SILENZI EDUCATIVI

on . Postato in Autonomia scolastica

SILENZI EDUCATIVI

di

GIUSEPPE ALESI

A volte lui le dice: “Ti amo. Niente di più, del resto. Ma allora lei gli mette il dito sulla

bocca e gli dice: Sst!” Francois Jullien

Dobbiamo a S. Freud, alla sua vasta opera di indagine e studio, alle sue fervide e brillanti intuizioni, al suo ordinato costrutto evolutivo, che noi oggi parliamo di inconscio, mondo sommerso, luogo di magagne e di conflitti, e di mondo affettivo.

Da allora a questa sfera non razionale, nascosta, sfuggente e intricata, ma prepotente e forte nel determinare le condotte umane, è stato dato sempre di più maggiore rilievo in ambito educativo, superando le impostazioni illuministiche Cartesiane.

E' ormai un dato noto che la sfera affettiva di ciascuno di noi, pur avendo raccolto al concepimento tratti genetici, si forma, nella sua essenzialità, al contatto con l'ambiente nel primo anno di vita, particolarmente importanti risultano i primi sei, poi è tutto un graduale stabilizzarsi e perfezionarsi, sino alla costituzione di una personalità che unisce quindi in sé, in modo unico ed originale, geni ed esperienze ambientali.

Il fatto che i primi sei mesi di vita siano ritenuti i più delicati e determinanti, che l'attaccamento, il legame intimo intenso e tenero con la madre venga dagli studiosi valutato centrale, che le cure, le sollecitudini affettive siano così importanti, è tutto connesso alla situazione iniziale di completa dipendenza del piccolo dall'ambiente, dalla sua inermità e mancanza di autonomia.

Il rapporto con l'adulto, con la madre in particolare, è totale, è, per intenderci, amorevole accoglienza o abbandono, vita o morte.

La relazione, in tale periodo, è sostanzialmente a pelle, fatta di odori, tepori materni, sorrisi e carezze, necessita di tempo, poche parole, tanti silenzi.

Ma questi silenzi sono densi di significati, sereni e rassicuranti, inquietanti e paurosi.

Il silenzio, la lieve carezza, il sorriso che acquieta e con gradualità educano al nuovo, ai rumori, agli odori, ai colori, al mondo, alla vita, sono nutrimento essenziale per la sfera affettiva.

Questi Silenzi sono educativi!

I SILENZI

Il silenzio innanzitutto è l'opposto del rumore, del frastuono, del baccano, e come tante delle umane cose esiste in virtù del suo opposto, si ricerca quando si è saturi del chiasso, si auspica di abbandonarlo quando si è altrettanto saturi di silenzio. In passato il silenzio era definito D'Oro, più spesso si consigliava, ricercava e se ne fruiva per meditare, riflettere, riposare, tramare. I tempi allora erano distesi, i cambiamenti molto spaziati. I ritmi di vita sono mutati e , nel tempo, diventati sempre più incalzanti, frenetici, caotici e rumorosi, e gli spazi per le pause e i silenzi si sono enormemente ridotti, come anche gli stessi luoghi fisici dove esercitarli e goderli.

L'oggi è un continuum, viviamo nel caos, di notte e di giorno giostriamo con il telefonino, gli SMS arrivano ovunque e in qualsiasi momento, a tutte le ore, siamo immersi nei media sino al collo, anche gli insospettabili, come me, ne fanno un uso abbondane, non c'è tregua. Il non parlare con il vicino è consuetudine, in silenzio chattiamo, parliamo attraverso la rete, con altri che non sono accanto a noi, rendendoci estranei al contesto fitto di rumori, oppure ci si apparta nel chiuso di una stanza e in silenzio si passano ore a navigare ovunque dando spazio a qualsivoglia pulsione, convinti che nessuno ci veda.

Ma una pacata chiacchierata con il vicino in carne ed ossa?

E innanzitutto con noi stessi?

A quando?

Non c'è tempo!

Da un bel po' Duccio Demetrio si dedica al Silenzio, anzi ha istituito in Anghiari, proprio una Università: “Libera Università della Autobiografia e Accademia del Silenzio'”.

In questi ultimi tempi sono stati editi, in successione, tre libelli*, ben piccoli rispetto alle sue antecedenti pubblicazioni e tutti incentrati sul silenzio, tre deliziosi distillati : Silenzio, Silenzi d'amore, La scrittura è il Silenzio interiore.

