LA MISSIONE DELLA SCUOLA

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LA MISSIONE DELLA SCUOLA

di

GIUSEPPE ALESI

Il diritto all'istruzione è un diritto-dovere introdotto dalla legge Casati, nel1859, promulgata dal Regno di Sardegna e recepita subito dopo dal Regno d'Italia, nel 1861; l'obbligo e la gratuità del diritto all'istruzione erano previsti inizialmente per i primi tre anni della scuola elementare.

Oggi è un diritto riconosciuto in tutti i documenti internazionali, ai bambini va garantita l'istruzione e la formazione (Dichiarazione dei Diritti del fanciullo del 1924, Dichiarazione Universale del 1959).

L'istituzione della scuola pubblica fu necessaria per formare i cittadini del nuovo Stato Italiano, la classe impiegatizia e dirigenziale di cui si aveva necessità, e per combattere il diffuso analfabetismo, lotta che divenne più incisiva con la successiva legge Coppino del 1877.

Con l'organica e profonda riforma dell'intero sistema scolastico di Giovanni Gentile, del 1923, il diritto – dovere all’istruzione, pur se eluso dai più, si consolida e si estende sino ai 14 anni di età.

La riforma scolastica del 1923 è permeata dalla filosofia gentiliana, lo “Spirito è pensiero” che si attua, è espressione dell'assoluto che è in ciascuno di noi e che si valorizza nell'azione educativa del pensiero.

La scuola seguiva questa filosofia, i docenti vincevano i concorsi preparandosi su di essa; sia il diritto all'istruzione, che ancor più il diritto allo studio, cioè la possibilità di proseguire gli studi, erano diritti riservati comunque a chi aveva mezzi economici, a coloro che si mostravano bravi, diligenti, rispettosi delle regole e anche capaci.

Gli esclusi erano tanti, sia per mancanza di possibilità, la scuola costa, sia perché in una civiltà contadina era essenziale lavorare e lo studio restava riservato a chi se lo poteva permettere.

Altri tempi, altra realtà, le condizioni di vita, nel bene e nel male, erano ben distinte tra i pochi benestanti e i tanti con poco o niente, non c'erano equivoci, studiare era importante ma non per tutti, necessitava impegno, anche economico, costanza, tempo, che i bambini delle classi sociali meno abbienti in genere non possedevano.

Allora il livello della scuola era molto buono, pur se contrassegnato da una forte selettività, la preparazione degli alunni era alta; eccellenti i docenti, che diventavano tali dopo una lunga trafila.

La loro carriera era legata anche a quella universitaria e non pochi di loro sono diventati ottimi professori universitari, lo stesso Gentile esordì come docente di filosofia al convitto nazionale Mario Pagano di Campobasso.

L'impalcatura generale della scuola oggi è ancora quella disegnata da Giovanni Gentile, ma ne mancano l'essenza, le logiche e i fini; erano, come detto, altri tempi e altra la realtà economica e sociale.

Con la Carta Costituzionale Italiana del 1948, il diritto all'istruzione viene confermato nell'articolo 34, viene introdotto il principio che “la scuola è aperta a tutti”, come pure il diritto allo studio: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Si è imposta così l'idea di una scuola aperta veramente a tutti, anche ai disabili a partire dall'anno 1975, in linea con i principi di libertà e democrazia e con una mentalità più evoluta.

L'esplodere dell’economia industriale ha fatto sparire l’economia agricola di sussistenza, ha diffuso il benessere e migliorato la qualità della vita, anche nell’ambito dell’istruzione.

Nel testo dei padri costituenti, si coglie certamente il nuovo spirito, espresso ben chiaro nella parte dei principi generali.

La sovranità è del popolo, il fulcro intorno a cui ruota tutto il documento è la partecipazione, l'istruzione e la conoscenza sono alla base della partecipazione democratica e dello sviluppo economico di un paese.

Pur tuttavia, la nuova filosofia risulta soltanto parzialmente assimilata nelle scuole, non è adeguatamente vissuta e sentita e così la scuola è finita col diventare una istituzione sempre meno esigente, senza una vera anima, priva di autorevole dignità e di discutibile qualità.

In essa si coglie oggi una sciatteria diffusa, un giocare al ribasso, l'impegno e il merito risultano trascurati e in aggiunta i docenti non sembrano di alto profilo, spesso immessi in ruolo con ricorrenti sanatorie, seguendo mere logiche occupazionali.

