LA TRATTATIVA ENTRA NEL VIVO. LA PARTE ECONOMICA

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

LA TRATTATIVA ENTRA NEL VIVO

LA PARTE ECONOMICA

Nella seduta del 24 luglio, la trattativa contrattuale è entrata nel vivo, si è cominciato a discutere della parte economica; nel nostro commento ci basiamo sui resoconto apparsi sui siti sindacali.

Andiamo per punti, ricordando che il contratto dei Dirigenti Scolastici ha due fonti di finanziamento: le risorse stanziate dall’Atto di Indirizzo e quelle straordinarie stanziate dalla Legge di Bilancio; ci sono poi i 35 milioni lordo stato della Legge 107/2015.

1-GLI AUMENTI IN BASE ALL’ATTO DI INDIRIZZO

L’Aran ha presentato una proposta relativa solo agli stanziamenti dell’Atto di Indirizzo; a regime, gli aumenti sarebbero di 125 euro mensili per lo stipendio tabellare e di 10 euro mensili per la retribuzione di posizione/quota fissa, resterebbe poi qualcosa per la retribuzione variabile ed accessoria.

Come più volte detto, si tratta di poca cosa, per di più non ci sono margini di mediazione, dato che l’Atto di Indirizzo è molto preciso (VEDI)

2-LA RISORSE STANZIATE DALLA LEGGE DI BILANCIO

Come ben si sa, gli stanziamenti dalla Legge di Bilancio partono dal 2018 e vanno a regime nel 2020, per cui si va oltre la vigenza contrattuale che, giova ricordarlo, riguarda il triennio 2016/2018.

La Cisl riferisce che “…l’ARAN ha proposto di inserire nel CCNL una dichiarazione di intenti circa la loro destinazione”.

A fronte, i sindacati hanno chiesto di utilizzare tutte le risorse disponibili per arrivare il più presto possibile alla perequazione sulla retribuzione di posizione/parte fissa; la Cisl la fissa la decorrenza del 1 gennaio 2019.

L’ANP fa sostanzialmente la stessa proposta, “impostando, anche, la rivalutazione retributiva a valere sulle risorse disponibili per gli anni 2019 e 2020”. Chissà cosa vuol dire “impostando”…

3-LA RISORSE DELLA LEGGE 107/2015

Al fine di giungere il più presto possibile alla perequazione sulla retribuzione di posizione/parte fissa, i sindacati chiedono di utilizzare per intero i 35 milioni lordo stato della Legge 107/2015, mentre il Miur vorrebbe destinare al FUN il grosso di questi fondi, “sicché sarebbero disponibili per l’equiparazione nel 2018 solo circa 11 milioni di euro”, riferisce la CISL.

Riferisce sempre la Cisl che “L’ARAN si è riservata di prendere in considerazione le osservazioni e le proposte delle delegazioni sindacali, impegnandosi a riconsiderare lo schema presentato e a completarlo in relazione a tutte le componenti stipendiali.”

Che dire?

L’Aran si è tenuta molto stretta, ha detto solo quello che era inoppugnabile, mentre i sindacati hanno calato le loro carte: vogliono la perequazione sulla retribuzione di posizione/parte fissa al più presto, entro il 2018; la cosa è del tutto comprensibile, avrebbe un forte ritorno di immagine, ma la domanda è: che fine fa tutto il resto?

Vediamo quali sono per noi i punti critici.

1-IL PROBLEMA DELLA VIGENZA CONTRATTUALE

Va definito nel contratto l’utilizzo di tutte le risorse stanziate dalla Legge di Bilancio, non ci si può certo fermare al 2018, limitandosi ad una “dichiarazione di intenti” per il 2019 e il 2020; cosa facciamo, aspettiamo il prossimo contratto per avere questi soldi?

L’Anp dice di “impostare” “la rivalutazione retributiva a valere sulle risorse disponibili per gli anni 2019 e 2020”; cosa vuol dire?

Non ci sentiamo per niente tranquilli; lo ripetiamo: va inserito nel contratto l’utilizzo di tutte le risorse stanziate dalla Legge di Bilancio, le soluzioni tecniche si possono trovare, si può prendere a riferimento quanto fatto in occasione della stipula del primo CCNL di Area, come ben sa il Dott. Gasparrini.

2-IL PROBLEMA DEI 35 MILIONI

I 35 milioni della Legge 107/2015 possono anche essere utilizzati per arrivare il più presto possibile alla perequazione sulla retribuzione di posizione/parte fissa, ma tenendo ben presente che questo comporterà una pari decurtazione della retribuzione di posizione/quota variabile e della retribuzione di risultato oggi vigenti, perché questi fondi sono stati inseriti nei FUN 2015/2016 e 2016/2017.

Il gioco vale la candela?

3-IL PROBLEMA DELLA RETRIBUZIONE VARIABILE ED ACCESSORIA

Quanto appena detto conferma quello che noi andiamo evidenziando da tempo: il problema del prossimo contratto è la retribuzione variabile ed accessoria, ma i sindacati non sembrano preoccuparsene più di tanto, a parte le dichiarazioni di principio: come si fa a “garantire anche la tenuta della retribuzione variabile”, come dice l’Anp?

Altro che tenuta, ci sarà il tonfo; noi abbiamo già fatto i nostri conti, rimandiamo all’articolo già pubblicato (VEDI), con l’avvertenza che davamo per scontato che i 35 milioni rimanessero nel FUN.

Perché tutti si rendano conto della situazione, ci rifacciamo all’a.s. 2016/2017, i cui CIR da poco sono stati messi in pagamento nelle diverse regioni; cosa sarebbe successo se il FUN 2016/2017 fosse stato determinato secondo l’impostazione sindacale sopra descritta? Questo l’ammontare del FUN:

FUN rideterminato

FUN 2016/2017

150.749.560,10

RISORSE UNA TANTUM LEGGE 107/2015

-10.550.113,04

RISORSE PERMANENTI LEGGE 107/2015

-25.292.672,35

FUN RIDETERMINATO

114.906.774,71

I Dirigenti Scolastici avrebbero preso il 23,78% in meno rispetto a quello che hanno preso.

Questa sarà la situazione a regime, perché dal contratto non verranno soldi freschi per incrementare il FUN, se non qualche euro.

Da tener presente altre due cose:

-C’è stato uno stanziamento aggiuntivo per il 2016/2017 di 10 milioni lordo stato, per cui i Dirigenti Scolastici avranno un altro migliaio di euro a testa; naturalmente, anche questi soldi a regime non ci saranno

-Nei 150.749.560,10 sopra indicati, ci sono anche 12.905.382,92 euro per le reggenze; questi soldi che fine faranno, resisteranno o scompariranno anche loro? L’Anp parla di un “problema reggenze” da risolvere, ma non sappiamo quale sia la sua proposta.

Dulcis in fundo, cosa succederà quando gli organici saranno saturi, quando verranno assunti i vincitori del concorso? La retribuzione variabile ed accessoria diminuirà di un altro 15% in media pro capite.

Diciamo che a regime la retribuzione variabile ed accessoria ammonterà a poco più della metà rispetto ad quella oggi vigente; la retribuzione di risultato sfiorerà l’irrilevanza, parlare di valutazione sarà semplicemente grottesco.

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