IL NUOVO QUADRO CONTRATTUALE

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

IL NUOVO QUADRO CONTRATTUALE

Se si vuole fare un ragionamento sul prossimo rinnovo contrattuale, è bene partire dal quadro di riferimento, un quadro che è molto mutato rispetto all’ultimo contratto; la cosa non suscita meraviglia, dato che sono passati quasi 10 anni.

La vigenza contrattuale

In applicazione della Legge Brunetta, la vigenza contrattuale è di tre anni e non di quattro, come succedeva prima; la vigenza del prossimo contratto va dal 2016 al 2018.

Vengono inoltre unificate la parte normativa e la parte economica, che prima erano divise ed avevano durata diversa: la parte normativa aveva una durata quadriennale, mentre la parte economica si suddivideva in due bienni.

Si tratta di una semplificazione del quadro contrattuale, senz’altro positiva; la cosa sarebbe perfetta se le date fossero state rispettate, ma, tanto per cambiare, il contratto verrà firmato…a contratto scaduto, o quasi!

Le nuove Aree contrattuali

La cosa più importante, comunque, è la definizione delle nuove Aree contrattuali; anche se con un ritardo di otto anni, anche in questo caso è stata data attuazione alle Legge Brunetta.

L’Accordo Quadro del 13 luglio 2016 prevede una drastica riduzione dei Comparti/Aree di contrattazione; per quanto riguarda i Dirigenti, le Aree contrattuali passano da sette a quattro:

A-Area delle Funzioni Centrali dello Stato (Ministeri ed Enti di livello nazionale)

B-Area delle Funzioni Locali (Regioni, Comuni ed Enti di livello regionale/locale)

C-Area dell’Istruzione e della Ricerca (Tutte le istituzioni e gli enti che si occupano di istruzione, ivi compresa l’Università, e di ricerca)

D-Area della Sanità (Le professioni mediche e le altre professioni che operano nell’ambito della sanità pubblica).

In particolare, l’ Area C dell’Istruzione e della Ricerca comprende:

-le scuole statali

-le Università, le Istituzioni universitarie e le Aziende ospedaliero-universitarie;

-le Accademie, gli ISIA e i Conservatori

-gli Istituti nazionali di ricerca

-l’Agenzia Spaziale Italiana, ASI.

La scelta di mettere insieme tutto ciò che attiene all’ istruzione e alla ricerca e che in gran parte dipende dal MIUR appare razionale, ma va anche detto che rispetto agli addetti soffre di una forte sproporzione: i Dirigenti Scolastici vengono a costituire la quasi totalità dei dirigenti ricompresi nella nuova Area.

Si tratta forse di un allargamento della vecchia Area V, di una riserva indiana allargata? Il pericolo c’è, per non dire che i pochi dirigenti diversi dai dirigenti scolastici si sentiranno molto stretti…

Comunque, per quanto poco, per i Dirigenti Scolastici è meglio di niente: al tavolo contrattuale la situazione della Dirigenza Scolastica potrà essere messa a confronto con quella di altre dirigenze affini e la sperequazione emergerà in tutta la sua evidenza.

L’Atto di Indirizzo

Il punto di partenza per ogni rinnovo contrattuale è l’Atto di Indirizzo: il Governo impartisce all’ ARAN le direttive per il rinnovo del contratto, “le linee generali e gli obiettivi”, come dice in premessa l’Atto emanato dal Ministro Madia il 17 ottobre 2017.

Le disposizioni dell’Atto di Indirizzo costituiscono il quadro di riferimento per la conduzione delle trattative; è vero infatti che esso formalmente impegna solo la Parte Pubblica, ma anche le OO.SS ne devono tener conto, per un motivo molto semplice: l’ARAN non firmerà mai qualcosa che sia in contrasto con l’Atto di Indirizzo!

Le disposizioni riguardano sia il Comparto che l’Area dirigenziale, a noi naturalmente interessa solo la parte che riguarda i Dirigenti.

