SI APRE LA TRATTATIVA

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

SI APRE LA TRATTATIVA

I sindacati sono stati convocati all’ARAN per il prossimo 15 maggio: finalmente si apre la trattativa per il rinnovo del contratto dei Dirigenti Scolastici! E’ bene ricordare che la vigenza contrattuale è 2016/2018, al solito il contratto verrà firmato praticamente alla scadenza, sempre se va tutto bene…

Noi ci siamo già occupati varie volte del rinnovo contrattuale, oggi vogliamo fare il punto sulle novità e su quelli che, a nostro avviso, sono gli obiettivi irrinunciabili.

IL NUOVO QUADRO CONTRATTUALE

La novità più importante è senz’altro la definizione delle nuove aree contrattuali.

Con l’Accordo Quadro del 13 luglio 2016 le Aree contrattuali passano da sette a quattro, i Dirigenti Scolastici sono inseriti nell’Area C dell’Istruzione e della Ricerca, praticamente tutte le istituzioni e gli enti che si occupano di istruzione, ivi compresa l’Università, e di ricerca.

Per i Dirigenti Scolastici è una novità fondamentale: al tavolo contrattuale la loro situazione potrà essere messa a confronto con quella di altre dirigenze affini e la sperequazione emergerà in tutta la sua evidenza.

L’Atto di Indirizzo

L’Atto di Indirizzo, emanato dal Ministro Madia il 17 ottobre 2017, stabilisce che il contratto si articolerà in due parti:

-una parte comune, valida per tutti i Dirigenti dell’Area C

-una parte specifica che riguarda le due Sezioni Speciali ricomprese nell’Area, Sezioni che riprendono le due precedenti Aree contrattuali confluite nell’Area C: l’ex Area V (Dirigenti Scolastici) e l’ex Area VII (Università e Ricerca).

Secondo noi, come vedremo meglio in seguito, va inserita nella parte comune l’“armonizzare progressivamente l’indennità di posizione parte fissa dei dirigenti della scuola (ex Area V) con il valore della corrispondente voce retributiva prevista per gli altri dirigenti dell’area”, che come ben si sa è il fulcro del prossimo contratto.

L’Atto di Indirizzo si conclude con una Tabella allegata, che di fatto è la cosa più importante, perché definisce il quadro di riferimento per la parte economica.

In particolare, vengono indicati:

-le unità di personale in servizio al 31.12.2015; i Dirigenti Scolastici sono 7.452

-il monte salari alla stessa data; per i Dirigenti Scolastici sono 597 milioni lordo stato

-le percentuali di incremento: lo 0,36% per l’anno 2016, l’1,09% per l’anno 2017, l’1,45% per l’anno 2018

-sulla base del monte salari e delle percentuali di incremento, viene indicato lo stanziamento; per i Dirigenti Scolastici, in milioni di euro lordo stato:

-per il 2016 sono 2,15 milioni

-per il 2017 sono 6,51 milioni

-per il 2018 sono 8,66 milioni.

Naturalmente, questi dati li riprenderemo in seguito.

La legge di bilancio

Oltre a quanto stanziato dall’Atto di Indirizzo, per i Dirigenti Scolastici ci sono le risorse ben più corpose stanziate dalla Legge di Bilancio, la n. 205/2017:

Nuovi stanziamenti, in milioni di euro

 

2018

2019

2020

37

41

96

Questi stanziamenti sono finalizzati alla “progressiva armonizzazione della retribuzione di posizione di parte fissa…”

LA RETRIBUZIONE FISSA

il tema centrale del prossimo contratto sarà l’ “armonizzazione” tra i diversi tipi di Dirigente ricompresi nell’AREA C per quanto attiene alla retribuzione di posizione/parte fissa.

Per questo motivo e per tutto quanto diremo in seguito, riteniamo che la parte economica relativa alla retribuzione fissa o fondamentale vada trattata nella parte comune dl contratto, lasciando invece alle due Sezioni Speciali la trattazione della retribuzione variabile ed accessoria.