In uno dei tre libelli fa anche “un inventario silente”

Silenzi della gioia condivisa..

Silenzi commossi dell'amore, dell'attesa, dell'incontro...

Silenzi del lutto, della perdita..

Silenzi alla nascita di un figlio..

Silenzi imbarazzanti....

Silenzi dell'odio...

E' un inventario lungo, solo in parte quì riportato, che è li ad indicare come il silenzio faccia parte integrante del vivere quotidiano. Quello su cui l'autore si sofferma, più attentamente, è il Silenzio voluto, desiderato, quasi filosofia di vita e non obbligato, quel Silenzio a cui, in forma antagonista, il frastuono di ogni tipo sembra voglia negare ogni diritto d'esistere.

Si passa così da quel silenzio, “Sst” con il dito indice sulle labbra, d'intesa, coinvolgente, tipico degli innamorati che, presi, si guardano negli occhi e si promettono, nel Silenzio, cose solenni che poi non sempre manterranno, al Silenzio che si colma di emozioni per gli incanti, quasi dimenticati, della natura: il fruscio delle fronde, il lieve canto degli uccelli, lo sgocciolio della pioggia, il balzo fuori d'acqua di un pesce, lo scrosciare del torrente, il ronzio delle api, lo scricchiolio delle foglie secche sotto i piedi, il crepitio d'un fuoco che arde, l'odore del fumo e dell'erba appena tagliata, magie impercepibili se distratti da tanti rumori.

Anche la neve predilige scendere giù lenta nell'incanto del silenzio.

E, in ultimo, il silenzio introspettivo, scelto e voluto, quello che consente di stare soli con sé stessi, di guardare dentro la cantina dell'anima, di avventurarsi tra la polvere delle cose nascoste.

Tutta materia utilizzata a piene mani dai poeti che hanno scritto fiumi di intime parole su pagine che si sfogliano e si apprezzano nella calma del Silenzio.

Di questo ultimo Silenzio D. Demetrio ne fa poi una sorta di terapia psicologica e la propone come forma educativa, la cosa non è una assoluta novità, se di terapia si tratta, già l'intervento psicanalitico segue questa strada, ci si avventura, guidati, nel marasma polveroso, negli anfratti, di un mondo spesso anche a noi stessi ben poco conosciuto, scendendo per gradini nell'anima più profonda, l'inconscio. Lì, come in una vecchia soffitta, c'è di tutto, cose a forza rimosse e dimenticate, foto sbiadite, paure nascoste, impulsi segreti, celati e indicibili, ricordi lontani, emozioni sopite che, riportate alla luce, stringono la gola. Nell'introspezione si va da soli in punta di piedi e in Silenzio si fa autoanalisi, ci si guarda dentro, non si andrà forse tanto in profondità, il buio è fitto, ma di certo, in fine, ci si conoscerà un po' meglio e benevolmente ci si potrebbe appropriare di un noi più reale, in parte ripulito da camuffamenti e finzioni, alleggerito dal peso di dover apparire diversi da ciò' che realmente si è.

Ancor meglio è se si avrà il coraggio, autobiografico, di scrivere quel che si sente e si prova, dopo aver ricomposto i frammenti, rimembrare, (rimettere insieme le membra) nudi dalle tante sovrastrutture, avventurandoci a parlare di sé in prima persona come accade nei diari segreti .

Ci si educa, così e in silenzio, a guardarsi allo specchio, ad avere dimestichezza con i nostri sentimenti e le nostre emozioni, le nostre paure, a confrontarci con quel Silenzio che evoca il Silenzio, terrificante, dei Silenzi.

Ci insegna ad essere più schietti con noi e con gli altri, ad apprezzarsi comunque per quel che realmente si è e non per quel che crediamo o vorremmo essere, a non fingere, a non nascondersi costantemente, perché forse non ci piacciamo per nulla e vorremmo essere ben altro e in ultimo ad ascoltare, rispettare e capire un po' meglio quanti sono intorno a noi.

Il Silenzio convive spesso con la solitudine, lo star soli, che per taluni è, forse mentendo a se stessi, “tanto bello”.

