I contributi delle famiglie_Marzo 2013

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Amministrazione Scuola

I CONTRIBUTI DELLE FAMIGLIE_Marzo 2013

Con una costanza degna di miglior causa (Vedi Nota prot. n. 0000593 del 07/03/2013), il MIUR continua ad intervenire sulla questione dei contributi delle famiglie.

Il Capo Dipartimento si rivolge agli USR invitandoli a darsi da fare per rimettere le ose a posto; evidentemente le scuole sono troppo in basso e i dirigenti scolastici vanno rimessi in linea; il Capo Dipartimento è più formale rispetto alle intemerate dell’ex Ministro Gelmini, ma la sostanza è la stessa.

Di fronte a certe prese di posizione, i dirigenti scolastici dovrebbero trovare il “coraggio” di dar retta ai Ministri e alla burocrazia:  una volta finiti i fondi ministeriali, non comprare più niente, a cominciare dalla carta igienica; il Capo Dipartimento Stellacci avrebbe allora altre lamentele di cui preoccuparsi.

Se infatti è chiaro che i contributi sono volontari e non sussiste quindi per le famiglie alcun obbligo di versarli, è altrettanto chiaro che i fondi per il funzionamento assegnati dal MIUR non sono sufficienti per assicurare l’ordinaria gestione ed amministrazione delle scuole.

Riportiamo di sotto le prese di posizione di alcuni sindacati ed associazioni professionale, per quanto ci riguarda proviamo a riassumere brevemente i termini giuridici della questione.

1-Le scuole possono accettare contributi ed elargizioni volontarie da parte di singoli cittadini o Enti, pubblici e privati, ivi comprese le famiglie dei propri alunni

2-le scuole possono altresì richiedere il versamento di contributi alle famiglie, su delibera del C.d.I., ferma restando le volontarietà/non obbligatorietà di tali contributi

3-I contributi sono di due specie:

  • Contributi vincolati, finalizzati cioè all’erogazione di un specifico servizio, quali le gite o altre iniziative di arricchimento dell’offerta formativa
  • Contributi non vincolati, che quindi le scuole possono utilizzare liberamente per le loro necessità.

4-In merito, il MIUR parla di:

  • rimborso delle spese sostenute dalla scuola per conto delle famiglie, sarebbero i contributi vincolati; nella normativa noi non abbiamo mai trovato il concetto del “rimborso” (La scuola spende, poi richiede i soldi), le famiglie vanno avvertite prima di effettuare le spese, non dopo, in caso di rimborso ci sarebbe appunto quella “obbligatorietà” che il MIUR stigmatizza
  • vincolo dell’utilizzo dei contributi volontari per iniziative di arricchimento dell’offerta formativa; questo obbligo non sussiste, le scuole possono utilizzare i contributi non vincolati come meglio credono; il fatto è che il MIUR non vuole ammettere che i fondi per il funzionamento non sono sufficienti.

 

LE POSIZIONI SUI CONTRIBUTI DELLE FAMIGLIE

FLC-CGIL

Nonostante il continuo richiamo rituale all’autonomia delle istituzioni scolastiche, ad ogni occasione emerge la volontà di centralismo e di autoritarismo da parte del MIUR.

Anche quando, come in questo caso, sul tema dei contributi volontari delle famiglie degli alunni si forniscono “indicazioni” condivisibili (volontarietà del contributo, preventiva informazione alle famiglie sulla destinazione dei contributi, sulla non utilizzazione per attività curricolari, sulla possibilità di avvalersi della detrazione fiscale, criteri di trasparenza ed efficienza, rendicontazione chiara ed esaustiva) il tono diventa imperativo e per quattro volte viene adoperato il verbo “dovere” per azioni riguardanti le scuole autonome in relazione alle indicazioni fornite.

Il punto culminante dell’idea di autoritarismo e controllo è contenuto nella parte finale della nota: si ricorda infatti ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionale, ai quali la nota è rivolta, non solo di diffondere le indicazioni in essa contenute ma di “vigilare sulla loro corretta applicazione, intervenendo direttamente…..per contrastare eventuali comportamenti difformi e tenendo informato lo scrivente Dipartimento”.

