Archiviata l’arrabbiatura si apprestano a firmare il contratto dei presidi

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

Archiviata l’arrabbiatura si apprestano a firmare il contratto dei presidi

di

Salvatore Indelicato

Che fine ha fatto la rabbia dei presidi, sfociata nel 2017 nelle manifestazioni dell’ANP davanti al MIUR con gli striscioni e i comizi accalorati, e i cortei organizzati davanti alle sedi degli USR, per rivendicare la piena perequazione retributiva degli stipendi rispetto alle altre dirigenze dello Stato?

Ricordate le assemblee a tappeto indette congiuntamente nel 2017 dalla triplice sindacale confederale o dalla quadruplice se si considera anche lo SNALS?

Abbiamo letto ora le dichiarazioni di Roberta Fanfarillo della FLCGIL: “La retribuzione di posizione per la parte fissa dovrebbe aumentare da 3.500 a 12.000 euro l’anno”, ma, ammette la dirigente sindacale “…tenuto conto dell’ingresso di nuovi presidi, ci sarà una riduzione di altre componenti del salario, per cui l’incremento a regime dovrebbe essere di 6.000 euro lordi l’anno, quindi di fatto circa 300 euro netti mensili in più”.

Paola Serafin della Cisl, a sua volta, fa notare che “…l’aumento pieno ci sarà solo a partire dal 2020.”.

Dichiarazioni parziali e approssimate che sembrano prodromiche alla firma.

Ricordate le proteste furibonde di un piccolo sindacato di categoria, culminate con lo sciopero della fame e con quel manipolo di 19 presidi che si sono legati ai cancelli del MIUR per protestare contro il nuovo contratto della dirigenza scolastica senza la perequazione?

Ebbene, finiti i fumi dell’arrabbiatura si apprestano a controfirmare anche loro il nuovo CCNL?

Ora come si spiega questa improvvisa retromarcia su tutto il fronte della perequazione interna ed esterna? Come si giustifica tutto il clamore di insulti a valanga spruzzati contro il MIUR e contro tutti gli altri sindacati confederali e autonomi marchiati sino a pochi mesi fa come consociativi e come conniventi con l’amministrazione sorda a riconoscere la perequazione ai dirigenti scolastici?

Sarà anche che negli ultimi anni tutti i quadri che hanno contribuito a fondare questo sindacato lo hanno lasciato…

Si continuano a citare i 35 milioni della Buona Scuola: “…e in aggiunta ai 35 milioni di euro di aumento strutturale del FUN previsti dalla legge 107/15 e prioritariamente destinati alla parte fissa della retribuzione”.

Ma i 35 milioni lordo stato stanziati dalla Buona Scuola sono stati inseriti nel FUN a partire dall’a.s. 2015/2016 e sono stati confermati nel 2016/2017; questi soldi, quindi, i Dirigenti Scolastici italiani li stanno già intascando e, nel caso li si voglia utilizzare per altri fini, bisogna defalcarli dal FUN.

Se con questi 35 milioni si aumenta la posizione fissa, bisogna diminuire della stessa cifra la retribuzione di posizione/quota variabile e la retribuzione di risultato.

La legge 107/2015 infatti recita chiaro: “In ragione delle competenze attribuite ai dirigenti scolastici, a decorrere dall'anno scolastico 2015/2016 il Fondo unico nazionale per la retribuzione della posizione, fissa e variabile, e della retribuzione di risultato dei medesimi dirigenti è incrementato in misura pari a euro 12 milioni per l'anno 2015 e a euro 35 milioni annui a decorrere dall'anno 2016, al lordo degli oneri a carico dello Stato. Il Fondo è altresì incrementato di ulteriori 46 milioni di euro per l'anno 2016 e di 14 milioni di euro per l'anno 2017 da corrispondere a titolo di retribuzione di risultato una tantum.”

Come si fa a dire: “…dai predetti 95 milioni di euro “a decorrere dal 2020” dovrà poi attingersi per incrementare la parte del FUN relativa alla retribuzione di risultato...Un obiettivo che né l’ARAN né il MEF avrebbero motivo di ostacolare, perché non richiede, a legislazione vigente, lo stanziamento di risorse finanziarie aggiuntive”

Una sciocchezza madornale perché i 95 milioni lordo stato permettono di raggiungere a regime, cioè nel 2020, la perequazione sulla retribuzione di posizione/parte fissa; per la retribuzione di posizione/quota variabile e la retribuzione di risultato non resta niente, o quasi.

Anzi, la retribuzione di posizione/quota variabile e la retribuzione di risultato sono destinate a diminuire non appena entreranno in servizio i vincitori del prossimo concorso, per questo gli aumenti a regime non andranno oltre i 3.000 euro annui: bisognerà compensare aumenti e perdite.

Per non parlare poi delle disparità tra regioni, cosa che viene totalmente ignorata; disparità che porterà a un’ulteriore sperequazione di carattere territoriale.

Consigliamo tutti di studiarsi bene gli articoli di Pietro Perziani, che spiegano con dovizia di particolari e di calcoli come stanno le cose.

In SI APRE LA TRATTATIVA , sul sito www.governarelascuola.it, si troverà un compendio di tutte le problematiche retributive; nell’altro articolo ECCO IL NUOVO CONTRATTO si troverà una spiegazione completa di tutte le questioni legate al FUN.

L’UDIR continua ripetere che con queste premesse non ci sono le condizioni del rinnovo contrattuale:

Col nuovo contratto aumenti beffa per i dirigenti: ai più fortunati 150 euro in più nello stipendio, ma in Emilia Romagna prenderanno meno di oggi.

Mentre i colleghi della PA continuano a prendere 40mila euro in più l’anno, le risorse stanziate dall’Atto di Indirizzo, per il rinnovo contrattuale, peraltro ancora lontano da compiersi, sono veramente esigue.

Udir ricorda che l’unica strada al momento è quella giudiziaria e per questo invita i presidi ad aderire ai ricorsi per recuperare Fun, Ria e Perequazione esterna.”

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Cell.: 330365449

 

 

 

 

 

UA-12945503-14