I PENSIONATI E IL CONTRATTO

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

I PENSIONATI E IL CONTRATTO

Il nuovo contratto ha effetti sui pensionati? Che cosa devono fare i pensionati per avere gli arretrati e, soprattutto, cosa devono fare perché venga loro adeguata pensione e TFR? Cercheremo di dare una risposta a queste domande.

Vediamo per prima cosa gli interessati, coloro cioè che usufruiranno degli aumenti contrattuali e di conseguenza dovranno avere l’adeguamento di pensione e TFR.

GLI INTERESSATI

Il punto di riferimento è la vigenza contrattuale, che va dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2018, per cui sono interessati tutti coloro che sono cessati dal servizio a qualsiasi titolo in questo lasso di tempo; coloro che sono cessati dal servizio prima del 1 gennaio 2016 non avranno quindi alcun beneficio.

Naturalmente, chi andrà in pensione il prossimo settembre usufruirà di tutti gli aumenti e ne avrà i benefici sulla pensione e sul TFR, ma ci potrebbe essere un problema di tempi: il MIUR comunicherà celermente i dati all’INPS, per cui la pensione verrà calcolata includendo gli aumenti contrattuali, oppure no?

Qui emerge il problema degli adempimenti burocratici in capo a tre diverse Amministrazioni (MIUR, MEF ed INPS) che, se non agiranno al meglio, rischiano di rendere difficile la vita ai pensionati passati e futuri.

Abbiamo appena fatto cenno ai prossimi pensionati di settembre: se non ci sarà una tempestiva comunicazione da parte di MIUR e MEF all’INPS, costoro andranno in quiescenza senza che aumenti contrattuali entrino nel calcolo della loro pensione e del TFR, per cui andranno ricalcolati in un secondo momento.

E’ bene che gli interessati controllino attentamente i decreti che riceveranno dall’INPS; per quanto ci riguarda, GOVERNARELASCUOLA è disponibile per effettuare questi controlli.

GLI EFFETTI DEGLI AUMENTI CONTRATTUALI SULLA PENSIONE E IL TFR

Vediamo ora gli effetti degli aumenti contrattuali sulla pensione di chi è cessato dal servizio nel corso della vigenza contrattuale, cioè a partire dal 1 gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2018; trattandosi di Dirigenti Scolastici, in pratica stiamo parlando di chi è andato in pensione il primo settembre del 2016, del 2017 e del 2018.

Il contratto se ne occupa all’art. 40:

Art. 40 Effetti dei nuovi trattamenti economici

1. Le retribuzioni risultanti dall’applicazione dell’art. 39 (Trattamento economico fisso per i dirigenti scolastici ed Afam) hanno effetto sul trattamento di quiescenza, sull’indennità di buonuscita o di anzianità, sull’indennità alimentare, sulle ritenute assistenziali e previdenziali e relativi contributi e sui contributi di riscatto.

2. Gli effetti del comma 1 si applicano alla retribuzione di posizione nella componente fissa e variabile in godimento.

3. I benefici economici risultanti dall’applicazione dei commi 1 e 2 hanno effetto integralmente sulla determinazione del trattamento di quiescenza dei dirigenti comunque cessati dal servizio, con diritto a pensione, nel periodo di vigenza del presente triennio contrattuale di parte economica alle scadenze e negli importi previsti dalle disposizioni richiamate nel presente articolo. Agli effetti del trattamento di fine rapporto, dell’indennità di buonuscita e di anzianità, dell’indennità sostitutiva di preavviso e di quella prevista dall’articolo 2122 del cod. civ., si considerano solo gli scaglionamenti maturati alla data di cessazione dal servizio nonché la retribuzione di posizione percepita fissa e variabile, provvedendo al recupero dei contributi non versati a totale carico degli interessati.

Il contratto parla anche di altri istituti giuridici, qui a noi interessano la pensione il TFR.

La Pensione

Al comma 1 il contratto stabilisce che la pensione e il TFR vanno calcolati sulla base delle retribuzioni che risultano dall’applicazione dell’art. 39, vanno cioè inglobati gli aumenti dello stipendio tabellare e della retribuzione di posizione/quota fissa stabiliti appunto nell’art. 39.

Al comma 2 però si specifica che questi effetti valgono per tutta la retribuzione di posizione, parte fissa e parte variabile, per cui tutti gli aumenti contrattuali hanno effetto sulla pensione e sul TFR, anche se in modo differente, come vedremo.