Solo così si potrà dire che esiste un’unica dirigenza, di pari dignità nelle sue diverse componenti.

Del resto, lo stipendio tabellare già oggi è perequato, i 43.310,93 euro annui stabiliti per le due ex Aree V e VII dal CCNL 2008/2009; gli aumenti contrattuali sullo stipendio tabellare dovranno quindi essere uguali per tutta l’Area, in modo che si mantenga l’allineamento già esistente.

Per quanto riguarda la retribuzione di posizione/parte fissa, la situazione è ben diversa: oggi c’è una profonda sperequazione e l’obiettivo del contratto è arrivare all’armonizzazione, naturalmente a fine vigenza contrattuale; il percorso sarà quindi diverso tra la Sezione Istruzione e Ricerca e la Sezione Dirigenti Scolastici, le decorrenze degli aumenti saranno diversi, ma a regime l’importo dovrà essere uguale per tutta l’Area.

Lo stipendio tabellare

I punti di riferimento sono quelli indicati nell’Atto di Indirizzo: gli stipendi oggi vigenti, le risorse stanziate, le percentuali di incremento e il numero di Dirigenti in servizio.

Riteniamo quindi che si partirà dall’importo attuale, 43.310,93 euro annui, e verranno applicati le percentuali di incremento stabilite dall’Atto di Indirizzo:

Percentuali di incremento

2016

2017

2018

0,36%

1,09%

1,45%

Questi quindi gli aumenti, per anno:

Aumenti annuali

2016

2017

2018

155,92

472,09

628,01

Questi, di conseguenza, i nuovi importi annuali:

2016

2017

2018

43.466,85

43.783,02

43.938,94

Tenendo conto del numero dei Dirigenti in servizio indicati dall’Atto di Indirizzo, non tutti gli stanziamenti disponibili verranno utilizzati, per cui le risorse residue confluiranno nei Fondi costituiti nelle due Sezioni e verranno utilizzati per la corresponsione della retribuzione di posizione, fissa e variabile, e della retribuzione di risultato.

La retribuzione di posizione/parte fissa

Anche per la retribuzione di posizione/parte fissa i punti di riferimento sono quelli indicati nell’Atto di Indirizzo: gli stipendi oggi vigenti, le risorse stanziate, le percentuali di incremento e il numero di Dirigenti in servizio.

Per i Dirigenti Scolastici, però, c’è qualcosa in più: le risorse stanziate dalla Legge di Bilancio, come sopra indicate.

Dato che l’obiettivo da raggiungere è quello della perequazione, il punto di riferimento sarà inevitabilmente la situazione di coloro che “stanno più in alto”, i Dirigenti della Ricerca e dell’Università, a cui i Dirigenti Scolastici si dovranno agganciare.

La trattativa dovrà quindi stabilire per prima cosa gli aumenti e i nuovi importi della retribuzione di posizione/quota fissa per i Dirigenti della Sezione Università e Ricerca e poi procedere ad adeguare, progressivamente, quelli dei Dirigenti Scolastici.

Per i Dirigenti dell’Università e della Ricerca, il punto di partenza è l’importo oggi vigente: 12.155,61 euro annui; applicando le percentuali di incremento sopra indicate, verranno definiti gli aumenti e i nuovi importi annuali:

Nuovi importi annui

2016

2017

2018

12.199,37

12.288,11

12.331,87

Dato che si deve arrivare alla perequazione, a regime i Dirigenti Scolastici dovranno prendere i 12.331,87 euro annui di retribuzione di posizione/parte variabile sopra indicati per gli altri Dirigenti dell’Area, arrivando per tappe all’obiettivo, tutte le risorse disponibili vanno utilizzate per raggiungere prioritariamente questo obiettivo.

Questi dovranno essere gli aumenti, anno per anno:

Aumenti annuali retribuzione di posizione/parte fissa

2016

2017

2018

2019

2020

52,57

159,21

3.799,81

4.187,70

8.775,19

Questi i nuovi importi annuali:

Nuovi importi annuali

2016

2017

2018

2019

2020

3.609,25

3.715,89

7.356,49

7.744,38

12.331,87

Pur utilizzando tutte le risorse disponibili, come si vede l’armonizzazione a 12.331,87 euro annui si raggiungerà solo nel 2020.