Mancano soltanto le pene previste per le varie tipologie di non corretta applicazione delle indicazioni calate da viale Trastevere!

Dopo gli anni di governo di centrodestra, risulta veramente difficile per l’attuale governo e per i Dirigenti del MIUR accettare l’idea di scuola autonoma come essa è delineata dal DPR 275/99 e dal novellato art. 117 della Costituzione che colloca le scuole autonome tra le articolazioni della Repubblica e ne esalta l’autonomia funzionale .

Come risulta ugualmente difficile accettare l’idea che nella scuola autonoma ci sono gli organi di indirizzo e di governo ed in particolare il Consiglio di Istituto, mai citato nella nota, che delibera sia sull’eventuale richiesta di contributi volontari sia sul loro utilizzo .

Secondo il MIUR invece le scuole devono essere tenute sotto tutela e sotto controllo e devono sempre applicare con rapidità e diligenza anche semplici indicazioni ministeriali.

Noi riteniamo che le scuole della Repubblica abbiano tutti gli strumenti per autoregolarsi: sanno agire in trasparenza, sanno come chiedere, quando ne hanno necessità, piccoli contributi volontari alle famiglie degli alunni chiarendone la destinazione e rendicontando ai diretti interessati sul loro utilizzo.

Se poi risultano ai Dirigenti del MIUR comportamenti illegittimi di singole scuole o Dirigenti scolastici, è ad essi che il MIUR si deve rivolgere e non alla generalità di scuole e di Dirigenti scolastici.

Sarebbe bene invece che il MIUR si preoccupasse di far arrivare con la dovuta tempestività alle scuole tutte le risorse a loro necessarie per un buon funzionamento didattico-amministrativo e per la realizzazione di un’offerta formativa di qualità.

ANP

LA FORMA E LA SOSTANZA

Registriamo, con disappunto, un ulteriore intervento ministeriale sulla questione dei "contributi volontari” che molte scuole sono costrette a richiedere alle famiglie dei propri studenti all’atto dell’iscrizione. Non è purtroppo la prima volta che si registrano tali comunicazioni, che ci hanno già in passato spinto ad assumere posizione nel merito. Se mai, la novità è che questi interventi sono ormai diventati ricorrenti, quasi sempre in coincidenza con le iscrizioni degli studenti e con le lagnanze che rimbalzano sui siti Internet relativamente ad abusi veri o presunti.

Dobbiamo allora, per l’ennesima volta, puntualizzare alcune cose

    • la richiesta di contributi volontari non costituisce un abuso da parte delle scuole e dei loro dirigenti. Ci sono norme di legge (legge 40/07) e di regolamento (DI 44/01) che li prevedono e li regolano;
    • in passato, tali contributi erano richiesti per importi assai modesti (qualche decina di euro). Se oggi si chiede di più, non è per un capriccio o per "far soldi”. Sarebbe bene ricordare che quei soldi vengono spesi per garantire a tutti gli studenti (anche a chi non li paga) servizi che altrimenti non sarebbe materialmente possibile assicurare loro;
    • questo ci porta al cuore del problema. Se le scuole fossero finanziate in misura meno avara, non avrebbero necessità di ricorrere a questo strumento di sostentamento. Ed è particolarmente spiacevole che lo stesso Ministero che dovrebbe garantire loro un giusto livello di risorse, invece di sentirsi chiamato in causa per la propria incapacità a fare quel che è il suo "dovere” istituzionale e di attivarsi in conseguenza, interviene solo per rimproverare i dirigenti scolastici che cercano di far sopravvivere le comunità loro affidate;
    • se pure il contenuto della nota ministeriale è giuridicamente corretto, esso risulta inaccettabile nella sostanza. E’ vero che le scuole ed i dirigenti non hanno titolo giuridico ad imporre tributi obbligatori: ma non si può far finta di ignorare che, con quello che ricevono, non potrebbero neppure pagare servizi indispensabili. A cominciare da quella "digitalizzazione” universale che il legislatore – ed il Ministro pro tempore – hanno voluto "senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Va bene la crisi economica, ma almeno si potrebbe evitare – per decenza – di fare la predica a coloro che ne sono vittime;
  • più in generale, sarebbe auspicabile che il Ministero interpretasse finalmente il suo ruolo per quello che è e che gli ordinamenti gli assegnano: quello di un soggetto di indirizzo e di una struttura di servizio alle autonomie scolastiche. Come tale, responsabile in primo luogo di assicurare le condizioni per il loro migliore funzionamento. Quello cui assistiamo è invece l’abbandono sistematico delle responsabilità proprie e la continua colpevolizzazione dei dirigenti scolastici, chiamati in causa ad ogni piè sospinto per cose di cui non sono responsabili ed ora anche per quelle cui – pur non essendone responsabili – cercano di porre in qualche modo rimedio.

