POSSO ANDARE AL BAGNO?

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POSSO ANDARE AL BAGNO?

di

GIUSEPPE ALESI

Questa domanda che spesso fanno gli alunni in classe, parte ben nota della vita scolastica, non rappresenta solamente una naturale necessità legata allo stare in classe per più ore, è spesso indicatore, trascurato, di ben precisi aspetti psico-pedagogici.

Si vede una mano alzata e: “Professore', posso anna' ar bagno?

Siamo a Roma e questo è il modo di parlare in particolare nelle periferie.

Se le richieste aumentano si interviene con un laconico: “Non più di uno alla volta!”

Anche al fine di evitare spiacevoli episodi. E poi si sa i bagni sono ambientini...

L'età è quella che è e spesso le pareti sono zeppe di scritte non sempre rassicuranti, garbate e caute.

Dall'innocuo e delicato “Maria ti amo!” si passa a ben altro.

I maschi sono indiscutibilmente i più fervidi e sfrontati, ma anche alle femmine, da qualche tempo, non mancano fantasia e intraprendenza, si è in piena tempesta ormonale e si fa fatica a controllarla.

Certo non siamo all'autogrill dell'autostrada, dove i messaggi, nelle toilette, sono spesso molto volgari ed espliciti gli inviti.

Siamo a scuola, le cose sembrano ben diverse, pur tuttavia qualche episodio importante si è verificato anche tra le sacre mura, eccome! Magari anche documentato con il cellulare.

Quindi la cautela per taluni docenti è giusta e doverosa e tesa a contenere la frequentazione, poco controllabile, di un luogo che può scatenare più che qualche pulsione di troppo, qualche bravata.

Se un alunno chiede ripetutamente di andare in bagno normalmente la docente osserva: “Ma ci sei già stato!” Ne segue un disinvolto “Professorè, me scappa!”

E allora, la navigata insegnante si avventura, quale deterrente, nella richiesta di un eventuale certificato che attesti la patologia e la necessità continua del bagno; ha percepito bene che trattasi di manfrina, tipica di chi ama poco stare in classe e ascoltare la lezione e vuole frenare l'esodo.

I SEGNALI

E' un gioco tra le parti, antico, uno dei tanti che vede contrapposti due contendenti, alunni furbastri e svogliati da una parte e astuti docenti dall'altra, una sorta di sottile guerra dichiarata nell'intimo e decisamente ben poco produttiva, come tutte le guerre anche quelle senza armi vere.
Nella ferma convinzione che le furbizie non debbano essere tollerate e chi le attua vada smascherato e punito, l'insegnante tenta, a sua volta, di farsi più astuto e crea tranelli per stanare gli stolti.

E ghignando sostiene che: “Questi quattro pischelli a me non la fanno!”. Stranezze educative di basso profilo pedagogico.

Potremmo affermare che l'andare in bagno è spesso il modo per liberarsi da una situazione noiosa, ansiogena e pericolosa, basti pensare, per esempio, se c'è il rischio di una possibile inattesa interrogazione? I più concorderebbero e proseguirebbero che è, comunque, tipico degli svogliati, degli irrequieti, di coloro che a scuola ci vanno a perder tempo, a scaldare il banco.

Certamente è così! Questi alunni non sono motivati, il loro grado di interesse è pari allo zero.

Ma anche Matteo, alunno scrupoloso, che si applica, ha sbadigliato, pur mettendosi la mano davanti alla bocca e ha chiesto di uscire. Allora una riflessione più attenta del fenomeno va forse fatta.

E' opportuno, è professionale cogliere i segnali e domandarsi come mai molti alunni chiedono di andare in bagno, mentre altri sonnecchiano, guardano fuori dalla finestra, giocano nascostamente con il cellulare e sono distratti? Direi proprio di si!

L'aula ha le finestre chiuse già da qualche ora e il tasso di anidride carbonica è alto, manca l'ossigeno e un po' tutti, anche quelli più bravi, sembrano intorpiditi da uno strano teporino che avvolge l'aula, insegnante compreso.

La motivazione generale, ammesso che ci sia stata, è finita nel sottosuolo, per altro l'argomento e le cose che si fanno sono noiose e pesanti, l'aria è pesante e i meno sensibili ai doveri scolastici sono i primi ad agitarsi e a cercare vie di fuga, è normale!

Ma i temi che si trattano a scuola, sostiene qualcuno, non sempre si prestano a piacevoli alleggerimenti e divagazioni! Certamente è così!

