SULLA SCUOLA DIGITALE E NON SOLO

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SULLA SCUOLA DIGITALE E NON SOLO

di

GIUSEPPE ALESI

Abbracciarsi, baciarsi e persino stringersi la mano è cosa da untori

La scuola digitale e a distanza è di enorme attualità in questo periodo in cui le attività scolastiche sono sospese per il Coronavirus. Per il vero se ne parla già da un pezzo e oggi si è imposta, altro non si poteva fare, in un momento di emergenza in cui abbracciarsi, baciarsi e persino darsi la mano è cosa da untori.

In caso di necessità sembra non ci sia alternativa, ma siamo sicuri che questo debba essere, per lo più, il futuro e questa, innanzitutto, si possa definire scuola?

Gli amanti del nuovo, si sfregano le mani, gli infatuati delle mirabilia del digitale, da tempo bussano alla porta convinti e indicano, con motivazioni varie, che quella sia la strada del futuro, il rinnovamento del sistema istruzione.  

Questo fervore non mi ha mai convinto e cercherò di spiegarne le ragioni.

Non abbraccio di certo la tesi del diniego assoluto, la tecnologia digitale è il domani, una opportunità di estrema importanza e va utilizzata, come già accade fuori dalle aule scolastiche, sarebbe stupido ipotizzare il contrario. Lo si deve ovviamente fare, ma con competenza, dandole tutto lo spazio necessario, che sia però equilibrato e ragionato, lasciandole la connotazione di strumento aggiuntivo, talora sostitutivo e compensativo, come è previsto per i ragazzi che hanno difficoltà e strumento di lavoro per tutti.

Tale deve rimanere, una opportunità da utilizzare nel migliore dei modi, senza eccedere. Il quotidiano vede i giovani già sempre più impegnati nell'uso distorto e invadente degli strumenti informatici, degli spazi virtuali, delle relazioni senza volti che catturano e allontanano dal mondo reale.

Il primo obiettivo della scuola sarebbe quello di far conoscere la meraviglie come anche i limiti e le insidie degli strumenti digitali (Dark web), quindi educare all'uso consapevole e competente di cellulari e computer. Il resto lo si faccia con creatività, la voglia, ponderata, di esplorare, di osare.

A SETTEMBRE

Al di là di quanto detto, spero condivisibile dai più, è un fatto, l'emergenza sembra imporre, comunque a settembre prossimo, di trovare per la scuola idonee e non facili soluzioni.

Ragionarne è quindi più che logico anche nell'aspettativa di un rinnovamento dell'intero sistema formativo che dia vitalità e adeguatezza ai tempi.

La scuola come l'abbiamo conosciuta noi più adulti, di stampo illuministico, Napoleonico-Prussiano e poi Gentiliano, ha decisamente fatto il suo tempo da un bel po', è opportuno prenderne atto. La scuola verticale, ad ascensore, selettiva, quella delle predelle, del docente super star, quando c'era, per capirsi, ha già perso giustamente molte delle sue caratteristiche. I conservatori nostalgici se ne lagnano e s'infuriano, lamentando come tutto sia caduto in basso e torto non hanno se si continua nell'incertezza facendo convivere, in modo sconclusionato, vecchio e nuovo, cercando di conciliare maldestramente e a forza opposte istanze (la scuola dei Decreti Delegati del 74, la scuola oggi dell'autonomia e della Dirigenza Scolastica). L'idea del sapere trasmesso, dell'accumulo delle conoscenze in modo enciclopedico è la visione della scuola a cui molti sono ancora saldamente legati ed è connessa alla convinzione che l'alunno, in senso classico: “Colui che è allevato, educato e istruito da persone diverse dai genitori”, debba innanzitutto ascoltare, rispondere alle interrogazioni di verifica ed essere periodicamente valutato.

Chi studia, sarà promosso, chi non studia dovrà ripetere l'anno.

Gli alunni, suddivisi per fasce di età, hanno un programma precostituito da svolgere, un menù uguale per tutti a prescindere dalle esigenze e peculiarità individuali.

Tanti sono stati gli interventi correttivi negli ultimi decenni, non ci sono più programmi prescrittivi, la scuola è inclusiva, è di tutti e per tutti e, in teoria, a misura di ciascuno. Queste necessarie novità sono state spesso mal digerite e talora non condivise, non di rado attuate solo formalmente, tra non poche polemiche, fughe in avanti, contraddizioni, testarde resistenze e sordità legate anche ad una visione romantica della scuola, fuori da ogni realtà. Non di rado ci è capitato anche di criticare i risultati delle indagini internazionali e talora anche le raccomandazioni europee.

E' accaduto così, nel contempo, che tra dispute, estenuanti dibattiti, gli alunni, quelli di oggi, i nati digitali, si siano, nei fatti, perduti di vista, come bambini e bambine, come ragazzi e ragazze e il dialogo con loro si sia molto impoverito.

A guardar bene, al momento, docenti, alunni, e dirigenti scolastici sono, in generale, insoddisfatti, disorientati e ben poco motivati, i risultati a livello di apprendimento poco confortanti, le analisi internazionali lo confermano impietosamente.

Di recente il Ministro ha provveduto a costituire una task-force, una delle tante che, all'americana, amiamo ormai fare per qualsivoglia problematica, di ben 18 componenti presieduta dal prof Bianchi, per valutare come far ripartire la scuola a settembre, visti i delicati problemi sanitari.

