La mala amministrazione_Maggio 2104

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Riforma dello stato

LA MALA AMMINISTRAZIONE

IL CASO DEGLI INCARICHI DIRIGENZIALI IN SICILIA

Recentemente, la Corte dei Conti della Sicilia non ha ammesso a registrazione quasi duecento decreti emanati dall’USR della Sicilia; i decreti hanno per oggetto il conferimento dell’incarico ad altrettanti dirigenti scolastici della regione con decorrenza… a.s. 2012/2013 e durata di due o tre anni scolastici.

Viene da dire: siamo un po’ in ritardo, dato che si tratta di controllo preventivo!

Prima di andare vanti, ricordiamo che in base al D.Lgs 165/2001 il conferimento dell’incarico dirigenziale si articola in due momenti di natura giuridica molto diversa:

1-Il conferimento dell’incarico vero e proprio, che ha la natura pubblicistica di procedimento amministrativo ed è soggetto appunto alle procedure di controllo preventivo della Corte dei Conti

2-Il contratto individuale di lavoro, successivo al conferimento dell’incarico, che ha natura pattizia e viene stipulato tra le parti in conformità con il vigente CCNL.

La mancata registrazione dovrebbe avere quindi conseguenze di natura pubblicistica e di natura privatistica:

1-Illegittimità degli atti amministrativi adottati dai dirigenti scolastici interessati nell’esercizio delle loro funzioni

2-Illegittimità dei contratti individuali sottoscritti e conseguentemente non corresponsione agli stessi dirigenti scolastici della retribuzione di posizione/quota variabile e della retribuzione di risultato.

Naturalmente, sia la Corte dei Conti che l’USR della Sicilia si guardano bene dal giungere alle estreme conseguenze, pilatescamente colpiscono l’anello debole della catena: i dirigenti scolastici, che sono gli unici che non hanno colpe ma sono anche gli unici a pagare per le colpe e gli errori di altri.

Quanto appena descritto è un caso classico di “mala amministrazione”, ma è anche molto di più, è la prova provata che i principi ordinamentali che regolano la vita del sistema scolastico italiano (E non solo…) sono del tutto irrazionali.

LA MALA AMMINISTRAZIONE

La Corte dei Conti ha rilevato tre profili di illegittimità.

1-L’USR Sicilia ha dato esecuzione ai provvedimenti prima che si concludesse il procedimento di controllo preventivo di legittimità; va precisato che l’USR Sicilia è andato ben oltre, ha trasmesso i provvedimenti alla Corte con “un ritardo abnorme” per l’esattezza “un anno, due mesi e diciotto giorni” dopo l’inizio dell’a.s. 2012/2013, anno a cui i provvedimenti si riferiscono.

La Corte rileva che l’USR Sicilia ha di fatto vanificato il concetto stesso di controllo preventivo; dispiace dirlo, ma ha pienamente ragione.

2-L’USR Sicilia ha adottato i provvedimenti “in difetto della contestuale o tempestiva definizione degli obiettivi specifici, connessi al conferimento degli incarichi dirigenziali”.

La Corte evidenzia che la contestualità tra conferimento dell’incarico e l’individuazione degli obiettivi specifici connessi all’incarico è un preciso obbligo previsto dall’art. 19 del D.lgs 165/2001 per tutta la dirigenza pubblica e, per quanto riguarda specificamente il settore della scuola, dall’art. 11 del CCNL 2006/2009 dell’Area V, tutt’ora vigente.

3-L’USR Sicilia non ha fornito l’informazione preventiva alle OO.SS.

Dei tre profili di illegittimità appena menzionati, la Corte ritiene di “poter superare” il primo e il terzo, accettando le giustificazioni dell’USR; è come se la Corte dicesse: si tratta di questioni formali, posiamo anche sanare la situazione a posteriori.

Riguardo al secondo punto, invece, la Corte ritiene che non ci sia possibilità di giustificazione alcuna, perché si tratta di questioni sostanziali, non di forma; la definizione degli obiettivi specifici è parte essenziale dell’Atto: in mancanza, i decreti di incarico dirigenziale sono illegittimi.

Rimandiamo l’analisi delle motivazioni al punto successivo, qui basti dire che la Corte focalizza la sua analisi sulla legittimità della corresponsione della retribuzione di risultato, evitando di dichiarare illegittimi i decreti nella loro interezza, perché ne sarebbe derivata l’illegittimità di tutti gli atti amministrativi adottati dai dirigenti scolastici interessati.

