LE RONDINI DELLA GALILEO GALILEI

on . Postato in Autonomia scolastica

LE RONDINI DELLA GALILEO GALILEI

di

GIUSEPPE ALESI

La prima rondine venne iersera a dirmi: “E' prossima la primavera” -Gianni Rodari

E' questo un ricordo che qualcuno ha voluto riportarmi alla mente.

Allora, nel 1995, ero in servizio come Preside in una scuola media di Roma che, priva di nome, mi impegnai ad intitolare ad “Antonio de Curtis, in arte Totò”.

Omaggio ad un grande artista, un comico, che aveva regalato agli italiani, in anni difficili, tanti momenti di umorismo e allegria.

Il fatto non passò inosservato, era la prima volta che una scuola veniva intitolata ad un attore e per giunta ad un comico.

Al di là dell'affezione personale al grande Totò, mi sosteneva l'idea che l'allegria, il buon umore dovessero entrare a pieno titolo tra i banchi di scuola e farsi largo tra tanta austerità e serietà forzatamente imposte, immettendo una ventata di aria fresca, spazi di leggerezza e sorriso.

C'era in me, per altro, la convinzione che ottime lezioni di lingua italiana potessero essere realizzate prendendo spunto dalla famosa lettera dettata da Totò a Peppino de Filippo nel film Malafemmena.

E proprio la canzone Malafemmena, rammento con piacere, divenne l'inno della scuola che un bel gruppo di alunni cantava nelle occasioni importanti, sotto la guida esperta della professoressa di musica Picardi e in genere alla presenza soddisfatta della figlia di Totò, Liliana.

Furono quelli anni caratterizzati da grandi entusiasmi, volontà di innovare, di esprimere le conoscenze pedagogiche e psicologiche che avevo maturato. Forte era in me la voglia di coinvolgere tutti, per migliorare una scuola di periferia, sgarrupata sotto tanti punti di vista, perché diventasse un buon polo culturale di territorio. Fu infatti un orgoglio organizzare e inaugurare una vera biblioteca, con tanto di bibliotecaria, ricca di oltre seimila testi ben catalogati, di innumerevoli video cassette, aperta anche al pubblico. Altrettanto entusiasmante fu costituire, l'autonomia scolastica lo permetteva, una reale Associazione di scuole che abbracciava tutti gli istituti presenti nel territorio, al fine di elaborare un ambizioso complessivo piano educativo territoriale, che abbracciasse l'intero percorso formativo degli alunni dalla materna all'università, mettendo in comune risorse umane ed economiche. Il piano doveva essere frutto di un accordo tra l'ottavo Municipio del comune e l'università di Roma Tor Vergata, .

Partecipe di quell'entusiasmo fu l'allora segretaria della scuola, la signora Vittoria Barbati che ci ha lascito pochi giorni fa, è volata via, per essere in tema. Persona che ricordo con molto affetto, per la sua professionalità, la sua sentita partecipazione all'ambizioso progetto, la collaborazione piena e disinteressata, l'impegno aggiunto dovuto alla gestione dell'associazione di scuole che vedeva ben venticinque capi d'istituto riunirsi periodicamente nella scuola.

CONCOMINTANZE

Proprio in quel tempo, quasi a rimarcare il fervore, le aspettative, i positivi auspici, un gruppetto di rondini ha iniziato a nidificava nella chiostrina della succursale Galileo Galilei.

Che meraviglia, ogni anno arrivavano a Marzo, una decina, un piccola colonia, segnando il tempo della rinascita primaverile e nidificavano, tra tanto garrire e il piacere di grandi e piccoli, negli angoli di uno spazio circondato da vetri, aperto in alto e inaccessibile alle persone.

Rondini, rondini, Hirundo rustica-rustica (Linneo 1758), coda biforcuta, piumaggio nero sul dorso e rossi il capo e la gola, non bianchi come i più comuni balestrucci.

I nidi, tre, quattro massimo, erano perfetti, fatti con arte, si riempivano ben presto di piccoli che a becco aperto aspettavano di essere imboccati da adulti solerti e instancabili. Uno spettacolo, da ammirare con il naso all'insù, che riempiva la scuola di piacevole festosità.

Piccoli di rondini allevati ed educati con affetto e cura, in un luogo dove altri piccoli, di uomo, ricevevano analoghe attenzioni.

Rimanevano sino ai primi di Ottobre e svolazzavano nel piazzale della scuola sulla testa di alunni e professori e sui musicisti della fanfara della polizia che, ogni settembre, inauguravano l'anno scolastico con un concerto, aperto a tutti, nel piazzale interno della scuola.

Poi ai primi acquazzoni autunnali si vedevano in fila sui fili elettrici e se ne andavano per tornare la primavera successiva a preannunciare la fine delle attività didattiche, le vacanze e l'estate alle porte.

RIFLESSIONI

La rondine ha da sempre affascinato per la grazia e l'eleganza, è stata adottata come simbolo nazionale in Estonia quale segno di libertà. La ritrovi dappertutto, anche in Scozia sotto il tetto di una nota chiesetta* arrangiata alla meglio da prigionieri italiani finiti lì durante l'ultimo conflitto mondiale e pure nel cielo di Visby, una cittadina sperduta nella lontana isola di Gotland .

Tanti l'hanno onorata in poesia, in musica e in amore, note sono le parole: “ la mia piccola rondine è partita” della canzone “Non ti scordar di me”, un famoso testo degli anni trenta interpretato da quasi tutti i tenori.

I romani le consideravano espressione degli antenati, i lari, che nidificavano sotto i tetti delle case per proteggerle. Esopo e La Fontaine l'hanno rese protagoniste di note favole, tutti le amano per la bellezza e l'eleganza, perché scandiscono il tempo con estrema puntualità, e di loro ci si può fidare. Tornano sicuramente e riempiranno il cielo, come sempre, con delicati volteggi e l'aria con gli allegri e gradevoli garriti.

Non c'è scuola dell'infanzia che non abbia, in qualche spazio, rappresentato le rondini in volo come annuncio di primavera, di risveglio, di rinascita, la Pasqua cristiana di resurrezione le unisce alle uova che si schiudono alla nuova vita.

E così a tutti indistintamente dalla docente Ferretti, amabile bibliotecaria, che bussava alla porta del Preside per avvertirlo, sorridente, che le rondini avevano fatto il nido anche sotto il tetto della biblioteca, alla spumeggiante e intraprendente Vicepreside Gentili, agli insegnanti e agli studenti tutti non sfuggiva quella atmosfera tanto particolare apportata anche dalle poche rondini della Galileo Galilei.

Tutti ne traevano benefici, le emozioni si facevano sentire, diffuso era il piacere di esserci, alta la motivazione al lavoro e allo studio, c'era la voglia di innovare, di volare alto.

Basta poco per fare buona scuola se si vuole, bisogna creare le condizioni, l'atmosfera, saper cogliere gli attimi propizi, l'insegnamento è arte, il docente un artista, altro è meno di niente, è monotona routine, illusorietà.

Se la severa austerità e la “serietà”, non occuperanno prepotentemente tutti gli spazi e il sorriso riesce a farsi largo, gli atteggiamenti diventano positivi, il clima si distende, il benessere fa capolino, c'è entusiasmo e l'apprendimento è facilitato.

Le rondini sono volate via, ma torneranno per la gioia di tutti, è inevitabile!

*Italian chapel, Orcadi

UA-12945503-14