ANP A UN CONGRESSO CRUCIALE E SOFFERTO, TRA RABBIA E RASSEGNAZIONE, SENZA PEREQUAZIONE

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

ANP A UN CONGRESSO CRUCIALE E SOFFERTO, TRA RABBIA E RASSEGNAZIONE

SENZA PEREQUAZIONE

DI

SALVATORE INDELICATO

L’ANP, l’organizzazione sindacale di minoranza dei dirigenti scolastici, ha indetto per il mese di dicembre 2017 il suo XI congresso nazionale, che si tiene a trent’anni dalla sua fondazione.

Per la prima volta l’ANP raduna il massimo organo in una situazione di debolezza e di indecisione, visto che l’ultima certificazione ARAN del 2014 la colloca al 38% della rappresentanza della categoria e cioè in una posizione di minoranza, con il rischio di una marginalizzazione al tavolo contrattuale.

La maggioranza è rappresentata dal cartello della quatriade, che ha formato un cartello inossidabile: la FLC-CGIL con 1.587 deleghe pari al 18,51%, la CISL-SCUOLA con 1.523 deleghe pari al 17,77%, lo SNALS con 714 deleghe pari all’ 8,33%, la UIL SCUOLA con 656 deleghe pari al 7,65%.

Sommando le quattro percentuali si ottiene il 52,16%, cioè la maggioranza assoluta della rappresentanza: così è nato il cartello politico della “quatriade”, con i suoi azionisti di riferimento a cominciare dalla leader Roberta Fanfarillo affiancata da Paola Serafin, Rosa Cirillo e Pasquale Ragone.

Il ruolo scomodo di leader della minoranza appartiene a Giorgio Rembado, 72 anni, leader incontrastato dell’ANP da sempre; l’ANP conteggia all’ARAN 3.292 deleghe, pari al 38,4 %, implacabilmente in continua discesa: dal 45% del 2002, al 46% del 2004, al 42,7% del 2006, al 40% del 2008.

Ma tutto questo viene taciuto per pudore: nelle 21 pagine di tesi congressuali, ove di discetta delle solite argomentazioni in linguaggio sindacalese, si nasconde ai congressisti il reale rapporto delle forze in campo e la reale posta in gioco.

A che cosa sono chiamati i congressisti? Dovrebbero definire la linea strategica e rinnovare la gerontocrazia che governa l’associazione sindacale da sempre. Ma sarà così?

Incominciamo dalla linea politica; la domanda è semplice: la minoranza al tavolo deve firmare il contratto nazionale che si prospetta ancora una volta senza perequazione? E se no, come si fa a contrastare la maggioranza della Fanfarillo per impedire che firmi il piatto di lenticchie degli 85 euro?

Queste sono le domande a cui rispondere, senza girarci attorno, senza arzigogolare sul sesso degli angeli e senza fare giravolte dialettiche per distrarre i congressisti.

Nelle tesi si plaude all'alternanza scuola-lavoro, al bonus per i docenti e alla chiamata diretta dagli ambiti, tutti lasciti della legge 107.

Si denuncia il pactum sceleris sottoscritto dalla quatriade sugli 85 euro, ma non si va oltre e non si prospetta la via per raggiungere la perequazione retributiva, anzi si afferma testualmente “ Chi si limita a chiedere la perequazione retributiva agita una questione di giustizia distributiva, che però — se priva di altri argomenti — appare votata alla sorte del vaso di coccio fra quelli di ferro.”

Un’affermazione sospetta e per certi versi attesa: si comincia a preparare il terreno alla rassegnazione, al fatto cioè anche questo contratto, ancora una volta, sarà una delusione per la categoria.

Ma come si può dire alla categoria che è fatta di vasi di coccio?

Si denuncia l’inganno del rinnovo senza oneri aggiuntivi per lo Stato, ma non si dice come contrastare questa posizione governativa; si dice nelle tesi che la via è quella legislativa, ma dove li troviamo noi i soldi freschi, visto che la l’art. 23 (Salario accessorio e sperimentazione) della Madia dice:

1-Al fine di perseguire la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la contrattazione collettiva nazionale, per ogni comparto o area di contrattazione opera, tenuto conto delle risorse di cui al comma 2, la graduale convergenza dei medesimi trattamenti anche mediante la differenziata distribuzione, distintamente per il personale dirigenziale e non dirigenziale, delle risorse finanziarie destinate all'incremento dei fondi per la contrattazione integrativa di ciascuna amministrazione.

2-Nelle more di quanto previsto dal comma 1, al fine di assicurare la semplificazione amministrativa, la valorizzazione del merito, la qualità dei servizi e garantire adeguati livelli di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, assicurando al contempo l’invarianza della spesa, a decorrere dal 1º gennaio 2017, l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016.

Tradotto in parole chiare significa che non ci saranno stanziamenti aggiuntivi e che tutti i FUN devono essere bloccati e congelati all’importo determinato per il 2016.

Sulla valutazione, si afferma che l’ Anp è sempre stata nella sua storia favorevole, in quanto convinta che non vi sia e non vi possa essere legittimazione etica — prima ancora che giuridica — alla funzione di guidare una squadra di professionisti che non si fondi sull'essere valutati.

Ma non si propone alcun nuovo modello di valutazione, quando basterebbe dire che la soluzione più logica è fare come si fa nelle altre aree dirigenziali dello stato, eliminando le assurde bardature burocratiche di RAV, Portfolio e scemenze di tal fatta.

Le tesi purtroppo non contengono quelle che la categoria ritiene proposte di buon senso, cioè cominciare ad eliminare se non rovesciare il dimensionamento scolastico, riportando le scuole autonome al livello di 600 studenti e comunque abbassando l’assurdo tetto attuale.

Non si parla di eliminare l’assurda procedura di assegnazione degli incarichi e del loro mutamento triennale, ripristinando le regole di buon senso visto il fallimento degli USR.

Non si parla di ricorsi contro il FUN, per eliminare i tagli assurdi degli ultimi anni; non si rivendica un unico FUN, per DPCM, cioè con un intervento del Presidente del Consiglio, di 2,5 miliardi per tutto il Pubblico Impiego, da ripartire tra tutte le aree dirigenziali, senza soccombere alla logica dei privilegi acquisiti rivendicati dalle aree dirigenziali forti; dovrebbe essere chiaro che non si può sperare in risorse fresche aggiuntive, che non ci sono e non ci saranno.

Non si parla di RIA e di tutto l’armamentario che sta sui tavoli del contenzioso, che avrebbe bisogno di un sindacato attrezzato di conseguenza, invece di privilegiare il sindacato del patronato, dei corsi di formazione e di preparazione ai concorsi, che impinguano le casse.

Non si parla infine di REFERENDUM da proporre alla categoria prima della firma di qualsiasi ipotesi contrattuale.

In un post fuori dalle tesi l’ANP faceva un appello all’unità intersindacale, un appello al cartello di maggioranza della quatriade che evidentemente non ha risposto e non intende rispondere, avendo il pallino in mano sui tavoli contrattuali.

Infine il congresso è chiamato ad affrontare il rinnovo della classe dirigente gerontocratica; sarà la volta buona di Licia Cianfriglia oppure si dovrà rassegnare al ruolo prolungato di vicepresidente a vita?

Vedremo.

E vedremo come i congressisti da “arrabbiati” verranno derubricati a “ responsabili”, se non a “rassegnati”.

Salvatore Indelicato

330365449

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