LA PARTE ECONOMICA DEL CONTRATTO

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

LA PARTE ECONOMICA DEL CONTRATTO

Dopo otto anni, finalmente si è firmato un contratto; le aspettative erano tante, un risultato fondamentale è stato sicuramente raggiunto: finalmente è stata acquisita la perequazione esterna sulla retribuzione fissa; c’è una luce, ma ci sono anche tante ombre: la perequazione esterna è solo parziale e la retribuzione variabile ed accessoria è addirittura diminuita, la sperequazione interna rimane così come la disparità tra regioni, il problema dei tagli del MIUR non è stato nemmeno affrontato.

VERSO IL CONTRATTO

Non bastasse quanto appena detto, va evidenziato che quello appena firmato è un contratto a costo zero, che si è autofinanziato, dato che i nuovi stanziamenti sono inferiori ai risparmi degli ultimi anni.

Il monte salari e la media pro capite

Partiamo dall’a.s. 2010/2011, perché questo è l’ultimo anno “normale”, poiché in questo anno scolastico trova applicazione il CCNL 2006-2009 e la Legge Tremonti non ha ancora prodotto i suoi effetti.

In questo anno scolastico il monte salari era pari a 579.092.402,48 euro lordo dipendente; essendo i Dirigenti Scolastici in servizio 9.169, la media pro capite era pari a 64.864,99 euro annui.

Vediamo ora la situazione dell’a.s. 2016/2017, che è quella tutt’ora vigente; per capire cosa è successo, vediamo la situazione a legislazione invariata, non tenendo cioè conto delle risorse stanziate dalla Buona Scuol, dato che saranno riassorbite dal contratto.

Il monte salari è pari a 425.333.514,91 euro, 153.758.887,57 euro in meno rispetto al 2010/2011;

A cosa è dovuta questa pesante diminuzione?

Da un lato, i Dirigenti Scolastici in servizio sono di meno, sono passati da 9.169 a 7.179, ma dall’altro anche la media pro capite è diminuita: rispetto al 2010/2011, sono 3.910,74 euro annui in meno; come mai?

Il mistero si spiega in modo molto semplice: il MIUR negli anni precedenti ha tagliato il FUN di 58.931.174,98 euro, per cui la retribuzione variabile ed accessoria è diminuita in modo più che proporzionale rispetto alla diminuzione del numero dei Dirigenti Scolastici in servizio.

Gli stanziamenti

Per il rinnovo del contratto erano disponibili delle risorse che potremmo definire ordinarie, quelle cioè stabilite dall’Atto di Indirizzo come quota-parte spettante ai Dirigenti scolastici tra quelle stanziate per il rinnovo contrattuale dei pubblici dipendenti, così come succede normalmente in tutti i contratti del pubblico impiego.

Oltre alle risorse ordinarie, questa volta c’erano anche delle risorse aggiuntive, stanziate specificamente per i Dirigenti Scolastici dalla Legge di Bilancio; era dai tempi della stipula del primo contratto dirigenziale che questo non avveniva, cioè da quasi venti anni.

L’Atto di Indirizzo prevede per i Dirigenti Scolastici i seguenti stanziamenti, in milioni di euro lordo stato:

Stanziamenti Atto di Indirizzo

2016

2017

2018

2,15

6,51

8,66

Oltre a quanto stanziato dall’Atto di Indirizzo, ci sono le risorse ben più corpose stanziate dalla Legge di Bilancio; questi gli stanziamenti, sempre lordo stato:

Stanziamenti legge di bilancio

2018

2019

2020

37

41

96

Questi stanziamenti sono finalizzati alla “progressiva armonizzazione della retribuzione di posizione di parte fissa a quella prevista per le altre figure dirigenziali del comparto Istruzione e Ricerca”.

Sempre la Legge di Bilancio prevede che i 35 milioni lordo stato della Buona Scuola siano prioritariamente destinati alla perequazione esterna; qui bisogna però stare molto attenti, perché non si tratta di risorse nuove, sono già disponibili dal 2015 e il MIUR li ha già conferiti ai FUN relativi agli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017, perché venissero corrisposti a titolo di retribuzione variabile ed accessoria; in effetti, sono già in pagamento a decorrere dal 01/09/2015.

