TEMPERAMENTO, CARATTERE, PERSONALITA'

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TEMPERAMENTO, CARATTERE, PERSONALITA'

di

GIUSEPPE ALESI

“Tale e quale al padre”

Con un determinato temperamento si nasce, si può quindi essere sin dall'inizio più o meno vivaci e attivi in virtù di quanto geneticamente ereditiamo da mamma e papà, cinquanta per cento di geni dall'uno e cinquanta per cento dall'altro e da quanto si percepisce già nel grembo materno. Si è femmine o maschi, (XX o XY) in ragione della combinazione dei cromosomi sessuali e già nascere femmine o maschi, frutto di un articolato processo spesso poco conosciuto, comporta un distinto temperamento presumibilmente dovuto alla diversa composizione del cocktail ormonale.

Partiamo da alcuni punti fermi, il concepimento si basa su quattro imperativi biologici, soltanto un uomo può fecondare, solo una donna può avere mestruazioni, gravidanze e allattare e un elemento aggiuntivo, non certo di poco conto, il concepimento è frutto di una collaborazione tra uomo e donna imprescindibile per la sopravvivenza del genere umano. Questa collaborazione si consolida in una cosciente corresponsabilità nel proteggere, allevare, educare, per la soddisfazione reciproca, il neonato sino a quando non avrà raggiunto una adeguata autonomia e maturità. E' bene ricordare che tra gli esseri viventi i “cuccioli” umani mantengono una dipendenza dai genitori molto più lunga di quella degli altri esseri viventi e nell'insieme tale dipendenza è maggiore tra i popoli più evoluti.

Orbene l'attimo fatale in cui uno spermatozoo, uno solo tra centinaia di milioni, feconda l'ovulo femminile, non è per nulla soltanto l'apice di un piacevole gioco d'amore, esprime il mistero della vita in tutta la sua meravigliosa essenza.

I 23 cromosomi dello spermatozoo si uniscono ai 23 cromosomi dell'ovulo e soltanto una coppia determinerà il sesso genetico. A detta coppia la madre contribuisce con un cromosoma X mentre il padre con un cromosoma X o Y. Se si ha un raddoppio della X verrà alla luce una femmina se viceversa l'apporto è di una Y nascerà un maschio, l'accadimento sembra, alle attuali conoscenze, del tutto casuale e, in aggiunta, più spesso vince la X e nascono quindi più femmine che maschi.

Per comprendere come tutto non sia così scontato, può accadere, per esempio, che il secondo membro della coppia, X o Y che sia, è difettoso e dato che è proprio lui a dirigere la differenziazione maschio o femmina il sistema rimarrà bloccato, ozioso in un X0, verrà al mondo comunque una donna, ma priva di ovaie. Non mancano altre numerose combinazioni devianti, a volte sconosciute agli stessi interessati anche perché inducono disturbi di lieve entità, quali XXX, XXY, XYY, e alcune combinazioni decisamente più impegnative e serie.

Tornando alla fase iniziale, per sei settimane gli embrioni XX, XY procedono per quanto attiene lo sviluppo sessuale lungo uno stesso neutrale percorso. Proprio al termine della sesta settimana si presenta una biforcazione un ramo porta alla mascolinità ed è proprio il cromosoma Y a dare il segnale di svolta, altrimenti si procede per altre sei settimane ed è la X aggiuntiva fornita dal padre a dare il segnale di svolta alla femminilità e a sollecitare le gonadi a produrre in eccedenza ormoni dominanti femminili.

Una volta fissato il sesso cromosomico e il sesso gonadico, si viene a costituire un cocktail ormonale con prevalenza di ormoni maschili o femminili che fanno sviluppare o atrofizzare gli organi della riproduzione interna che si modelleranno al maschile o al femminile.

Queste sono le basi biologiche, immodificabili, con cui si viene al mondo come maschi o come femmine che determinano, con quanto trasmesso dai restanti 22 cromosomi, il temperamento al momento della nascita. Sul temperamento si formerà, successivamente, il carattere attraverso gli stimoli dell'ambiente in cui si vive e si cresce, influenzato dall'azione educativa familiare, scolastica e sociale.

