LA QUATRIADE SINDACALE “MOBILITA” I DS. L’ANP PROCLAMA LO STATO DI “AGITAZIONE” di Salvatore Indelicato

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Il dirigente e lo staff

LA QUATRIADE SINDACALE “MOBILITA” I DS.

L’ANP PROCLAMA LO STATO DI “AGITAZIONE”

DI

SALVATORE INDELICATO

Le inconcludenti riunioni sindacali informative del MIUR del 18 e 19 aprile, che seguono quella del 12, hanno prodotto un’altra fumata nera.

E non poteva essere diversamente, viste le premesse.

L’Amministrazione ha notificato ai sindacati che la valutazione prosegue, ma non avrà effetti sulla retribuzione di risultato per quest’anno: roba da ridere se non ci fosse da strapparsi i capelli.

Si valuta per finta senza alcuna conseguenza premiale sulla retribuzione accessoria di risultato: una cosa inaccettabile e offensiva per chi la subisce e da sindrome bipolare per chi la gestisce.

L’ANP si era già dichiarata “indisponibile” sin dal 1 aprile con i suoi organismi in consiglio nazionale, e per questo aveva proclamato lo stato di “ agitazione” e aveva assunto conseguenti iniziative di protesta, quali :

  • Non compilare il portfolio per la valutazione dei DS.
  • Non operare la chiamata per competenze nel mese di agosto.
  • Manifestare l’indisponibilità ad assumere reggenze per il prossimo anno scolastico.
  • Non avanzare candidature per incarichi non obbligatori.
  • Dare le dimissioni dagli incarichi non obbligatori già rivestiti.
  • Manifestare l’indisponibilità a surrogare l’Avvocatura dello Stato.
  • Compilare il questionario INVALSI solo nelle voci diverse.
  • Applicare la stessa tecnica a tutti i monitoraggi, ricognizioni, richieste dati

Tutte azioni di protesta confermate dopo l’incontro del 18 e 19.

A questo punto anche la quatriade sindacale, CGIL-CISL-UIL-SNALS, che si è posta in competizione con l’ANP formando un cartello per l’egemonia sulla categoria, non è stata da meno ed ha proclamato la “ mobilitazione” della categoria dei DS.

Nel colorito linguaggio sindacale della quatriade la “mobilitazione” è l’insieme di iniziative da prendere per portare la categoria da una situazione di pace ad una di conflitto sociale, con interventi nei varî campi delle risorse morali, culturali, economiche, ecc. ; far passare da una situazione statica a una situazione dinamica.

Il concetto di “ agitazione “ dell’ANP corrisponde allo stato di rabbia e stato di forte inquietudine, di eccitamento e di sensazione soggettiva di malessere, in conseguenza di uno stato di nervosismo o di ansia professionale.

La quatriade si “mobilita” e l’ANP si “agita”. Le conseguenze sono similari, perché siamo e restiamo entro gli schemi classici del sindacalismo concertativo italiano.

Ora il problema che hanno i 7.947 dirigenti scolastici italiani è di capire contro chi e per che cosa si debbono “mobilitare” o “agitare” o fare entrambe le cose. Chi è la controparte?

Per quanto paradossale potrà sembrare, dimostreremo che non esiste una controparte ben chiara, ma soltanto una faida endosindacale tra la “quatriade” e l’ANP, giocata su uno scacchiere che vede la categoria smarrita, umiliata e sconfortata, con una rabbia in corpo che non trova sfogo.

C’è un dato politico che fa riflettere, e cioè lo scontro tra la primazia della legge rispetto al contratto e viceversa.

Nell’emanando nuovo testo unico sulla dirigenza, la “quatriade” sta giocando una partita per far inserire la materia tra le deroghe da affidare alla contrattazione collettiva, con un’azione di lobbing asfissiante sulle commissioni parlamentari.

Vogliono cioè fa prevalere la contrattazione sulla legge, mentre l’ANP lotta per l’obiettivo opposto.

I 7.947 presidi con quale tesi sono schierati? Non è dato sapere, anche se questo è un punto dirimente. Chi è la controparte, il governo, il parlamento, i partiti, i burocrati, il MIUR, il MEF? Non è chiaro e non è facile decifrare le relative posizioni.

Ammesso e non concesso che il contratto collettivo debba prevalere sulla legge, chi decide e chi stabilisce come l’atto di indirizzo all’ARAN debbano assegnate le risorse, in vista dell’equiparazione nella retribuzione accessoria tra le varie dirigenze dello Stato?

La norma recita: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri, per il tramite del Ministro per la Funzione Pubblica, d'intesa con il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica e con il Ministro della Pubblica Istruzione, nell'esercizio delle competenze inerenti alla contrattazione collettiva dei dipendenti delle amministrazioni e delle aziende autonome dello Stato di cui all' art.46 del dlgs. n.29 del 1993 e successive modifiche e integrazioni, impartisce all'Aran gli indirizzi per le trattative dirette al rinnovo del CCNL per il comparto scuola”.

Certamente il MIUR non ha la competenza a decidere da solo e stabilire gli aumenti di stipendio dei presidi. Ma allora che senso ha minacciare dei sit in e delle sfilate davanti al MIUR, quando è sostanzialmente il MEF a dare le carte? Ma il MEF, a sua volta, non deve prima acquisire il DEF approvato dal parlamento? E allora il sit in va fatto davanti al parlamento?

Come si vede è già difficile stabilire chi sia la controparte pubblica in questa Italia ingessata e bloccata, anche perché vige il comandamento dell’invarianza delle risorse e dell’intangibilità dei diritti acquisiti; per cui i privilegi acquisiti nel tempo dai dirigenti dello stato non si possono toccare e redistribuire anche ai presidi.

Ci riferiamo ai miliardi dei FUN dei Dirigenti dello Stato, che sono ingabbiati e sigillati nelle rispettive aree dirigenziali, e non si riescono a rimescolare per costituire un montante unico di ben 2,5 miliardi di euro. Si, perché a tanto ammonta il totale della retribuzione di posizione e di risultato di tutti i dirigenti dello Stato; di questi 2,5 miliardi, i presidi prendono le briciole: solo 150 milioni di euro.

Tutti si oppongono alla richiesta dei presidi di rivendicare una equa redistribuzione di questi 2,5 miliardi; non solo il governo, ma essenzialmente tutti i sindacati dei ministeriali e degli enti locali.

E senza retribuzione di risultato non ha alcun senso valutare la dirigenza scolastica. Le due cose sono strettamente collegate, perché la retribuzione è la conseguenza logica e naturale del processo valutativo.

Ma allora chi è la controparte? Chi ha il potere di indirizzare l’ARAN nella direzione giusta?

In queste condizioni la contrattazione è un’arma spuntata e tutto è destinato a restare immutato, come lo è stato dal 2000, se non si trovano strumenti di azione politica e giudiziaria diversi.

Azione giudiziaria che in questi 17 anni non è mai stata azionata dall’ANP perché, secondo il parere “Carinci”, andava privilegiata la via contrattuale rivelatasi sempre improduttiva.

Se restiamo entro i canoni tradizionali della “mobilitazione” della quatriade e dell’”agitazione” dell’ANP non andiamo lontano.

Salvatore Indelicato

330365449

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