Nel 2020, addirittura l’aumento potrebbe essere maggiore, ma naturalmente non si potrà superare l’importo stabilito per l’Università e la Ricerca; ci sarà di conseguenza un risparmio, che potrà essere utilizzato per la retribuzione variabile ed accessoria.

Questo però è tutto un altro discorso, che vedremo nella terza parte.

Considerando anche gli striminziti aumenti dello stipendio tabellare, questi gli aumenti in totale della retribuzione fissa nel prossimo contratto:

Aumenti in totale retribuzione fissa

2016

2017

2018

2019

2020

208,49

631,30

4.427,82

4.815,71

9.403,20

Verrebbe da dire: non male, ma bisogna tener conto anche della retribuzione variabile ed accessoria, e qui sono lacrime e sangue, come vedremo subito.

Per non parlare del fatto che praticamente si faranno due contratti in uno ed il grosso degli aumenti ci sarà appunto nel 2020.

LA RETRIBUZIONE VARIABILE ED ACCESSORIA

Almeno in termini di risorse, la retribuzione variabile ed accessoria nel prossimo contratto …semplicemente non esiste! Tutto, o quasi, viene impegnato per raggiungere la famosa armonizzazione della retribuzione di posizione/parte fissa, come abbiamo appena visto, solo nel 2020 ci sarà un piccolo residuo.

Si potrebbe dire: non importa, meglio gli aumenti sulla retribuzione fissa che vanno direttamente in busta paga senza bisogno di ulteriori passaggi; il ragionamento fila, ma non tiene conto dell’eredità negativa che i tagli degli anni passati lasciano al prossimo contratto: agli aumenti sulla retribuzione fissa fanno da contraltare le perdite sulla retribuzione variabile ed accessoria, dovute ai tagli iniziati nel 2011.

Si potrebbe dire: c’è poco da fare, dura lex sed lex, il contratto non ci può fare niente, ma a nostro avviso non è così; è chiaro che per l’Aran questo discorso non esiste, l’Aran si atterrà strettamente alle indicazioni dell’Atto di Indirizzo che non menziona la retribuzione variabile ed accessoria se non in modo incidentale.

Per noi, invece, un margine per intervenire c’è e va sfruttato fino in fondo.

Il conferimento della RIA dei pensionati

Il prossimo contratto almeno di una cosa si dovrà occupare: la costituzione del FUN per tutto l’arco della vigenza contrattuale, a partire quindi dall’a.s. 2015/2016 e fino all’a.s. 2020/2021, dato che gli ultimi stanziamenti della Legge di Bilancio riguardano l’anno 2020.

Non solo: l’importo della retribuzione di posizione/quota fissa viene deciso dal CCNL, gli aumenti saranno quelli indicati nella seconda parte, ma il pagamento avviene per il tramite del FUN, per cui inevitabilmente bisognerà nel contratto parlare delle modalità di costituzione del FUN e delle risorse da conferire.

Almeno, così è stato nei tre contratti precedenti e pensiamo che così si debba fare anche nel prossimo contratto.

Per prima cosa, i sindacati devono rivendicare che la determinazione del FUN ritorni ad essere materia di contrattazione, come era prima dell’ultimo contratto; la materia può essere suddivisa tra CCNL e contrattazione integrativa nazionale, ma contrattazione deve essere, non può esistere che l’Amministrazione decida unilateralmente l’ammontare degli stipendi dei Dirigenti Scolastici, come è avvenuto a partire dal 2010/2011 fino ad oggi.

L’Amministrazione ha “ben utilizzato” questa prerogativa gentilmente concessa dai sindacati, tagliando gli stipendi dei Dirigenti Scolastici italiani, contro quanto stabilito dalla stessa Legge 122/2010, operando non il blocco, ma il taglio degli stipendi, come appena detto.