Di fronte alla mancata registrazione, l’USR Sicilia sta cercando di correre ai ripari, con una serie di provvedimenti che è inutile qui analizzare in dettaglio; diciamo solo che anche questi provvedimenti sono soggetti al visto di legittimità…speriamo bene!

Di fronte a questo preclaro esempio di “mala amministrazione”, un’unica cosa dovrebbe essere chiara: i dirigenti scolastici interessati non hanno alcuna colpa, per cui non devono subire conseguenze; se qualcuno ha sbagliato, sia lui a pagare.

UN SISTEMA CHE NON FUNZIONA

Per prima cosa, va detto che il concetto stesso di controllo preventivo di legittimità appare ormai fuori dalla realtà; nel mondo di oggi, pensare che si possano definire una miriade di atti amministrativi con mesi di anticipo per poterli sottoporre ad un controllo puramente formale, non sta né in cielo né in terra.

Tanto più se si tratta di atti di routine, di atti di gestione che debbono assicurare la funzionalità di un servizio; è chiaro che l’USR Sicilia ha esagerato nei ritardi, ma è anche ben noto a tutti che in nessun caso, in nessuna regione, l’iter del conferimento dell’incarico dirigenziale si conclude prima dell’inizio dell’anno scolastico di riferimento.

E’ necessario infatti che l’USR emetta il decreto per ogni dirigente, che lo invii alla Corte per il visto di legittimità, che questa lo registri e lo restituisca all’USR, che venga infine stipulato il contratto individuale che accede al conferimento dell’incarico tra USR e ogni Dirigente interessato.

Se esiste in Italia un dirigente che ha firmato il contratto prima dell’inizio dell’anno scolastico di riferimento, alzi la mano…

Possiamo dire con tranquillità che il “controllo preventivo” è una pura finzione, prendiamone atto e chi di dovere modifichi un sistema che non funziona.

Passando dai massimi sistemi alla questione di cui ci stiamo occupando, la Corte fa alcune considerazioni che ci confermano nella nostra convinzione, espressa ultimamente in diversi articoli, che l’assetto giuridico-istituzionale del sistema di istruzione e formazione vada completamente ridefinito.

La Corte afferma:

“…la definizione degli obiettivi operativi, in coerenza con il POF della specifica istituzione scolastica, costituisce compito specifico dell’Amministrazione, la sola in grado di valutare ex ante le esigenze e le priorità della singola istituzione scolastica, della quale è in grado di conoscere la storia amministrativa, le problematiche specifiche, anche sulla scorta dei risultati raggiunti dai cessati dirigenti scolastici…

…Ad avviso del Collegio…l’Amministrazione può adoperarsi per tempo elaborando una mappatura degli obiettivi delle varie istituzioni scolastiche, analizzate e classificate per fasce di complessità secondo le esigenze di ciascuna, sulla scorta di indicatori e variabili…

…Il Collegio ritiene, infatti, che la funzione di guida dei processi di miglioramento dell’efficienza e dei contenuti dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche non possa prescindere dalla visione unitaria e propulsiva che istituzionalmente compete all’Amministrazione stessa…”

In prima battuta, viene da dire: ma la Corte, in quale mondo vive? Non c’è un USR che sia in grado di fare la “mappatura” di cui sopra, ma soprattutto, a parte le questioni di fatto, la Corte dimostra di non aver idea della complessità del sistema di istruzione e formazione.

L’Amministrazione, cioè lo Stato, è solo uno dei protagonisti, perché per Costituzione sia le Regioni che gli EE.LL. hanno fior di competenze, di cui la Corte non tiene minimamente conto; soprattutto, per la Corte l’Autonomia Scolastica sembra non esistere.

L’opinione della Corte riflette quello “statocentrismo di fatto” che abbiamo denunciato nelle scorse settimane, ma da un organo di controllo di legittimità ci si aspetterebbe una particolare attenzione a tutta la normativa nei suoi molteplici aspetti, piuttosto che la presa d’atto di una situazione che riduce la scuola autonoma ad un semplice ufficio periferico di un qualsiasi ministero.

Signori della Corte, la scuola è altro, o almeno dovrebbe essere ben altro.

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