A costoro è stata affidato l'arduo compito di analizzare le esigenze del momento e anche, ove possibile, di configurare un quadro stabile di rinnovamento del sistema d'istruzione nel suo complesso.

Per distanziare e limitare le possibilità di eventuali contagi si prevedono, un uso più ampio della didattica online, a distanza, stando a casa, un alleggerimento quindi delle ore di lezione in presenza, un numero ridotto di alunni per classe, una maggiore flessibilità del sistema scuola nel suo complesso.

Una flessibilità che si sta già sperimentando con successo nel mondo del lavoro con lo smart working, il lavoro intelligente, a casa.

Sarebbe non poca cosa se consideriamo che l'impianto orario delle lezioni, della scuola, attività didattiche la mattina, pomeriggio struttura chiusa, è ruotato, secondo un cliché standardizzato rigido e comunque, per lo più, seguendo essenzialmente le esigenze lavorative dei docenti.

La flessibilità, la modularità, orari spezzati, hanno trovato sempre ben poco gradimento.

Figurarsi aumentare l'orario di servizio dei docenti, 25,18 ore settimanali, nessuno ne parla, che sindacalmente è intoccabile come gli orsi del Parco Nazionale e ipotizzare per loro una dignitosa carriera. Una progressione sociale ed economica che renda moderna la professione docente e appetibile anche agli uomini, magari per provare a risolvere lo storico squilibrio di genere, argomento mai ritenuto rilevante.

AUSPICI

Auspichiamo che si proponga un cambiamento, quindi, equilibrato che sappia intrecciare innovazione e tradizione, che mantenga e curi meglio quello che la scuola comunque rappresenta, nella sua essenza formativa, una significativa esperienza di relazione con coetanei e adulti che educano alla vita e alla ricerca del sapere e che osi apportare novità strutturali serie al complessivo impianto.

La scuola è un formidabile laboratorio di confronto e rapporto, fatto di sorrisi, odori, contatti, di voci, di emozioni, di sentimenti e sensazioni, è un'esperienza a tutto tondo, con implicazioni psicologiche rilevanti, profonde e durature.

La scuola è fucina di igiene mentale, è psicoterapia, terapia individuale e di gruppo.

Il fatto che tali aspetti sfuggano o vengano sottostimati, se si pensa alla scuola unicamente come luogo di apprendimenti e basta e non come un complessivo, formidabile ambiente educativo.

In tale ottica due almeno sono, le questioni centrali aperte, la qualità del personale docente, eccessiva la presenza femminile, oggi ancora assunto seguendo mere logiche occupazionali senza un minimo di selezione attitudinale e la qualità del dialogo con le nuove generazioni, i nati digitali, al momento connotato da una sostanziale reciproca distanza, diffidenza e indifferenza.

Viviamo un mondo complesso, di non facile lettura, tanto diverso da un passato anche recente, un nuovo habitat, globalizzato e interconnesso, l'infosfera, come la definisce Luciano Floridi*.

Il mondo delle informazioni, l'irrompere dell'intelligenza artificiale, la robotica, determinano un pantano di “acqua salmastra”*, denso di incognite, ricco di opportunità, dove alla fine virtuale e reale si possono mescolare e confondere e la scuola tradizionale risulta totalmente inidonea. Un epoca così instabile, non facile da interpretare e governare, necessita di personalità flessibili, capaci costantemente di adattarsi e rimodularsi, con alte competenze, con spiccata attitudine al lavoro di gruppo e i Maestri, per ottenere queste competenze, oltre al livello culturale, che qualità dovrebbero possedere? Di sicuro molto elevate.

Le nuove generazioni non possono essere compromesse e bruciate in una scuola che non si cura più di tanto di loro e non forma con adeguata responsabilità.

Una società che non fa una riflessione profonda, un energico sforzo per ricercare una scuola nuova adeguata ai tempi, che vada ben oltre il come disporre banchi e cattedre e come utilizzare la didattica a distanza per l'emergenza del Coronavirus, si sta giocando il proprio futuro.

Se si vuole affrontare seriamente la questione istruzione e formazione, “se si vuole”, è indispensabile, realmente e non soltanto a parole, incentrare l'attenzione sui giovani, recuperarne l'interesse, la fiducia, ricercarne l'alleanza, una complicità emotiva, talora smarrita anche nelle stesse famiglie.

L'uso eccessivo della tecnologia accentua l'isolamento, contribuisce ad impoverire la relazione con gli altri, può creare gravi patologie di dipendenza, è energia sprecata particolarmente se si va a ruota libera, quindi necessitano misura e buon senso.

Alle nuove generazioni va offerto più tempo di dialogo e confronto, quanto di meglio come docenti e come Ministri, quanto di meglio come strutture, strumenti digitali e innanzitutto un’idea di vita. Una proposta di spessore, una traccia da valutare ed eventualmente da seguire, un testo su cui possano comporre la loro musica. E, se proprio non si riesce, almeno garantiamo ai giovani la vicinanza, la sensibilità, il sorriso, la capacità comunicativa della ottocentesca “maestrina dalla penna rossa”.

E, per concludere, anche i medici scolastici di un tempo, eliminati gradualmente con lungimiranza, che facevano preziosa prevenzione e che sarebbero stati in grado di suggerire come mettere i banchi e controllare i contagi in situazioni sanitarie critiche.

*L'infosfera, Floridi Luciano, Cortina Ed., 2020

*“La maestrina dalla penna rossa”, da il Cuore, E. De Amicis

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