I sindacati devono intervenire non tanto sulle nuove risorse, su cui non c’è niente da dire: quanto sopra esposto è inoppugnabile; devono invece intervenire, eccome, sulla determinazione del FUN previgente e la prima questione da affrontare è il conferimento della RIA dei pensionati, che il MIUR non ha più effettuato a partire dall’a.s. 2011/2012.

Giova ricordare che non era questa la posizione del MIUR, che in prima battuta ha correttamente operato il conferimento della RIA dei pensionati; è stato il MEF ad imporre al MIUR un taglio del tutto illegittimo, per di più con quasi tre anni di ritardo.

Per quanto riguarda gli anni scolastici che vanno dal 2011/2012 al 2014/2015, a livello contrattuale c’è poco da fare, perché la vigenza va dal 2016 al 2018, ma almeno a partire dal 2015/2016 si può, anzi si deve intervenire, eccome.

Nel contratto va stabilito che il conferimento della RIA va ripristinato a partire dal 1 gennaio 2016, con le modalità sempre seguite in passato, l’ultima volta nell’Intesa del 30 settembre 2010; la cosa è del tutto legittima, perché il MIUR ha operato il taglio non in ossequio di una chiara norma di Legge, ma in base ad un’interpretazione del tutto opinabile della Legge 122/2010 e successive modifiche ed integrazioni, per di più imposta dal MEF.

Il taglio della Ria operato nella costituzione del FUN relativo all’a.s. 2015/2016 ammonta a 27.435.394,35; questa cifra va conferita di nuovo al FUN, a decorrere dal 1 gennaio 2016.

In occasione della costituzione del FUN 2016/2017, sono stati tagliati altri 360.330,62 euro; questo ulteriore taglio appare ancora più illegittimo, non giustificato da alcuna fonte normativa.

Oltre quanto appena detto, ci sembra scontato che venga ripristinato il conferimento della RIA a partire dal FUN 2017/208; non si tratta di grosse cifre, al momento non quantificabili, ma non si vede perché i D.S. ci debbano rinunciare.

La decurtazione del FUN in rapporto alla diminuzione dei Dirigenti Scolastici in servizio

In applicazione della Legge 122/2010 e successive modifiche ed integrazioni il FUN è stato decurtato in proporzione alla diminuzione dei Dirigenti Scolastici in servizio, dall’a.s. 2010/2011 all’a.s. 2016/2017; si potrebbe dire di nuovo, “dura lex, sed lex”, ma c’è un fatto che va preso in considerazione, da cui deriva la problematicità della norma.

Nell’a.s. 2016/2017 i Dirigenti Scolastici in servizio erano 7.197, a fronte di un organico di 8.071 posti, c’era cioè un consistente vuoto di organico pari a 874 posti; la riduzione del numero dei dirigenti in servizio non è dovuta quindi ad una contrazione dell’organico, ma al fatto che i vuoti creati dai pensionamenti non sono stati riempiti, perché da dieci anni non viene espletato il concorso a Dirigente Scolastico.

Possiamo dire che la riduzione del numero dei Dirigenti Scolastici in servizio registrata negli ultimi anni non è un fatto strutturale, ma contingente; la situazione normale dovrebbe essere che il numero dei Dirigenti Scolastici in servizio coincida con il numero dei posti in organico.

Qual sarà allora la situazione a regime o, detta in modo più chiaro, cosa succederà quando verrà espletato il concorso, verranno fatte le nuove assunzioni e gli organici andranno a saturazione?

La risposta è molto semplice: la retribuzione di posizione e di risultato dei Dirigenti Scolastici italiani subirà un’ulteriore decurtazione, come più volte detto, perché aumenterà la platea tra cui suddividere il FUN.

Appare del tutto evidente che se i Dirigenti Scolastici aumentano di nuovo, anche il FUN deve aumentare in proporzione; in effetti, qualcosa del genere nel comma 236 della Legge 2018/2015 c’è: “…a decorrere dal 1º gennaio 2016 l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente   al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1,comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, non può superare il corrispondente importo determinato per l'anno 2015 ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio, tenendo conto del personale assumibile ai sensi della normativa vigente.”