L’Atto di Indirizzo stabilisce che i contratti si articoleranno in due parti:

-una parte comune, valida per tutti i Dirigenti dell’Area C

-una parte specifica per le due Sezioni Speciali ricomprese nell’Area, Sezioni che riprendono le due precedenti Aree contrattuali: l’ex Area V (Dirigenti Scolastici) e l’ex Area VII (Università e Ricerca).

La parte comune

Per quanto riguarda la parte comune, a livello economico c’è ben poco; viene indicato l’obiettivo di “disciplinare…gli effetti derivanti dall’attuazione dei sistemi di valutazione…” e c’è l’indicazione che la “contrattazione …potrà prevedere l’allocazione delle risorse contrattuali secondo un criterio di tendenziale proporzionalità tra componenti stipendiali ed altre voci della retribuzione, compatibilmente con quanto più specificamente previsto dalle sezioni speciali.”

Ne riparleremo quanto affronteremo la questione della valutazione e della retribuzione variabile ed accessoria, ma anticipiamo che c’è ben poco da discutere, dato che per i Dirigenti Scolastici le risorse disponibili per questa parte della retribuzione sono molto esigue, a regime saranno addirittura inferiori a quelle disponibili nell’a.s. 2015/2016.

La sezione Dirigenti Scolastici

Vengono indicati due obiettivi:

-“armonizzare progressivamente l’indennità di posizione parte fissa dei dirigenti della scuola (ex Area V) con il valore della corrispondente voce retributiva prevista per gli altri dirigenti dell’area”; come ben si sa, è questo il fulcro del prossimo contratto

-“chiarire i criteri di riparto del Fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato, anche con riguardo all’indennità di reggenza”; questa è una fissa del Tesoro, ma come già detto ci sarà ben poco da discutere, vista la scarsità delle risorse.

La Tabella allegata

L’Atto di Indirizzo si conclude con una Tabella allegata, che di fatto è la cosa più importante, perché costituisce il quadro di riferimento per la parte economica.

Sulla base delle risorse stanziate per il rinnovo contrattuale di tutto il pubblico impiego, la Tabella indica quanto spetta all’Area C; in particolare, vengono indicati:

-le unità di personale in servizio al 31.12.2015, desunte dal Conto Annuale 2015; i Dirigenti Scolastici sono 7.452, da notare che per l’a.s. 2015/2016, il MIUR ne indica 7.505: i dati non sono congruenti

-il monte salari alla stessa data; per i Dirigenti Scolastici sono 597 milioni lordo stato, al netto dell’IVC; gli oneri a carico dello Stato sono il 38,38%

-le percentuali di incremento: lo 0,36% per l’anno 2016, l’1,09% per l’anno 2017, l’1,45% per l’anno 2018

-sulla base del monte salari e delle percentuali di incremento, viene indicato lo stanziamento; per i Dirigenti Scolastici, in milioni di euro lordo stato:

-per il 2016 sono 2,15 milioni

-per il 2017 sono 6,51 milioni

-per il 2018 sono 8,66 milioni.

Naturalmente, questi dati li riprenderemo ampiamente in seguito.

La legge di bilancio

Oltre a quanto stanziato dall’Atto di Indirizzo, per i Dirigenti Scolastici ci sono le risorse ben più corpose stanziate dalla Legge di Bilancio, la n. 205/2017; riportiamo di seguito il comma 591:

“In ragione delle competenze attribuite ai dirigenti scolastici, al fine della progressiva armonizzazione della retribuzione di posizione di parte fissa a quella prevista per le altre figure dirigenziali del comparto Istruzione e Ricerca, nel fondo da ripartire per l’attuazione dei contratti del personale delle amministrazioni statali, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, è istituita una apposita sezione con uno stanziamento di 37 milioni di euro per l’anno 2018, di 41 milioni di euro per l’anno 2019 e di 96 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020, da destinare alla contrattazione collettiva nazionale in applicazione dell’articolo 48, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Le risorse destinate alla contrattazione collettiva nazionale di lavoro in favore dei dirigenti scolastici sono integrate con quelle previste dall’articolo 1, comma 86, della legge 13 luglio 2015, n. 107, da destinare prioritariamente all’intervento di cui al primo periodo.