E' il Silenzio dell'abbandono, di chi è solo, che si fa compagnia col chiacchiericcio ininterrotto del televisore sempre acceso, che traffica ore e ore davanti al P. C., che si affeziona, gioco forza, ad un cane o ad un gatto che fa da compagnia.

Nel silenzio solitario, ma non troppo perché c'è Lui, il mistico, l'eremita si avvicinano al Sommo e si abbandonano alla Sua rassicurante presenza, nel silenzio intimo della preghiera il credente è in contatto con Dio, in silenzio raccoglimento si ricerca il sacro e si celebrano i riti.

Tutta la vita monastica ruota intorno al silenzio.

Anche il non credente cerca il silenzio, come oasi, come opportunità di ritiro e di riflessione, pur senza interlocutore.

E' bene ricordare, inoltre, che, al di là delle tante positività, molti drammi e molte nefandezze si vivono e consumano proprio in silenzio, che quatti, quatti si tradisce, si tramano spesso vedette e turpitudini varie lentamente meditate.

IL VALORE EDUCATIVO DEL SILENZIO

Il valore educativo del Silenzio, parente stretta della lentezza, è veramente notevole e andrebbe indiscutibilmente riscoperto e maggiormente curato anche nelle aule scolastiche, non riportando, per amor di cielo, indietro l'orologio a quando nelle scuole il silenzio “tombale” regnava sovrano, come anche nei grandi palazzi del potere, come anche in chiesa per trasmettere un rispetto e una solennità, fuori di misura, che lasciasse intendere a tutti, interdetti, quanto poco si potesse contare.

Proviamo con gli alunni a sentire talvolta il “volo di una mosca”, cerchiamo di comprendere cosa significhi dire:” Non volava una mosca!”, o il restar muti e in silenzio, quasi paralizzati non per proprio volere, quando si è colpiti in pieno viso da un tuonante: “Stai zitto tu che non capisci nulla!”

Ci si educhi a tacere, a concentrarsi, a parlare al momento opportuno, a far uso delle pause, a percepire i rumori e i suoni più sottili, anche quelli dell'anima, a fare l'esploratore di sé stessi. A guardare le cose più minute, quelle che passano inosservate, perché ritenute insignificanti e perdita di tempo.

Investighiamo, perlustriamo e ricerchiamo dentro e fuori di noi, senza far chiasso, lentamente, cimentiamoci nello scrivere autobiografico.

Proviamo a vedere quanto tempo siamo in grado di stare zitti, con il telefonino spento.

E poi, saturi, per bilanciare e rompere il silenzio, a cantare, esultanti, con gli alunni, a squarciagola:

“Il ragno e la mosca”*, o a gustare, nuovamente in silenzio, l'urlato Jùrame del tenore R. Villazòn, le rullanti note della marcia di Radetzky, le alternate armonie della settima Humoresque di Dvorak.

Uscendo dagli schemi, per smuovere le acque spesso stagnanti della tradizionale lezione, osate e non ve ne pentirete, proponiamo domande curiose: “Le farfalle dormono? E, se fosse, dove dormono?”

Riflettiamo in silenzio, date tempo.

Poi parliamone, argomentiamo e scriviamone, si potrebbero aprire scenari infiniti di vivace, ragionata, conoscenza.

In ultimo, ricordiamo che in Silenzio si ascoltano la voce calda e pacata della maestra, le parole dei compagni di classe. L'ascolto silenzioso è accoglimento concreto intimo riguardoso delle fantasie, delle esuberanze, dei dubbi, delle paure, delle difficoltà e genialità che convivono in ciascuno di noi e negli alunni che bazzicano malvolentieri le nostre scuole.

Bisogna esercitarsi a stare un pochino zitti, c'è tanta gente saccente che blatera a sproposito, non sono per nulla pochi quelli, insegnanti compresi, che parlano, parlano e magari anche ad alta voce visto che, Loro, non ne possono proprio più e fanno chiasso.

*Duccio Demetrio, Silenzi D'amore, Mimesis

*Duccio Demetrio, Silenzio, Messaggero Padova

*Duccio Demetrio, La scrittura è silenzio interiore, Lit Ed.

*Il ragno e la mosca, motivetto vivace e fragoroso cantato da alunni mentre si recano in palestra accompagnati e diretti da un Professore di educazione fisica un po' diverso.

E' RIPARTITO L'ANNO SCOLASTICO!

AUGURI

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