Si nasce maschi e femmine, ma la consapevolezza di esserlo, l’identità di genere, è fatto successivo, come fatto successivo è l'acquisizione dell'identità di ruolo, cosa fanno i maschi e cosa fanno le femmine nel vivere di ogni giorno. L'identità di ruolo si acquisisce in tempi più lunghi, si assumono (identificazione) in genere i comportamenti dei modelli adulti, padre per i maschi e madre per le femmine. Il tema che è spiccatamente educativo è legato ovviamente alla cultura del paese, del luogo in cui la famiglia vive. Il problema dell'identità è stato oggetto di studi molto approfonditi, noti e avvincenti il complesso di Edipo e di Elettra formulati da Freud, ma forse l'osservazione più inquietante è che la mancanza di identità possa essere sinonimo di follia.

Al di là di qualsivoglia ragionamento, l'identità resta passaggio educativo delicato e come tale va trattato con somma attenzione ed essenzialmente con buon senso.

E' quindi importante che i bambini e le bambine sappiano di essere maschi o femmine come anche quale è il loro ruolo sociale e questo avviene essenzialmente osservando i comportamenti genitoriali che, per non creare frizioni e difficoltà, è opportuno che non si discostino eccessivamente dalle aspettative del contesto culturale di appartenenza.

UNICI E STRAORDINARI

I bambini vengono al mondo, in Alaska, in Africa, in Oriente come in Occidente e sono forse ragionevolmente più fortunati quelli che vengono alla luce nelle aree continentali più evolute. I neonati sono forniti alla nascita, geneticamente, di strumenti per fronteggiare l'impatto iniziale con il mondo esterno, i riflessi incondizionati e in aggiunta tutti comunicano con il sorriso o con il pianto. Accolti normalmente da una madre, fornita dalla natura di senso materno, che lo allatta e lo accudisce instaurano con lei quello che in psicologia va sotto il nome di attaccamento, una particolare e reciproca intima dipendenza, attraverso la quale si creano le basi della vita affettiva e il graduale adattamento al mondo e alle prime regole dell'ambiente in cui si è nati.

Tutto questo va sotto il nome di educazione, di socializzazione, questa attività formativa sarà svolta prima in casa e poi nella scuola e in contemporanea nell'ambiente sociale in tempi più dilatati e garantirà risultati positivi se sarà armonica e non conflittuale a partire ovviamente dalle figure genitoriali. “Si cresce in chiave epigenetica, una combinazione tra potenziale genetico e sviluppo legato all'ambiente” attraverso questo binomio natura-cultura, nell'arco di tre anni si formano nel cervello le mappe emotive e cognitive.

L'insieme determinerà nel tempo il carattere e la personalità, i tratti specifici di un adulto.

Le parole temperamento, carattere e personalità sono usate con frequenza e pur se nell'uso comune ci si intende facilmente, trattasi invece di termini complessi su cui gli studi sono stati numerosi e non sempre concordanti sin dai tempi più antichi. Già Ippocrate parlava dei quattro umori, il collerico, il flemmatico, il sanguigno e il melanconico, e dell'importanza del loro equilibrio per la normalità. In tempi più recenti lo straordinario impulso dato dagli studi di Freud e dai tanti altri successivi studiosi hanno dato conoscenze sempre più dettagliate su come l'uomo cresce e si evolve nel pensare e agire nell'arco del tempo e sono nate le teorie della personalità, nucleo essenziale di ogni comportamento umano (Freud, Jung, Adler, Lacan).

Per sintetizzare, in genere, si considera il temperamento elemento più intimo, stabile e antico, il carattere e ancor più la personalità una struttura generale dell'essere umano più complessa che si connota per la sua dinamicità nell'arco della vita e non è innata.

Il bimbo che nasce nella foresta Amazzonica apprenderà le regole di quel mondo e il bambino nato in Italia le regole del vivere da noi, l'uno avrà una vita probabilmente più rischiosa e comunque sarà avviato ad essere autonomo il prima possibile, il secondo, più vezzeggiato e coccolato, verrà guidato alla vita con garbo e gradualità e in tempi più lunghi. Entrambi si formeranno un carattere e una personalità, che avranno come base quanto geneticamente hanno ricevuto e che sarà arricchito dallo specifico che verrà loro trasmesso dai genitori, dalle necessità e lo stile di vita del luogo di nascita. Saranno educati diversamente, ma verranno su in modo distinto anche perché ognuno di loro assimilerà quanto trasmesso in maniera del tutto personale e quindi ciascun individuo sarà diverso dall'altro, unico e irripetibile, in tutte le singole famiglie, in tutto il pianeta. Questo accade anche nei gemelli monozigoti, uguali geneticamente, identici anche sul piano somatico tanto da essere facilmente confusi, ma comunque intimamente diversi.

