La riforma della Pubblica Amministrazione.Cosa dicono i sindacati?_Giugno 2014

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Riforma dello stato

LA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

COSA DICONO I SINDACATI?

 

LA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Dopo il lancio da parte del Governo della consultazione sulla riforma della Pubblica Amministrazione, anche i sindacati hanno naturalmente preso posizione; abbiamo analizzato le diverse posizioni e siamo rimasti veramente meravigliati del fatto che i sindacati di categoria, semplicemente, non hanno preso posizione.

Come per dire: la cosa non ci riguarda, stiamo parlando della riforma della Pubblica Amministrazione, non della riforma Scuola; di conseguenza, hanno preso posizione le Confederazioni o i sindacati della Funzione Pubblica, ma quelli della scuola no.

Fino ad oggi, ci siamo tutti lamentati di essere messi da parte, i dirigenti scolastici in particolare hanno denunciato con forza di essere stati collocati in una specie di “riserva indiana”, ma va detto che alla fin fine nella riserva indiana ci stiamo più che bene, siamo convinti che la Scuola sia una cosa, la Pubblica Amministrazione un’altra.

Questo non vale solo per i sindacati, vale per tutto il personale della scuola, docenti, dirigenti ed ATA.

E’ un atteggiamento profondamente errato; è evidente che la Scuola ha forti elementi di specificità, ma è altrettanto evidente che il sistema di istruzione e formazione è una parte del settore pubblico, così come il personale che ci lavora fa parte dei pubblici dipendenti.

Come non vedere che due delle grandi riforme di cui si sta discutendo, la Riforma Costituzionale e la riforma della Pubblica Amministrazione, riguardano al cento per cento anche la scuola? La riforma del Titolo V, la ridefinizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni, la suddivisione delle competenze amministrative e gestionali tra Stato, Regioni, EE.LL. e Scuole autonome, sono questioni vitali per il sistema-scuola.

Basti pensare che mentre in teoria la gestione dell’offerta formativa è oggi affidata alle scuole autonome, nella realtà predomina un quadro di “gestione burocratica” del sistema, ancora affidato al MIUR, inteso come Amministrazione centrale e soprattutto come Amministrazione Periferica: i “Provveditorati” regnano ancora sovrani.

Sarebbe bene poi imparare qualcosa dalla storia: l’autonomia scolastica è nata, quasi venti anni fa, nell’ambito della riforma Bassanini che investiva tutta la pubblica amministrazione; in particolare, l’autonomia scolastica è nata insieme alla riforma degli Enti di Gestione delle acque minerali!

Oggi è la stessa cosa: se si perde il treno della “Riforma Renzi”, rischiamo di aspettare altri venti anni.

Nella stessa linea, dovrebbe essere chiaro che la valorizzazione del personale della scuola è legata alla riforma del sistema di istruzione e formazione; se la scuola autonoma rimane un “Ufficio Periferico” del MIUR, i dirigenti rimarranno confinati in una qualche riedizione della riserva indiana dell’Area V, di una “carriera docente” non si parlerà nemmeno, del personale ATA o dei DSGA meglio tacere, per carità di patria.

Impariamo di nuovo dalla storia: autonomia scolastica e dirigenza dei capi di istituto sono nate insieme, non esiste l’una senza l’altra.

Tutti l’hanno dimenticato, ma sarebbe bene ricordare che l’unica delega non esercitata è stata quella che dava la possibilità di istituire intermedie tra il corpo docente e il dirigente; la delega c’era, ma non è stata esercitata per la pervicace e miope opposizione dei sindacati della scuola.

Dovrebbe ormai essere chiaro che è del tutto inutile insistere con le geremiadi sulla sottovalutazione della funzione dei dirigenti scolastici, che è inutile mettere a confronto le competenze di un Capo di Istituto con quelle di un dirigente amministrativo dell’USR: se il “Provveditorato” è sovraordinato rispetto alla “Scuola”, è logico che il “Provveditore” sia sovraordinato rispetto al “Preside” e che, di conseguenza, guadagni di più.

I sindacati sembrano ignorare che questo è il punto centrale e, cosa ancor più grave, sembrano ignorarlo anche i dirigenti non per niente definiti “scolastici”; per quanto ci riguarda, sono anni che “gridiamo nel deserto”: l’ autonomia scolastica deve diventare il centro del sistema, è questa la vera riforma della scuola.

Se questo avverrà, anche il personale della scuola ne verrà di conseguenza valorizzato, a cominciare dai dirigenti.

Per la verità, una voce fuori dal coro l’abbiamo trovata: una Confederazione si è espressa praticamente nei nostri stessi termini; senza voler affermare nessuna primogenitura, ne siamo veramente contenti.

Tra i settori da riformare, la Confederazione menziona il “sistema di istruzione”; si chiede un completo riordino della governance, con il passaggio definitivo da un impianto centralistico ad uno “nettamente autonomistico”.

La cosa più importante, è che che la Confederazione passa dall’empireo dei principi alla proposta concreta: eliminazione delle strutture periferiche del MIUR di livello provinciale e contestuale promozione delle reti di scuole.

Finalmente, si va nella direzione giusta; è musica per le orecchie di chi, quasi quindici anni fa, è stato il presidente della prima Associazione di Scuole, l’ASAL.

Parlando di tutt’altro, ma fino ad un certo punto, segnaliamo la nomina di Paolo Mazzoli a Direttore Generale dell’Invalsi; finalmente un uomo di scuola, un dirigente scolastico, è stato chiamato a rivestire una carica strategica.

Guarda caso, Paolo Mazzoli è stato per molto tempo presidente dell’ASAL ed è succeduto nella carica a chi scrive.

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