IL PROBLEMA DELLA RETRIBUZIONE VARIABILE ED ACCESSORIA

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

IL PROBLEMA DELLA RETRIBUZIONE VARIABILE ED ACCESSORIA

Da tempo stiamo insistendo sul problema della retribuzione variabile ed accessoria, sia perché il problema non solo esiste ed è molto rilevante, ma perché nessuno ne parla; solo Roberta Fanfarillo della FLCGIL ne ha recentemente ha fatto cenno (VEDI).

Il problema è aggravato dal fatto che esiste una forte disparità tra le regioni, disparità che è stata causata da un vero e proprio “errore contrattuale” inserito nel CCNL 2006/2009: la ripartizione del FUN in base ai posti in organico.

L’errore era talmente marchiano, che è stato “temperato” introducendo la ripartizione in base al numero delle scuole, ivi comprese quelle sottodimensionate; potremmo dire che si è passati dall’ “organico di diritto” all’ “organico di fatto”.

Questo nuovo sistema ha avvantaggiato le regioni con forti vuoti di organico, per il semplice motivo

che in questi regioni i commensali tra cui dividere la torta erano meno, in proporzione, rispetto alle regioni ad organico pieno o quasi.

Ripetiamo ciò che diciamo sempre in questi casi: i Dirigenti Scolastici non ne hanno alcuna colpa, si tratta di errori del sindacato, come appena detto, e delle regioni che fanno piani di dimensionamento, per cui ancora oggi esistono delle scuole sottodimensionate.

Per non parlare dell’Amministrazione Centrale che non fa i concorsi…

Il problema è iniziato nel 2010, ne sanno qualcosa i colleghi della Campania; dato però che stiamo parlando del prossimo contratto, qui partiamo dall’a.s. 2015/2016, per il semplice motivo che la vigenza contrattuale parte dal 1 gennaio 2016.

Vediamo allora la situazione della retribuzione di posizione/quota variabile e della retribuzione di risultato degli ultimi due anni e quella che sarà la situazione a regime, cioè nell’a.s. 2020/2021; per il 2015/2016 e il 2016/2017 i dati sono assolutamente precisi, mentre naturalmente la situazione a regime è frutto di una nostra stima.

Questa la situazione:

Retribuzione variabile ed accessoria/media procapite

REGIONI

A.S. 2015/2016

A.S. 2016/2017

A REGIME

ABRUZZO

14.017,53

16.603,75

13.489,79

BASILICATA

20.264,76

-

16.108,81

CALABRIA

19.377,73

19.478,13

14.601,97

CAMPANIA

17.488,62

16.256,14

12.814,78

EMILIA ROMAGNA

25.158,78

22.125,01

12.673,88

FRIULI VENEZIA GIULIA

23.232,43

23.276,13

12.363,50

LAZIO

13.723,12

17.930,01

12.957,26

LIGURIA

22.584,78

-

12.971,94

LOMBARDIA

18.057,66

18.057,43

12.127,92

MARCHE

19.131,69

-

13.786,37

MOLISE

15.799,96

18.478,48

13.677,41

PIEMONTE

22.645,48

22.108,31

12.046,09

PUGLIA

15.407,12

16.929,43

12.768,68

SARDEGNA

18.283,08

18.295,47

12.968,96

SICILIA

17.948,40

17.231,30

12.729,31

TOSCANA

18.111,63

-

13.038,69

UMBRIA

18.560,54

-

12.865,72

VENETO

21.924,69

-

13.088,35

ITALIA

18.238,63

-

12.853,84

Come si vede, per l’a.s. 2016/2017 ci mancano i dati di alcune regioni, ma abbiamo voluto inserirlo ugualmente, perché è essenziale per fare il confronto tra la situazione ad inizio vigenza contrattuale e quella a regime.

Se si guarda la tabella, infatti, si noterà che non ci sono grosse variazioni tra i due anni tranne che in alcune regioni, in modo particolare nel Lazio, Abruzzo e Puglia; il fatto è che queste tre regioni nel 2015/2016 hanno subito forti tagli aggiuntivi, tagli che sono scomparsi l’anno seguente.