Questo significa i 35 milioni della Buona Scuola vengono stornati dalla retribuzione variabile ed accessoria, perché non è che gli stessi soldi possano essere utilizzati due volte.

La compensazione tra stanziamenti aggiuntivi e risparmi

Gli stanziamenti aggiuntivi della Buona Scuola e della Legge di Bilancio restituiscono solo in parte i risparmi registrati dall’a.s. 2010/2011 all’a.s. 2016/2017; se mettiamo a confronto i risparmi con gli stanziamenti aggiuntivi lordo dipendente, questa la situazione:

Compensazione

RISPARMI

STANZIAMENTI AGGIUNTIVI

DIFFERENZA

153.758.887,57

69.374.187,02

84.384.700,55

Lo stato ha restituito solo in parte quello che ha risparmiato, 84.384.700,55 euro sono stati incamerati dal Tesoro a titolo di riduzione del debito pubblico italiano, almeno provvisoriamente.

Il nuovo quadro contrattuale

Il rinnovo del contratto 2016-2018 si è svolto in un quadro che è molto mutato rispetto al passato, dopo quasi 10 anni infatti ha finalmente trovato applicazione la Legge Brunetta che ha profondamente innovato il sistema di contrattazione.

La novità che più interessa i Dirigenti Scolastici è la definizione delle nuove Aree contrattuali; l’Accordo Quadro del 13 luglio 2016 prevede una drastica riduzione dei Comparti/Aree di contrattazione, che passano da sette a quattro.

I Dirigenti Scolastici sono stati collocati nell’Area C, insieme ai Dirigenti dell’università e della Ricerca; si tratta chiaramente di una novità fondamentale, perché al tavolo contrattuale è destinata ad emergere con chiarezza la sperequazione tra i Dirigenti Scolastici e gli altri Dirigenti, come vedremo bene più avanti.

La trattativa

Il contratto si è presentato subito come un contratto anomalo, perché non si era mai visto un contratto che, oltre agli aumenti, prevedesse…una diminuzione degli stipendi! Quanto appena detto è tanto più vero perché i sindacati hanno individuato come obiettivo fondamentale il raggiungimento della perequazione sulla retribuzione di posizione/quota fissa entro la vigenza contrattuale, cioè entro il 2018.

L’obiettivo sindacale si scontrava con un ostacolo apparentemente insormontabile: la mancanza di risorse; in effetti, quelle stanziate dalla Buona Scuola erano già state utilizzate nei FUN 2015/2016 e 2016/2017, mentre quelle stanziate dalla Legge di Bilancio andavano a regime nel 2020, ben oltre la vigenza contrattuale.

Se questo era l’obiettivo, non si poteva far altro che “stornare” le risorse della Buona Scuola dalla retribuzione variabile ed accessoria e passarle alla retribuzione fissa, ma questo significava stabilire degli aumenti ed anche…delle diminuzioni!

In effetti, proprio questo è stato fatto.

GLI AUMENTI CONTRATTUALI

Partiamo da quello che più interessa a tutti: gli aumenti contrattuali.

Gli aumenti contrattuali

Gli aumenti contrattuali riguardano solo la retribuzione fissa, cioè lo stipendio tabellare e la retribuzione di posizione/quota fissa; questi gli aumenti sullo stipendio tabellare:

Aumenti contrattuali

DECORRENZE

AUMENTI ANNUALI

AUMENTI MENSILI

1 GENNAIO 2016

208,00

16,00

1 GENNAIO 2017

630,50

48,50

1 GENNAIO 2018

1.625,00

125,00

Importante: gli aumenti non si sommano, quelli successivi inglobano quelli precedenti.

A decorrere dal 31 dicembre 2018, l’IVC di 24,99 euro non viene più corrisposta, è inglobata nello stipendio.

Il contratto poi definisce i nuovi importi annuali della retribuzione di posizione/quota fissa:

-6.159 euro annui lordi, che a decorrere dal 1 gennaio 2018.

-12.565,11 euro lordi a decorrere dal 1 gennaio 2019.