Qui interessa l’ultimo periodo: “…ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio, tenendo conto del personale assumibile ai sensi della normativa vigente.”

La Legge dice che la riduzione deve tener conto del personale assumibile, non quindi quello che è di fatto in servizio, ma quello che può essere assunto e che prima o poi verrà assunto, nel nostro caso dopo l’espletamento del concorso recentemente bandito.

Possiamo fare un calcolo preciso di quello che possiamo chiamare il “danno futuro”, il danno cioè che subiranno i Dirigenti Scolastici italiani non appena verranno assunti i vincitori del prossimo concorso.

Il MIUR ha operato un taglio di 31.135.450,01 euro a fronte di una diminuzione di 1.990 Dirigenti Scolastici; se però nell’a.s. 2016/2017 gli organici fossero stati pieni, la diminuzione sarebbe stata molto minore, il 44,82% e di conseguenza anche il taglio dovrebbe essere minore: 17.179.258,35 anziché 31.135.450,01 euro.

Questo vuol dire che il “danno futuro” ammonta a 13.956.191,66 euro, un danno che si andrà ad aggiungere a quello che i Dirigenti Scolastici italiani hanno già subito.

La norma sopra citata finora non è mai stata applicata, perché non sono state fatte assunzioni; è prevedibile che l’ARAN non la prenda nemmeno in considerazione, ci sembra evidente che il sindacato debba rivendicare la sua applicazione, non appena ne ricorrano le condizioni, cioè dopo l’espletamento del concorso, come più volte detto.

Andrebbe introdotta una norma contrattuale per cui il taglio già effettuato di 31.135.450,01 viene ridotto in rapporto ai Dirigenti Scolastici effettivamente in servizio, anno per anno, prendendo a riferimento i 9.169 in servizio nell’a.s. 2010/2011.

La diversità tra le regioni

C’è un’ultima questione da affrontare: la diversità tra le regioni.

A regime, la perdita rispetto alla situazione attuale sarà molto diversa da regione a regione; se andiamo allora a fare il conguaglio tra gli aumenti del prossimo contratto e le perdite degli ultimi anni, questa la situazione:

Conguaglio tra aumenti e perdite

REGIONI

PERDITE

AUMENTI CONTRATTUALI

CONGUAGLIO

EMILIA ROMAGNA

-12.522,00

9.461,14

-3.060,86

FRIULI VENEZIA GIULIA

-10.796,65

9.461,14

-1.335,51

PIEMONTE

-10.415,25

9.461,14

-954,11

LIGURIA

-9.754,98

9.461,14

-293,84

VENETO

-9.019,50

9.461,14

441,64

UMBRIA

-5.799,52

9.461,14

3.661,62

MARCHE

-5.774,47

9.461,14

3.686,67

LOMBARDIA

-5.774,44

9.461,14

3.686,70

CALABRIA

-5.492,34

9.461,14

3.968,80

ITALIA

-5.485,31

9.461,14

3.975,83

SARDEGNA

-5.455,20

9.461,14

4.005,94

BASILICATA

-5.403,56

9.461,14

4.057,58

SICILIA

-5.275,73

9.461,14

4.185,41

TOSCANA

-5.238,60

9.461,14

4.222,54

CAMPANIA

-4.760,59

9.461,14

4.700,55

PUGLIA

-2.708,94

9.461,14

6.752,20

MOLISE

-2.513,31

9.461,14

6.947,83

LAZIO

-902,82

9.461,14

8.558,32

ABRUZZO

-852,37

9.461,14

8.608,77

La media italiana sarà di un aumento contenuto, 3.975,83 euro in media pro capite; abbiamo però una situazione veramente assurda: nonostante i 96 milioni della Legge di Stabilità, i Dirigenti Scolastici di ben quattro regioni prenderanno a regime meno di quello che prendono oggi!

Questo conferma ancor di più che in sede di rinnovo contrattuale si deve intervenire per recuperare, almeno in parte, i tagli degli ultimi anni.

 

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