra Area V ed Area I si registrava una sperequazione di 7.302,70 euro annui.

Per i due successivi contratti non erano disponibili risorse aggiuntive, per cui la situazione è andata peggiorando, la sperequazione sulla retribuzione di posizione/parte fissa nel 2010 era pari a 8.598,93 euro annui.

La sperequazione sul trattamento economico fondamentale appare particolarmente odiosa, perché non ha giustificazione alcuna: stiamo parlando di emolumenti che vengono corrisposti per il semplice fatto di essere dirigenti, anche in caso di mancato esercizio della funzione.

Ancora peggio comunque le cose vanno con la retribuzione di posizione/quota variabile; dopo la stipula del terzo contratto dell’Area V, la sperequazione in media ammonta a 11.353,22 euro annui.

Il fondo si raggiunge con la retribuzione di risultato: la sperequazione si attesta in media sui 25.000 euro annui.

In totale, la sperequazione tra Area V ed Area I ammonta nel 2010 ad almeno 45.000 euro annui, una cifra veramente spropositata.

LA PERAQUAZIONE NEL PRIMO CCNL DELL’AREA C

Come ben si sa, la contrattazione si è bloccata dal 2010 al 2016, per effetto della Legge 122/2010: una lunga vacanza contrattuale che avrebbe dovuto prevedere il blocco degli stipendi, ma che per i Dirigenti Scolastici ha comportato un vero e proprio taglio.

La perequazione sulla retribuzione di posizione/parte fissa

Come per il primo contratto dell’Area V nel 2000, anche per il primo contratto dell’Area C nel 2016 erano disponibili delle risorse aggiuntive: 96 milioni lordo stato stanziati dalla Legge di Bilancio 2017 e 35 milioni stanziati dalla Buona Scuola; in totale, fanno 131 milioni lordo stato.

Ma non è tutto oro quello che luce, come vedremo a breve.

Grazie a queste risorse aggiuntive, i Dirigenti Scolastici hanno ottenuto la perequazione sulla retribuzione di posizione/parte fissa; l’ importo viene fissato in 12.565,11 euro annui sia per i Dirigenti Scolastici che per gli altri dirigenti di seconda fascia dell’Area C.

Si può dire che un obiettivo storico è stato raggiunto, la perequazione sullo retribuzione fissa o fondamentale, ma per passare dalla prima tappa (Stipendio tabellare) alla seconda (Retribuzione di posizione/parte fissa) ci sono voluti quasi venti anni…

Anche questa volta, comunque, le risorse aggiuntive non bastavano, si è dovuto di nuovo fare ricorso ad una notevole creatività contrattuale e, soprattutto, si è dovuto attingere alle risorse della Buona Scuola già versate nel FUN e quindi già utilizzate per la posizione variabile e il risultato; dulcis in fundo, si è dovuto fissare come decorrenza dell’ultimo aumento…il 31 dicembre 2018! A distanza di 20 anni, la storia si ripete.

La sperequazione sulle altre voci della retribuzione

Ma sul totale della retribuzione, cosa succede? Per dare una risposta, partiamo da dati inoppugnabili, quelli riportati nell’Atto di Indirizzo al 31 dicembre 2015, dati su cui si è basato il rinnovo contrattuale; questa la situazione:

Sperequazione prima del contratto

 

MONTE SALARI LORDO STATO

DIRIGENTI IN SERVIZIO

MEDIA PRO CAPITE

DIRIGENTI SCOLASTICI

597.000.000,00

7.452

80.112,72

ALTRI DIRIGENTI

47.000.000,00

353

133.144,48

La sperequazione era pari in media a 53.031,75 euro annui lordo stato, che equivalgono a 38.323,28 euro annui lordo dipendente; stiamo parlando di quasi 3.000 euro al mese.

Vediamo ora quanto i Dirigenti Scolastici hanno recuperato grazie alla perequazione sulla retribuzione di posizione/quota fissa:

Recupero contrattuale retribuzione fissa

 

CCNL 2006/2009

CCNL 2016/2018

AUMENTO

RECUPERO

DIRIGENTI SCOLASTICI

3.556,67

12.565,11

9.008,44

8.598,94

ALTRI DIRIGENTI

12.155,61

12.565,11

409,50

 

I Dirigenti Scolastici hanno avuto 8.598,94 euro di aumento in più rispetto agli altri colleghi dell’Area, questa è la cifra che è stata recuperata rispetto alla sperequazione preesistente; chiaramente, la sperequazione è stata recuperata solo in parte:

La sperequazione dopo il contratto

SPEREQUAZIONE PRE CONTRATTO

RECUPERO

SPEREQUAZIONE POST CONTRATTO

-38.323,28

8.598,94

-29.724,34

Dopo il contratto, rimangono 29.724,34 euro di sperequazione. Non poco…

A QUANDO LA PEREQUAZIONE PIENA?

Finora abbiamo parlato solo della retribuzione fissa, ma cosa è successo sulla posizione variabile e sul risultato? Non abbiamo dati precisi, ma dopo la stipula del CCNL 2016/2018 per i Dirigenti Scolastici la situazione è sicuramente peggiorata, visto che non si riesce nemmeno a stipulare i contratti regionali, almeno in alcune regioni si corre addirittura il rischio di una decurtazione della posizione variabile.

In effetti, sono già sono state stanziate risorse aggiuntive per garantire almeno la retribuzione di posizione/quota variabile oggi in godimento, i famosi 13,1 milioni lordo stato, che dovrebbero servire a sbloccare la situazione per gli anni scolastici 2017/2018 e 2018/2019.

Certo, non c’è da stare tranquilli, se si sta andando ad una riduzione che si avvicina allo zero della retribuzione di risultato.

Sicuramente, la sperequazione è di nuovo aumentata dopo la stipula contratto; qui comunque non ci interessano i centesimi, ma l’ordine di grandezza: oggi un Dirigente Scolastico percepisce tra circa 32.000 euro in meno rispetto ai colleghi di seconda fascia dell’Università e della Ricerca che fanno parte della stessa Area C, tra i 2.300 e i 2.500 euro al mese.

Per recuperare questi soldi, per arrivare alla perequazione piena, bisognerà aspettare altri venti anni? Per adesso sono stati stanziati 30 milioni lordo stato, che non bastano nemmeno a recuperare il taglio della retribuzione di risultato.

Per arrivare alla perequazione piena, servono circa 400 milioni di euro lordo stato, una cifra che può apparire spropositata, se solo si pensa che in 20 anni lo stanziamento di risorse aggiuntive è stato pari a 285 milioni.

Forse parlando di 20 anni di attesa siamo stati ottimisti…

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