Di conseguenza, questi gli aumenti

Aumenti

DECORRENZE

AUMENTI ANNUALI

AUMENTI MENSILI

1 GENNAIO 2018

2.603,05

200,23

1 GENNAIO 2019

9.008,44

692,96

Il contratto conferma poi la RIA e l’Assegno ad Personam, naturalmente per gli aventi diritto; niente perequazione interna!

Vediamo infine gli aumenti in totale e a regime, cioè a decorrere dal 31 dicembre 2018, che è poi il 1 gennaio 2019:

Aumenti in totale

VOCI

AUMENTI ANNUALI

AUMENTI MENSILI

STIPENDIO TABELLARE

1.625,00

125,00

POSIZIONE FISSA

9.008,48

692,96

TOTALE

10.633,48

817,96

Gli aumenti in totale sono pari a 817,96 euro lordi mensili, circa 450 euro netti; si tratta di una cifra non indifferente, almeno per le abitudini dei Dirigenti Scolastici; vedremo però che, al solito, non è tutto oro quello che luce...

Gli effetti degli aumenti per i pensionati

Per quanto riguarda i pensionati in particolare, il contratto stabilisce che i benefici contrattuali hanno effetto in modo differenziato sulla pensione e sul TFR; gli aumenti contrattuali avranno effetto per intero sulla pensione dei Dirigenti Scolastici andati in pensione nell’arco della vigenza contrattuale, naturalmente alle scadenze previste dal contratto, mentre sul TFR avranno effetto gli aumenti maturati nel periodo di servizio, fino al momento del pensionamento.

La perequazione esterna

Grazie a questi aumenti, i Dirigenti Scolastici ottengono la perequazione esterna sulla retribuzione fondamentale, stipendio tabellare e retribuzione di posizione/quota fissa; possiamo dire che un obiettivo storico è stato raggiunto, ma solo in modo molto parziale.

Cosa succede infatti sul totale della retribuzione? Per dare una risposta, dobbiamo partire dalla situazione nell’Area C prima del contratto, aggiungere gli aumenti contrattuali e vedere cosa succede a regime, considerando al solito il dato più oggettivo possibile: la media pro capite.

In base all’Atto di Indirizzo, i Dirigenti Scolastici all’inizio della vigenza contrattuale guadagnavano in media 38.323,28 euro l’anno in meno rispetto ai loro colleghi di Università e Ricerca.

Vediamo ora quanto hanno recuperato grazie alla perequazione sulla retribuzione di posizione/quota fissa; sullo stipendio tabellare non c’è stato naturalmente alcun recupero, perché gli importi erano e restano uguali.

I Dirigenti Scolastici hanno avuto 8.598,94 euro di aumento in più rispetto agli altri colleghi dell’Area sulla retribuzione di posizione/quota fissa, questa è la cifra che è stata recuperata rispetto alla sperequazione preesistente; chiaramente, la sperequazione è stata recuperata solo in parte:

La sperequazione dopo il contratto

SPEREQUAZIONE PRE CONTRATTO

RECUPERO

SPEREQUAZIONE POST CONTRATTO

-38.323,28

8.598,94

-29.724,34

Dopo il contratto, rimangono 29.724,34 euro di sperequazione. Non poco…Come vedremo, la “colpa” è della retribuzione variabile ed accessoria.

LE SCELTE DEI SINDACATI E LE COPERTURE

Come già detto, il grosso degli stanziamenti erano oltre il termine della vigenza contrattuale, il 2018, andavano sul 2019 e il 2010; eppure i sindacati hanno insistito per avere la perequazione subito, entro il 2018; per raggiungere l’obiettivo, hanno fatto una serie di equilibrismi e soprattutto hanno intaccato la retribuzione variabile ed accessoria.

Ci si potrebbe domandare: non sarebbe stato più semplice scaglionare gli aumenti della retribuzione di posizione /quota fissa alle scadenze naturali, cioè il 1 gennaio 2018, 2019 e 2020? Senza peraltro intaccare la retribuzione variabile ed accessoria.