Nel primo periodo, ci sono i “soldi freschi”, le nuove risorse stanziate a favore dei Dirigenti Scolastici; questi gli stanziamenti, anno per anno, in milioni di euro lordo stato:

Nuovi stanziamenti

2018

2019

2020

37

41

96

Questi stanziamenti sono finalizzati alla “progressiva armonizzazione della retribuzione di posizione di parte fissa a quella prevista per le altre figure dirigenziali del comparto Istruzione e Ricerca”; a parte che si tratta di Area e non di Comparto, il testo della norma è chiarissimo.

Nello stesso comma 591 c’è un secondo periodo:

“Le risorse destinate alla contrattazione collettiva nazionale di lavoro in favore dei dirigenti scolastici sono integrate con quelle previste dall’articolo 1, comma 86, della legge 13 luglio 2015, n. 107, da destinare prioritariamente all’intervento di cui al primo periodo.”

Qui bisogna stare molto attenti: non si tratta di risorse aggiuntive, sono i 35 milioni lordo stato stanziati dalla Buona Scuola; il MIUR, con atto amministrativo, li ha già conferiti ai FUN relativi agli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017.

Come appena detto, i 35 milioni sono già stati utilizzati mediante un atto amministrativo, mentre qui vengono contrattualizzati, con l’indicazione che vanno anch’essi prioritariamente destinati all’armonizzazione; la cosa si può anche fare, questo però significa toglierli dal FUN, cioè dalla retribuzione variabile ed accessoria.

Quanto appena detto sembra del tutto assurdo, perché i Dirigenti Scolastici italiani stanno già percependo queste somme, a seguito della stipula dei CIR relativi all’a.s. 2015/2016 e 2016/2017; riprenderemo la questione in seguito, quando affronteremo la questione della retribuzione fissa e della retribuzione variabile ed accessoria nel prossimo contratto; qui possiamo anticipare che gli stanziamenti della Legge di Bilancio sono sufficienti per l’armonizzazione della retribuzione di posizione/parte fissa.

Il contratto di comparto

L’8 febbraio è stata firmata l’ipotesi di contratto del Comparto, che naturalmente ha dato applicazione al nuovo quadro di riferimento, che vale sia per l’Area che per il Comparto, giova ricordarlo.

Ne facciamo una rapida analisi, cercando di cogliere delle indicazioni per il prossimo contratto di Area.

Nella parte comune (Artt. 1-21) vengono trattate solo questioni di natura normativa, non c’è niente che riguardi la parte economica; riteniamo che nel contratto di Area vada invece trattata nella parte comune anche la parte economica, per quanto attiene la retribuzione fissa o fondamentale.

Si affermerebbe così l’unicità della funzione dirigenziale, come del resto fu fatto nel primo contratto dell’Area V, quando si fecero i salti mortali per poter stabilire uno stipendio tabellare di pari importo rispetto all’Area I.

Del resto, nel contratto di Area si deve arrivare all’armonizzazione della retribuzione di posizione/quota fissa, per cui è bene che questa parte venga normata nella parte comune, insieme naturalmente allo stipendio tabellare.

Nel contratto di Comparto, dopo la parte comune vengono trattate le diverse Sezioni, la Sezione scuola è la prima, va dall’art. 22 all’art. 40; riteniamo che anche nel contratto di Area verrà fatto lo stesso, inserendo le specificità della parte normativa e tutto quello che attiene alla retribuzione variabile ed accessoria.

UA-12945503-14