DISAL

Arriva la primavera e, come ogni anno, arriva la Nota del Ministero sui contributi volontari delle famiglie alle scuole. Peccato che, mentre la Primavera è dolce e gentile, questa volta nella Nota c’è proprio una “aggressione” ai dirigenti scolastici, con tanto di minaccia di ispezioni e provvedimenti.  Il Ministero risponde all’ eco di una “nota trasmissione televisiva”  (come l’anno scorso fece con l’Unione Consumatori), preoccupandosi che sia “danneggiata l’immagine dell’intera amministrazione” e in questo modo interessandosi ben poco delle condizioni reali della scuola in Italia.

Ancora una volta la Nota del 7 marzo presenta i dirigenti scolastici come controparte del Governo centrale, salvo poi usarli in tutti i modi possibili quando c’è da tappare buchi creati dall’inefficienza ereditata da decenni.

Perfetta sul piano giuridico e procedurale, la Nota ministeriale comunica la “mezza verità” che, nascondendo l’altra mezza, non fa equa e corretta informazione: un’informazione parziale è sempre disinformazione e distorsione della realtà.  Come stanno le cose sui bilanci con le quali le scuole dovrebbero “attuare il diritto all’istruzione” ?

*La scuola è stata letteralmente prosciugata da ogni tipo di risorse economiche, crollate, per il funzionamento, in cinque anni a meno di un quinto delle assegnazioni.

*L’utilizzo dei contributi volontari delle famiglie (progettato, deliberato e soggetto a controllo del Consiglio di Istituto prima ancora che dei Revisori dei Conti) non riguarda più da anni “i livelli qualitativi sempre più elevati” dell’offerta formativa, ma l’offerta di indispensabili prestazioni (fotocopie, materiale igienico-sanitario, materiale didattico e attrezzature per i laboratori, corsi di recupero alle superori, solo per citare solo pochi casi), a garanzia del diritto all’istruzione che lo Stato chiede alle scuole.

*Nella gran parte dei casi i corsi di lingua italiana per stranieri e le attrezzature o materiali per i portatori di handicap sono accessibili solo con quei contributi.

*L’invocata (e qui ripetuta) rivoluzione digitale dell’amministrazione scolastica, che doveva attuare agevolazioni e risparmi, è stata avviata senza un euro alle scuole, con un aumento del lavoro e dei consumi ai quali le scuole stesse debbono fare fronte. La vicenda delle iscrizioni on-line o del registro elettronico insegna.

“Fa ovviamente bene il Ministero – ha dichiarato il presidente di DiSAL prof. Roberto Pellegatta - a esigere trasparenza nell’uso di tutti i fondi: ci piacerebbe che in questo desse un esempio illuminante in tutti i campi, anche se siamo poco convinti che una dovuta trasparente rendicontazione risolverà i problemi delle scuole italiane, facendo lievitare i docenti e gli amministrativi che mancano, riempiendo le casse per rinnovare macchinari obsoleti da 20 anni e facendo sparire le crepe che ogni giorno aumentano senza nessuno che le vada a coprire”.

Nella Nota avremmo preferito leggere di trovarci tutti nella stessa barca, magari con un riconoscimento di colpa del Governo nella propria incapacità o difficoltà a garantire i fondi necessari per il buon funzionamento delle scuole. Ci saremmo così sentiti alleati nell’attuale faticosa impresa del diritto all’istruzione. Con quella Nota invece siamo solo trattati ancora come controparte.

Ma non perdiamo la speranza: parole più eque forse le leggeremo alla prossima ?

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