Tra i vari comunicati sindacali, è la CISL che fa capire il senso delle scelte fatte al tavolo contrattuale: “… Per evitare il vanificarsi di tutto il lavoro fin lì svolto e scongiurare l’ipotesi di veder dirottati i fondi verso altre esigenze, stanti le difficili condizioni della finanza pubblica, i sindacati hanno avanzato delle proposte tecniche per aggirare questo ostacolo apparentemente insuperabile…”

Il senso è chiarissimo: i sindacati avevano paura che, date le difficoltà della finanza pubblica, qualche “manina” facesse sparire i famosi 96 milioni lordo stato stanziati dalla Legge di Bilancio, per cui hanno avanzato delle proposte tecniche per rendere disponibili subito queste risorse, senza aspettare il 2020.

Facendo due conti, si capisce qual è la soluzione tecnica trovata dai sindacati e si capisce anche perché l’Aran ha accettato: sono state tagliate delle risorse nel 2018 e sono state travasate sul 2019, in modo da rendere possibile l’anticipo contabile dei 96 milioni dal 2020 al 2019, anzi più esattamente al 31 dicembre 2018; lo Stato non ci rimette niente, anzi ci guadagna.

La cosa più grave infatti è che a regime mancano all’appello ben 4.581.587,37 euro, un che danno è destinato a perdurare negli anni seguenti; altro che 96 milioni rimasti integralmente disponibili, come dice qualcuno!

LA RETRIBUZIONE VARIABILE ED ACCESSORIA

Prima di parlare della retribuzione variabile ed accessoria non si può fare a meno di parlare del FUN, perché l’intera retribuzione di posizione, quota fissa e quota variabile, e la retribuzione di risultato vengono appunto corrisposte per il tramite del FUN.

Come viene costituito, a quanto ammonta e come viene suddiviso tra le regioni? Si tratta di questioni che dopo la firma del contratto non sono affatto chiare, perché nel testo contrattuale si parla del FUN solo all’art. 41, comma 1.

Il testo è molto stringato; c’è un punto di partenza che è il FUN “…così come determinato dal precedente CCNL e dalle vigenti norma di legge in materia”; sibillino il riferimento alle “vigenti norme di legge”, perché, come ben si sa, per il MIUR e il MEF negli ultimi anni l’interpretazione della legge ha significato ingenti tagli per gli stipendi dei Dirigenti Scolastici italiani.

Il contratto indica poi i nuovi stanziamenti e le relative decorrenze, ma tutto il resto rimane nel buio; quale sarà allora l’ammontare del FUN per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019 e 2019/2020? Il contratto non lo dice.

Ci aspettavamo che qualcosa in più si potesse capire dalle norme sulle relazioni sindacali, ma così non è; la costituzione del FUN non è nemmeno menzionata, né come materia di contrattazione né come materia di confronto; pensavamo di aver capito male, abbiamo letto e riletto il testo contrattuale, ma è proprio così: la determinazione del FUN non è nemmeno menzionata tra le materie oggetto di relazioni sindacali.

La marcia del gambero all’indietro ha fatto l’ultimo passo ed è arrivata al capolinea, più indietro infatti non si può andare: nel contratto 2002/2006 la determinazione del FUN era materia di contrattazione, nel contratto 2006/2009 era stata derubricata a materia di informazione preventiva e confronto, nel contratto 2016/2018 non viene nemmeno menzionata!

La media pro capite della retribuzione variabile ed accessoria

Lo ribadiamo, speriamo di aver capito male, ma temiamo che il MIUR e il MEF avranno mano libera nella costituzione del FUN; di seguito noi facciamo una simulazione, ma il problema non è quello che pensiamo noi o quello che hanno pensato i sindacati quando hanno firmato il contratto, il problema è quello che penserà il MIUR e soprattutto il MEF quando andranno alla determinazione del FUN, senza che nessuno ci possa mettere bocca, a parte i giudici.

Ci domandiamo: se non viene contrattato l’ammontare della retribuzione, che cosa li facciamo a fare i contratti?

Nella nostra simulazione, la media pro capite della retribuzione variabile ed accessoria a regime cala nettamente rispetto all’a.s. 2016/2017, cioè rispetto ad oggi:

Media pro capite

ANNO SCOLASTICO

2016/2017

2019/2020

BUDGET PER VARIABILE ED ACCESSORIA

132.752.021,21

99.266.542,83

DIRIGENTI SCOLASTICI IN SERVIZIO

7.179

7.936

MEDIA PRO CAPITE

18.491,71

12.508,38

La media pro capite diminuisce di quasi 6.000 euro annui, circa 460 mensili; non si era mai visto un contratto che oltre agli aumenti dà…le diminuzioni!