Nel fare il confronto tra situazione a regime e situazione di partenza, abbiamo quindi considerato come punto di partenza il 2015/2016, salvo che per le regioni che hanno subito i tagli aggiuntivi; per queste regioni abbiamo considerato il 2016/2017.

Da tenere ben presente che qui non interessano i centesimi, interessa capire l’ordine di grandezza di un fenomeno molto importante e del tutto negativo; questa la perdita a regime:

Perdita a regime

REGIONI

PERDITA

ABRUZZO

-3.113,96

BASILICATA

-4.155,95

CALABRIA

-4.775,76

CAMPANIA

-4.673,84

EMILIA ROMAGNA

-12.484,90

FRIULI VENEZIA GIULIA

-10.868,93

LAZIO

-4.972,75

LIGURIA

-9.612,84

LOMBARDIA

-5.929,74

MARCHE

-5.345,32

MOLISE

-2.122,55

PIEMONTE

-10.599,39

PUGLIA

-4.160,75

SARDEGNA

-5.314,12

SICILIA

-5.219,09

TOSCANA

-5.072,94

UMBRIA

-5.694,82

VENETO

-8.836,34

ITALIA

-5.384,79

Come si vede, a livello nazionale la perdita si attesta sui 5.300 euro in media pro capite; nelle varie regioni, la perdita si colloca intorno alla media, in più o in meno, con alcune eccezioni; impressionate però il dato di alcune regioni: in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Piemonte la perdita supera i 10.000 euro.

Si tratta naturalmente delle regioni che nel 2015/2016 avevano la media più alta, le regioni che facevano registrare i vuoti di organico più rilevanti e che quindi più scontano l’assunzione dei futuri vincitori del prossimo concorso.

La perdita sulla retribuzione variabile ed accessoria porta ad un risultato veramente assurdo: a regime, nonostante gli aumenti contrattuali sulla retribuzione fissa, in alcune regioni i Dirigenti Scolastici percepiranno meno che all’inizio della vigenza contrattuale:

Conguaglio tra aumenti e perdite

REGIONI

PERDITA

AUMENTI CONTRATTUALI

CONGUAGLIO

ABRUZZO

-3.113,96

9.403,20

6.289,24

BASILICATA

-4.155,95

9.403,20

5.247,25

CALABRIA

-4.775,76

9.403,20

4.627,44

CAMPANIA

-4.673,84

9.403,20

4.729,36

EMILIA ROMAGNA

-12.484,90

9.403,20

-3.081,70

FRIULI VENEZIA GIULIA

-10.868,93

9.403,20

-1.465,73

LAZIO

-4.972,75

9.403,20

4.430,45

LIGURIA

-9.612,84

9.403,20

-209,64

LOMBARDIA

-5.929,74

9.403,20

3.473,46

MARCHE

-5.345,32

9.403,20

4.057,88

MOLISE

-2.122,55

9.403,20

7.280,65

PIEMONTE

-10.599,39

9.403,20

-1.196,19

PUGLIA

-4.160,75

9.403,20

5.242,45

SARDEGNA

-5.314,12

9.403,20

4.089,08

SICILIA

-5.219,09

9.403,20

4.184,11

TOSCANA

-5.072,94

9.403,20

4.330,26

UMBRIA

-5.694,82

9.403,20

3.708,38

VENETO

-8.836,34

9.403,20

566,86

ITALIA

-5.384,79

9.403,20

4.018,41

In ben quattro regioni, il conguaglio tra aumenti e perdite è negativo; nelle altre regioni ci sono degli aumenti, ma non c’è certo da scialare…

Per avere un’idea più precisa del fenomeno, rimandiamo all’articolo sull’Emilia Romagna, la regione più pesantemente colpita, dove si fa una simulazione degli stipendi che saranno in vigore nell’a.s. 2020/2021 (VEDI).

I sindacati dovrebbero intervenire, fare qualcosa in occasione del rinnovo contrattuale; altrimenti, dovranno pensarci i giudici.

 

 

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