E' pur tuttavia vero che mostra molta professionalità quel docente che riesce a correggere con frequenza la rotta, che si preoccupa di tenere sempre alta l'asticella dell'attenzione, che comunque concede pause. E' un buon insegnante colui che si rende conto che proprio la motivazione, chiave unica per gli apprendimenti, è scesa molto e prima che raggiunga lo zero è in grado di ravvivare l'interesse degli alunni, ricreando un clima di adesione e partecipazione.

E' docente di livello quello che usa il buon senso e si avvicina alle sensibilità dei propri alunni sapendo che loro leggono il mondo con strumenti mentali e non ben diversi da quelli di un adulto. E' un bravo docente colui che abbandona la comoda e tradizionale lezione frontale e percorre, flessibilmente, strade comunicative diverse che potrebbero essere più accattivanti ed efficaci.

E trova anche il modo di, senza ostinatamente vietarlo, utilizzare lo smartphone, anche allo scopo di educare i giovani ad un uso più consapevole e responsabile degli strumento.

In ultimo è docente apprezzabile quello che sorride, che non trova disdicevole giocare con i propri alunni, che si fa stimare e apprezzare per quello che dice e coerentemente per quello che fa, con garbo e competenza.

Si potrebbe più semplicemente affermare che questo è un Docente.

RIMUOVERE GLI OSTACOLI

Quando siamo allo zero, in meteorologia si dice che nevichi, in classe è il momento ideale per veicolare apprendimenti, tutto scivola via come su un terreno impermeabile. L'insegnante ha fatto la sua brava lezione, “il suo dovere” e magari è pure contento, Lui, perché gli è riuscita bene e ha detto tutto quello che doveva dire.

Il suo è un piacere quasi sinistro, tutto suo, non si è reso conto che ha massacrato gli alunni e ha negato loro il diritto allo studio. Ho esagerato? Qualche volta può accadere. Ma in questa occasione, direi proprio di no!

La Costituzione prevede all'articolo 3 nel primo comma l'uguaglianza formale tra i cittadini e nel secondo che la Repubblica, onde rendere sostanziale tale enunciato, si adopera a rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano tale eguaglianza.

Potremmo asserire che anche a scuola nel momento in cui si pongono ostacoli, più che toglierli, si limita di fatto il diritto all'istruzione e allo studio? Penso proprio di si!

Questo è il compito dei compiti della scuola e di un docente che sa perché è lì e quale è la sua Missione: “Garantire a tutti l'accesso alla conoscenza, all'apprendere, anche a quelli che ne hanno poca voglia”.

E' certo cosa non facile coinvolgere e interessare i riottosi cronici, è molto complicato far si che tutti e dico tutti, siano a loro agio a scuola e la frequentino piacevolmente, questo è e rimarrà semplicemente una bella utopia.

Il tutto lo si faccia comunque, con scienza e coscienza, senza tanti si e tanti ma, con le risorse che al momento sono disponibili, consapevoli che questo è fatica e non poche sono le difficoltà che si possono incontrare. Ne vale la pena in assenza di una ragionata politica scolastica e per come docenti e capi d'istituto vengono trattati nel nostro paese?

Per quel che mi riguarda, tenendo presente che parliamo di giovani, nostro patrimonio più pregiato, direi proprio di si.

E' appena utile, perché le cose già migliorino, soltanto porsi il problema e domandarsi semplicemente: “Oggi quanti ne ho esclusi, quanti ne ho perduti? Mi sono beato dei pochi che, pur se un po' intorpiditi, hanno tenuto duro? Quale è la qualità della mia relazione con gli alunni? E ancor più, come scuola, quanti ne stiamo perdendo tra dispersione e elusione? Siamo stati in grado, come istituzione, di coniugare, nei fatti, non soltanto su i documenti cartacei, (PTOF), equità, qualità e inclusione?”

Per concludere con una nota di provocatorio colore, è stato fatto un grafico, raccogliendo i dati, di quanti giornalmente a scuola vanno in bagno? In quali sezioni il fenomeno è più ricorrente e magari anche con quali docenti? Nel regolamento d'istituto, più che riportare quanto già previsto in norme generali, c'è un articolo che solleciti i docenti ad aprire, di tanto in tanto, le finestre delle aule per cambiare l'aria? Che inviti tutti, alunni, genitori, docenti e personale ATA, a curare gli ambienti scolastici per renderli, oltre che sicuri, anche gradevoli? Che preveda un premio annuale per gli alunni che si siano distinti per civismo, merito e altruismo?

BUON NATALE A TUTTI

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