La disparità tra regioni

Quella appena riportata è una media nazionale, ma, come ben si sa, il problema è aggravato dalla disparita tra regioni.

Noi abbiamo fatto una simulazione della situazione a regime; è’ chiaro che si ottiene un dato molto grezzo, ma è anche chiaro che qui non interessano i centesimi, vogliamo dare un’idea della perdita regime nelle diverse regioni.

In alcune regioni, le perdite sulla retribuzione variabile ed accessoria saranno superiori agli aumenti contrattuali, come di seguito specificato:

Compensazione tra aumenti e perdite

REGIONI

AUMENTI CONTRATTUALI

PERDITA VARIABILE ED ACCESSORIA

DIFFERENZA

ABRUZZO

10.633,48

-3.464,00

7.169,48

BASILICATA

10.633,48

-7.042,86

3.590,62

CALABRIA

10.633,48

-5.475,53

5.157,95

CAMPANIA

10.633,48

-5.040,59

5.592,89

EMILIA ROMAGNA

10.633,48

-13.024,07

-2.390,59

FRIULI VENEZIA GIULIA

10.633,48

-11.065,79

-432,31

LAZIO

10.633,48

-5.487,60

5.145,88

LIGURIA

10.633,48

-9.522,74

1.110,74

LOMBARDIA

10.633,48

-6.337,72

4.295,76

MARCHE

10.633,48

-5.595,71

5.037,77

MOLISE

10.633,48

-2.473,45

8.160,03

PIEMONTE

10.633,48

-11.070,80

-437,32

PUGLIA

10.633,48

-2.528,55

8.104,93

SARDEGNA

10.633,48

-5.748,29

4.885,19

SICILIA

10.633,48

-4.972,45

5.661,03

TOSCANA

10.633,48

-5.465,10

5.168,38

UMBRIA

10.633,48

-6.042,04

4.591,44

VENETO

10.633,48

-9.305,96

1.327,52

Come si vede, nonostante gli stanziamenti della Legge di Bilancio, a regime in alcune regioni i Dirigenti Scolastici prenderanno meno di oggi!

Il monte salari e la media pro capite

Vediamo infine la situazione del monte salari e della media pro capite a regime.

Il monte salari a regime è pari a 561.172.409,07 euro, mentre nell’a.s. 2010/2011 era pari a 579.092.402,48 euro, sono circa 18 milioni in meno; lo stato ci ha sempre guadagnato, nonostante gli stanziamenti aggiuntivi.

La media pro capite è pari a 70.712,25 euro annui, mentre nell’a.s. 2010/2011 era pari a 64.864,99 euro, sono quasi 6.000 euro in più; è questa la vera notizia positiva del contratto; il “merito” è della diminuzione dei Dirigenti Scolastici in servizio: nell’a.s. 2010/2011 erano 9.169, a regime saranno 7.936, più di 1.200 in meno.

I Dirigenti Scolastici italiani guadagneranno un po’ di più, ma dovranno anche lavorare di più…Per non parlare della marea di competenze e responsabilità che nel frattempo si sono scaricate sulle loro spalle.

CONCLUSIONI

Non è nostro compito dare delle valutazioni politico-sindacali sugli esiti dl contratto, ma da vecchi contrattualisti possiamo dire che la perequazione sulla retribuzione fissa è senz’altro un risultato “storico”, non per niente ci sono voluti quasi venti anni.

Moltissimi problemi rimangono però aperti, a partire dalla perequazione sull’intera retribuzione: ci vorranno altri venti anni?

Segnaliamo altre criticità non risolte, come il problema della perequazione interna e quello del recupero dei tagli operati dal MIUR, problemi nemmeno affrontati nel contratto.

La cosa più grave per noi è comunque il restringimento/annullamento degli spazi di contrattazione rispetto alla determinazione del salario dei Dirigenti Scolastici; lo ribadiamo: se un sindacato non contratta il salario, cosa gli resta da fare?

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