L'affermazione: “E' tale e quale a Tizio o Caio” è quindi un semplice banale modo di dire, un aver forse colto una qualche somiglianza con, ma Lui è Lui e non altro, unico e degno, come tale, di grande considerazione.

In campo educativo è importante ricordare questa assoluta, originale individualità, i bambini non sono tutti uguali, portano dentro storie diverse, non soltanto perché nati in ambienti culturali diversi, ma anche perché diversi sono i genitori, i geni ricevuti, gli intrecci relazionali, i messaggi percepiti, le paure, i piaceri, le preferenze, le sensibilità maturate.

Questa diversità va capita e ascoltata, esprime aspettative ed esigenze uniche che vanno accolte con atteggiamento positivo, perché ci siano il rispetto, l'accoglienza e la vera inclusione. Questi sono i presupposti per il raggiungimento dell'obiettivo finale, la conquista del più elevato grado di autonomia e un armonico equilibrio tra l'Io e il mondo che ci circonda.

L'armonia dentro di noi e fuori di noi è conquista, frutto di lavoro costante, ricerca che ciascun individuo consapevole fa con costanza per l'intero arco della vita, perché si possa, per quanto possibile, saper vivere.

Questo è l'essenza dell'educare e del formare, il resto è tecnica importane, ma poco efficace se rimane generica, fuori contesto e si disinteressa del singolo.

A tutti gli XX e XY e agli altri, eventualmente un tantino diversi, l'augurio di trovare un ambiente, casa e scuola, capaci di valorizzarvi e farvi diventare personalità libere, autonome, straordinarie, dal carattere mite e con personalità versatile e volitiva, individui consapevoli di essere esseri umani superiori e responsabili.

APPENDICE

Nel parlare di maschi e femmine mi sono volutamente astenuto di entrare più nel dettaglio educativo, ma gli accadimenti drammatici di questi giorni, l'uccisione della povera Giulia da parte del suo ex Filippo, due giovani, hanno suscitato forti emozioni, dibattiti infiniti su cosa fare per evitare che questo possa ancora accadere e non è possibile non farne cenno.

Il tragico fatto di cronaca ha scandito per altro il dibattito già in atto da tempo sulla violenza sulle donne, un tema su cui, per altro, c'è una Convenzione europea, quella di Istanbul del 2011, che l'Italia ha sottoscritto e di cui si è fatto ben poco richiamo.

A gran voce i più hanno chiesto che la scuola si debba attrezzare e debba attivare corsi di educazione affettiva per affrontare il problema, aggiungendo alla già affollata platea di educazione ambientale, educazione stradale, educazione alla salute, una nuova educazione quella sessuale-sentimentale-affettiva.

E' incredibile constatare come si scarichi sulla già vacillante scuola compiti aggiuntivi che servono semplicemente, in buona parte, ad alleggerire ben altre responsabilità.

Nei numerosissimi dibattiti televisivi, infatti, raramente si è sentito parlare di responsabilità genitoriale, perché è in famiglia che si forma essenzialmente l'identità di genere e di ruolo, è lì che si vive per ben il 70 per cento del tempo educativo, è lì che si apprendono dalle parole e dagli esempi dei genitori, cosa fanno i maschi, cosa fanno le femmine, come comportarsi e come rispettare gli altri. L'altra agenzia educativa consolida, eventualmente corregge, o interviene in sostituzione ove la prima agenzia educativa sia fortemente manchevole.

Delle carenze relative al tempo di dialogo con i figli, dell’evanescenza della figura paterna, di una complessiva mancanza di responsabilità, esiste una nutrita letteratura che da tempo denuncia il punto debole della catena educativa. I genitori tendono oggi a dare tanto sul piano delle cose e molto poco sul piano del rapporto affettivo, sono spesso loro per primi a non possedere una adeguata educazione e a dare esempi non sempre costruttivi.

Peraltro gli uomini sono i figli di tante donne che forse avrebbero potuto fare qualcosa di più.

Concludo questa breve appendice dovuta alla gravità dell'evento e alla altrettanto grave inconsapevolezza mostrata spesso nei dibattiti, con alcune semplici affermazioni, che potrebbero far suscitare in tutti noi adulti qualche doverosa riflessione:

Sono contento/a nel vedere papà e mamma che si vogliono bene, si accarezzano e anche amorevolmente si abbracciano spesso”

“Quando siamo in macchina e una donna fa una scorrettezza nella guida, papà dice spesso di tutto contro di loro...”.

“Mamma mi raccomanda spesso, sorridendo, di guardarmi dalle donne che ne sanno una più del diavolo.”

AUGURI A TUTTI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

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