Il comma 3 specifica infatti che i benefici economici di cui abbiamo appena parlato hanno effetto per intero (Integralmente, dice il contratto) sulla pensione dei dirigenti cessati dal servizio a qualsiasi titolo nel periodo della vigenza contrattuale; è questo l’aspetto fondamentale: anche chi è andato in pensione il 1 gennaio 2016 ha diritto a tutti gli aumenti contrattuali; naturalmente, anche per i pensionati valgono gli scaglionamenti previsti dal contratto.

Si tratta di un trattamento molto favorevole per i pensionati, in continuità con quanto fatto in tutti i contratti precedenti.

Facciamo allora l’esempio concreto di un Dirigente Scolastico che sia andato in pensione appunto il primo settembre 2016; naturalmente, questo Dirigente gode attualmente di una pensione calcolata in base al precedente contratto, ora gli dovrà essere ricalcolata in base agli aumenti contrattuali, con gli scaglionamenti previsti dal contratto:

-16,00 euro di stipendio tabellare a decorrere dal 1 gennaio 2016

-48,50 euro sempre di stipendio tabellare a decorrere dal 1 gennaio 2017

-325,23 euro di stipendio tabellare e retribuzione di posizione/quota fissa a decorrere dal 1 gennaio 2018

-817,96 sempre di stipendio tabellare e retribuzione di posizione/quota fissa a decorrere dal 1 gennaio 2019.

Il TFR

Sempre il comma 3 prevede che gli aumenti contrattuali abbiano effetto anche sul TFR, ma non per intero, solo gli scaglionamenti maturati al momento della cessazione del servizio; di conseguenza, il Dirigente Scolastico da noi considerato nell’esempio precedente avrà un ricalcolo del TFR considerando solo i 16,00 euro di aumento al 1 gennaio 2016.

Potranno godere per intero degli aumenti contrattuali sul TFR solo i Dirigenti Scolastici che andranno in pensione il prossimo settembre; per la verità, costoro godranno anche dei benefici del prossimo CCNL, che ha vigenza 2019/2021.

Il problema dei contratti regionali

Finora abbiamo parlato solo del CCNL, ma come abbiamo visto il contratto dice che i pensionati godranno degli aumenti dell’intera retribuzione di posizione, ivi compresa quella variabile, ma la retribuzione di posizione/quota variabile viene attribuita a livello regionale, fino ad oggi tramite i contratti regionali, i CIR, in futuro vedremo.

Di conseguenza, finché non verranno firmati i CIR e verranno stabiliti i nuovi importi della retribuzione di posizione/quota variabile e della retribuzione di risultato non ci potranno essere effetti neanche sulle pensioni e i TFR.

Ad oggi, noi siamo fermi all’a.s. 2016/2017 e non crediamo che il FUN relativo a questo anno verrà toccato, si ricomincerà dall’a.s. 2017/2018 e verrà definito anche l’anno 2018/2019, che interessa ai pensionandi al prossimo primo settembre.

Vedremo.

Per quanto riguarda i pensionati, naturalmente il punto di riferimento è l’anno del pensionamento: a un Dirigente Scolastico andato in pensione il 1 settembre 2017, verrà calcolata la pensione sulla base della retribuzione di posizione/quota variabile e della retribuzione di risultato in godimento nell’anno scolastico 2016/2017, così come stabiliti dal CIR vigente in quell’anno scolastico nella regione di servizio.

Cosa bisogna fare?

In teoria, i pensionati non devono fare niente: verrà loro applicato il contratto, riceveranno gli arretrati, poi l’Amministrazione comunicherà all’INPS i nuovi importi retributivi e l’INPS provvederà ad adeguare pensione e TFR.

Abbiamo detto: in teoria, in pratica le cose possono andare in modo molto differente, c’è sempre l’ “errore burocratico” che può ingarbugliare le acque; tutta la trafila che abbiamo appena illustrato va seguita e controllata, specialmente la parte che riguarda il livello regionale; facciamo un esempio: stiamo seguendo il caso di in Dirigente Scolastico del Lazio che è andato in pensione il 1 settembre 2017.

Al momento della pensione, nel Lazio vigeva ancora il CIR 2015/2016, per cui pensione e TFR sono state calcolate in base agli importi previsti da questo CIR; successivamente è stato firmato il CIR 2016/2017, il collega ha ricevuto gli arretrati, ma la pensione non è stata adeguata. Perché? Semplice: l’USR Lazio e il Tesoro non hanno trasmesso all’INPS i nuovi importi della retribuzione di posizione/quota variabile e quindi l’Inps non ha adeguato pensione e TFR!

Con la burocrazia italiana, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio…

UA-12945503-14