Il cerchio e la botte_Marzo 2013

Scritto da Pietro Perziani on . Postato in Amministrazione Scuola

IL CERCHIO E LE BOTTE

Arriva oggi, fresca di stampa ministeriale, la nota della dott.ssa Stellacci, capodipartimento del MIUR.

Il fatto è grave: giunge infatti notizia alle dipartimentali orecchie che alcune scuole pretendono il versamento dei contributi per l’ampliamento dell’offerta formativa, deliberati dal consiglio di istituto, all’atto dell’iscrizione. Lo sconcerto dei lettori della missiva  dilaga quando si arriva a parlare addirittura di abusi.

L’onta è grave! Chiedere apertamente e chiaramente soldi ai genitori per pagare l’assicurazione, i beni materiali per il funzionamento delle scuole (non cose di alto lignaggio eh…carta igienica, fotocopie, qualche progettino, materiali per i laboratori, dio non voglia qualche computer o lim…) Non si fa! Non si deve! Tanto più “pretendendoli” all’atto dell’iscrizione.

La Stellacci scrive che qualche dirigente ha dato di testa e ha punito disciplinarmente o nella valutazione chi non ha versato l’essenziale contributo e, se così è e sarà stato, ha ragione da vendere…Ma  al solito si spara nel mucchio-chi-piglio-piglio, con buona pace dei controlli e delle sanzioni disciplinari che dovrebbero colpire i dirigenti stolti, lasciando in pace chi fa il suo dovere.

Ma il disgusto ha il sopravvento: che figura ci fa la pubblica amministrazione? E vogliamo poi parlare del clima di fiducia e collaborazione che si deve instaurare con le famiglie?

Stiamo parlando, prosegue la penna della Stellacci, che da qui in poi si avviluppa nelle spire della retorica, di livelli essenziali di prestazioni che “tutte le istituzioni scolastiche sono tenute a garantire al fine di assicurare alla totalità degli alunni l’effettivo esercizio del diritto allo studio”.

Amen.

I contributi sono volontari e sono erogazioni liberali.

Ri-Amen , fine del ragionamento.

Ma…la solerte funzionaria deve ad un certo punto ammettere che “non sfugge a questo Dipartimento che il contributo delle famiglie rappresenta una fonte essenziale per assicurare un’offerta formativa che miri a raggiungere i livelli qualitativi sempre più elevati, soprattutto in considerazione delle ben note riduzioni della spesa pubblica che hanno caratterizzato gli ultimi anni.”

Come uscirne? Da un lato guai a te se “pretendi” asetticamente i soldi all’atto dell’iscrizione, dall’altro si ammette che sono essenziali.

Ma dai! E’ facile!

Caro preside,  devi sfruttare al meglio gli incontri e le riunioni aperte ai genitori in cui non solo  dovrai sacrosantamente rendicontare come si è speso il contributo liberale (lo si fa regolarmente), ma sfoggiare il tuo spirito seduttivo per ammaliare le madri e i padri dei teneri virgulti, tenendo viva la fiamma della solidarietà e della collaborazione reciproca, facendo loro capire che 8/10 euro al mese per i loro figli sono ben spesi…

Ultimo colpo in canna sulla categoria: le irregolarità dovranno essere segnalate. Ma, scusi, cara Stellacci, l’incipit del suo pamphlet non partiva proprio dal grido di dolore che si leva dalle famiglie a fronte degli abusi delle scuole, alias presidi? Queste famiglie avranno un nome e un cognome e i loro figli in qualche scuola andranno, o no?

Ma mi tolga una curiosità: la irregolarità sta nel chiedere male i soldi o nel chiederli tout court? O basta la persuasione e siamo a posto? L’amministrazione statale è assolta grazie alla nostra moral suasion?

Qual è il confine tra il nostro esprit de finesse (sic!) che deve persuadere- convincere e i bilanci in rosso?

Che fare? Questo martello che alla fine batte sempre sullo stesso legno di botte, quello dei presidi, mi ha stancato…Quasi quasi non chiedo più nulla e chiudo tutti i contratti e i progetti per i quali investo i soldi dei genitori contribuenti….Torniamo alla pagella e al gessetto polveroso.

Ma sarà un livello minimo di prestazione?

Beh,  andando a ritroso,  ci sarebbe il calamaio colmo di nero inchiostro, ma mi sa che i ragazzi poi diventerebbero tutto novelli Pollock…

L’action painting non conviene.

 

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