SEDURRE

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SEDURRE

di

Giuseppe Alesi

“…mi prese di costui amor si forte che come vedi ancor non m'abbandona”

Paolo e Francesca

(Dante Alighieri)

E' indiscusso che il termine, dal latino se-ducere, trarre o portare a se in disparte, ha nel tempo assunto connotati che richiamano situazioni ed eventi per lo più illeciti e peccaminosi e con essi il rischio alto, se scoperti, della riprovazione collettiva, della conseguente punizione e questo in quasi tutte le latitudini.

Parola intrigante assai la seduzione: “Fu sedotto dal successo, dai facili guadagni, fu vittima, perché sedotto, consapevole o meno, delle malizie femminili, o maschili” e questa è, come detto, l'accezione più comune.

In tal senso la seduzione è arte sottile, le sirene incantano e chi ne è vittima viene travolto dal fascino, dalle lusinghe, dalle promesse.

Nota e struggente l'antica canzone di Francesco Paolo Tosti rivolta ad una maliarda: “Te ne ricordi ancora ? ... accanto a te sognai, folle d'amor..”

In amore la seduzione è fatale, ti fa perdere il lume e poi, non di rado, quando l'estasi si esaurisce, ricordando Massimo Recalcati, improvvisamente, senza ma e senza se, il colpo mortale : “Non è più come prima !”*

Che schianto! E’ duro ritrovare l'orientamento e il senno incautamente perduti, le certezze sono svanite come neve al sole e ti arrovelli tra i ricordi.

E' raro ma, eccezionalmente, la questione amorosa può essere un'intesa particolare, indissolubile, duratura, che va oltre e diventa come tale : “Per sempre”.

Dante riporta le struggenti parole di Francesca: “Amor ch'a nullo amato amor perdona, mi prese di costui amor si forte, che come vedi ancor non m’abbandona”.

LA SCUOLA

E la scuola in tutto ciò cosa c'entra? Sembrerebbe proprio un bel niente!

Ma tralasciando le vicissitudini di coloro che perdutamente dicono di amarsi, degli innamoramenti, delle connesse follie fatte da coloro che sono “in-felicemente” colpiti dal mal d'amore, ci si potrebbe chiedere bizzarramente se la scuola possa sedurre?

Sembrerebbe proprio di no, non piace, non attrae punto, non ha nulla di seducente è andata più o meno sempre così, perlomeno per la maggioranza degli alunni che poi l'hanno frequentata per obbligo.

Talune professoresse, la scuola è per lo più al femminile, per il vero, sembra però che la vivano molto intensamente, l'amano tanto da farne la ragione stessa della loro esistenza. Chi non ha conosciuto qualche Vicepreside, allora così si nominavano, che, spesso prive di altri affetti e per lo più sole solette, rendevano la Scuola la Vita e si immolavano infatuate oltre ogni limite, come se fossero prese da “amor si forte”.

Ma tralasciando i toni impegnativi dei sentimenti amorosi, esiste una sete ardente per la conoscenza?

Una seduzione del sapere?

Cicerone dice che “Innato è in noi l'amore per il sapere”: “Tantus est igitur innatus in nobis cognitionis amor et scientiae”.

Leonardo da Vinci, pur consapevole delle sue scoperte e conoscenze, era fortemente crucciato per il limite, per quanto vastissimo fosse il non ancora indagato e conosciuto.

C'è quindi, in tutti noi, un'intima possente molla che ci spinge, da sempre, a curiosare e indagare, a cercare di comprendere la nostra natura, il significato dell'esistenza, del mondo nel quale viviamo, di quanto ci circonda.

L'Ulisse dantesco, sconfitte le arti seduttive delle sirene e della maga Circe, l'omerico lo vede ritornare, tra tanti affanni, a casa dagli affetti, assetato di conoscenza sembra non sia più tornato ad Itaca e si sia perduto oltre le colonne d'Ercole, dopo aver incitato i pochi compagni rimasti con: “Fatti non foste per viver come bruti ma per servir virtute e conoscenza”*

Straordinaria la versione dantesca, Ulisse tralascia gli affetti, Itaca, Penelope, il figlio, che pur ama,

e si fa travolgere dall'ardore per la conoscenza, dal piacere del sapere oltre ogni limite, dalla ricerca della Verità oltre l'infinito.

Galileo Galilei ricercava, con passione, rigore e caparbietà, la presenza del Creatore anche nei sassi.

Anche questa è seduzione? Di certo è un amore incontenibile!

L'ardore per la conoscenza è tale che spinge taluni a rischiare oltre ogni ragionevolezza.

E’ appena il caso di ricordare che la conoscenza è esperienza di libertà, rende liberi e autonomi.

Ma questo intimo slancio, questo fulgido lume, a scuola sembra si spenga.

Come è possibile che questa esaltante intima motivazione alla conoscenza, presente in ciascuno di noi, particolarmente nei più piccoli, a scuola si attenui o svanisca?

Cosa accade! I più, infatti, scalpitano, sono svogliati e riottosi, gli altri la subiscono senza alcun entusiasmo.

I docenti, la vivono con poco entusiasmo anche loro, non ne fanno mistero! Lo dicono ai genitori da sempre: “Suo figlio potrebbe fare di più!”, “Non si applica e non studia, è svogliato!”

Manca un Ulisse che inciti, affascini e trascini, un vero capitano da seguire? Un condottiero? Un Socrate che stimoli la voglia innata di ricercare, di esplorare, di ragionare, un qualcuno, più semplicemente, che ti orienti, affascinandoti, alla vita. Un Coach come si direbbe oggi?

E' molto probabile ma, si evita di dirlo ed è più comodo menare il can per l'aia pur di non affermare che per fare l'insegnante, più che punti in graduatoria, necessitano doti particolari.

Non c'è bisogno, quindi, in assoluto di riforme o di investimenti straordinari, ma sicuramente di veri educatori.

E di questi, in verità, se ne vedono sempre meno.

Per essere educatori e non soltanto predicatori, sia come genitori che come insegnanti, bisogna, innanzitutto, saper ascoltare e per farlo seriamente, è opportuno dedicare tempo all'ascolto, porre attenzione, quantomeno posare il cellulare e non parlare con “Lea”*.

Provare a comprendere quanto l'altro ha da dire, anche quando non condividiamo, significa essere in grado di tacere, dote ed esercizio insieme, e non è per nulla facile, ma merita farlo per se e per gli altri.

Serve un adulto insomma, paziente, non presuntuoso, dotato di buon senso, testimone di faticosa coerenza, un “eroe” da ammirare, un Maestro degno di essere ricordato come genitore e come insegnante, capace di sedurre per quel che sa e per il suo saggio equilibrio.

Ma questo troppo spesso non c'è e neppure lo si cerca.

*Massimo Recalcati, “Non è più come prima”, Cortina Editore, 2013

*Dante Alighieri, Inferno, canto V e XXVI

*Lea, nome di cane usato in pubblicità.

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