Così accade che quella che dovrebbe essere la Missione, il compito primo e più alto della scuola, dei docenti e Dirigenti Scolastici, essere lo strumento concreto per la fruizione del diritto all'istruzione e del diritto allo studio, viene dai più ignorato, banalizzato, soltanto enunciato, spesso nei fatti tradito, anche attraverso titoli di studio vuoti di reali competenze.

Altrettanto ben poco sentito e praticato risulta l'impegno espresso dell'articolo 3 della stessa Carta Costituzionale che rammenta, con una interpretazione estesa alla scuola, ma forse non del tutto pensata dai Padri Costituenti, che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che di fatto possano concretamente non rendere uguali tutti i cittadini, in questo caso gli studenti. Ergo, in una scuola aperta a tutti e voluta a misura di ciascuno, per gli alunni che stentano, si dovrebbero mettere in atto tutte le iniziative in grado di promuoverne le potenzialità, di facilitarne i processi di sviluppo, la loro concreta inclusione e non certo ostacolarla con generiche affermazioni di inadeguatezza e incapacità ma facilitarla attraverso piani educativi su misura adeguati alle possibilità di sviluppo. Purtroppo in molti casi tali progetti più che efficaci strumenti educativi, risultano soltanto meri esercizi di scrittura, semplici burocratici contenitori di parole.

In definitiva sembra che l'ipotesi di una scuola a misura di ciascun alunno, capace di accogliere e offrire a chiunque il meglio, si sia tradotta in un sistema che offre di sovente un menù, per lo più uniforme, ripetitivo e di bassa qualità, che scontenta sia i reticenti che i migliori e li priva, in concreto, dei diritti costituzionali.

La scuola, da quella più antica a quella istituzionale, ha sempre avuto l'onere di trasmettere alle nuove generazioni le conoscenze che l'uomo ha accumulato nel tempo, il sapere, le regole e i costumi tipici di una realtà sociale, una filosofia di vita. Oggi in un mondo molto più dinamico, evoluto e competitivo rispetto al passato il compito risulta più complesso, non è più questione unicamente di far proprie le conoscenze, gli usi e i costumi, le tradizioni di un popolo, è indispensabile la formazione di “teste ben fatte” come direbbe Morin, creative, libere, divergenti, in grado di riproporsi, di adattarsi costantemente ad una realtà che muta velocemente, ad un villaggio che ormai è globale.

Una formazione di tipo circolare, conservativa e ripetitiva non è più idonea, è indispensabile un’attività didattica dinamica e centrifuga, che esca da schemi rigidi e da protocolli da seguire.

Il senso della vita, di cui si ha forte necessità, non può essere più offerto da un sapere confezionato, dato a priori, ma da una conoscenza ricercata, ragionata, confrontata e migliorata continuamente, da una consapevolezza che sia in grado di germogliare continuamente in ognuno di noi durante tutto l'arco della vita.

La scuola ha il compito di spargere semi, di dare slancio, entusiasmo, di proporre modelli, di dare l'input per continuare da sé. Un tempo un diploma e ancor più una laurea erano legali patrimoni per l'intera vita, oggi scadono come un comune alimento se non li si riqualifica costantemente e forse per questo è giunto il momento di cambiare il valore giuridico dei titoli di studio, pensare ad altro, perché in definitiva di stabile ormai non c'è proprio nulla.

Si tradisce il diritto all'istruzione e allo studio ove imperversa la monotonia e la routine, se non si è in condizione di rendere attraente, coinvolgente, emozionante l'attività didattica. C'è la necessità di trascinare e catturare, di rendere i giovani protagonisti di una storia particolare e affascinante, in uno scenario allargato, denso di temi più complessi, tutti degni di analisi e studio, di una realtà globalizzata che si avvale sempre più di tecnologia e multimedialità.

Il diritto all'istruzione e allo studio si garantiscono quando ogni alunno è messo nelle condizioni di conoscere le proprie qualità e diventi capace di promuoverle, di coltivarle e potenziarle, tra i banchi di scuola oggi e un domani all'esterno, nella società, per l'intero arco dell’ esistenza.

Soltanto quando l'obbligo si muta in piacere, allora è certo che il diritto allo studio è veramente garantito e il desiderio di migliorarsi, aggiornarsi, formarsi ancora diverrà costume di vita.

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