EMERGENZA EDUCATIVA

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E avviene pure che il Maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui”

Platone, “La Repubblica”

EMERGENZA EDUCATIVA

Di

GIUSEPPE ALESI

E' gioco forza proseguire sul tema dell'emergenza educativa, ha infatti inondato le cronache la sventurata e deprecabile vicenda del Prof. di un istituto superiore di Lucca beffeggiato e umiliato da uno e più studenti in classe.

Un bell'imbusto, tra gli altri che lo prendevano in giro, esclama, casco in testa, con fare minaccioso, più o meno: “Mettiti in ginocchio! Qui comando io!”

La scena è documentata dalle riprese fatte con il telefonino da altri compagni di classe.

Le scene esecrande, è la moda, vanno documentate dagli astanti che in genere se ne compiacciono.

Cosa dire! Unicamente che una cosa simile non si era mai vista, accadimenti analoghi, non di tale spessore e tracotanza, si sono verificati già nelle nostre scuole ma, comunque, probabilmente sono stati minimizzati e alla bisogna sottaciuti e coperti, perché fare clamore…e poi non è mai troppo opportuno!

Eppure parliamo di scuola, istituzione intenzionalmente preposta all'educazione e alla formazione culturale delle nuove generazioni e su certe intemperanze bisognerebbe mostrare molta fermezza.

Questa vicenda, vergognosa, che ha fatto il giro dei media e di cui poi non si è parlato più, ha messo in luce, ancora una volta, una reale emergenza educativa che spesso viene banalizzata o sconfessata.

La domanda che subito ci si dovrebbe porre è: “Chi ha educato quel giovane?" Eppure non pochi si sono fatti altra domanda: “Perché il Prof. è stato così inerme e non si è fatto rispettare?”

Quasi a voler dire che “l'imbelle docente”, imbambolato, privo di polso, proprio perché tale, se lo fosse, tutto sommato, meritato e il ragazzotto, esuberante, a ben guardare si era soltanto approfittato delle circostanze esagerando un pochino, perché, in definitiva, sono pur sempre ragazzi.

In aggiunta, e non è cosa da poco, non mancano le recenti intemperanze degli adulti genitori che, non tollerando bocciature e brutti voti, passano, senza remore, alle vie di fatto nei confronti degli insegnanti, contestando veementemente le loro decisioni.

Appare evidente che i docenti, su cui forse ci sarebbe anche qualcosa da dire, e la scuola nel suo complesso hanno perduto molto in considerazione e autorevolezza e allora quando socialmente tali doti non vengono più riconosciute o, comunque, spesso messe in discussione, al di la delle sempre più tenue epidermiche reazioni di riprovazione per ciò che accade, sarebbe opportuno farsi qualche domandina.

ECCESSI DI LIBERTA'

E' da tempo che, nelle mie piccole cose, richiamo l'attenzione sul problema educativo; Platone nella Repubblica, IV secolo a. c., scrive :

“Quando un popolo divorato dalla sete della libertà si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanto ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi sono dichiarati tiranni

E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito uomo senza carattere, servo.

Che il padre impaurito finisce di trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato.

Che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui.

Che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani.

In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno.

In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.*

Cosa dire dell'attualità delle parole di Platone?

In prima battuta, a mo' di consolazione, verrebbe da affermare che non c'è nulla di nuovo sotto il sole e che certe cose accadevano anche tanto, tanto tempo fa.

In tal caso dimenticheremmo però, superficialmente, che sono trascorsi da allora ben quasi 2400 anni e che verosimilmente ai miglioramenti sociali dovuti alle innumerevoli scoperte e alle invenzioni che hanno caratterizzato lo sviluppo dell'essere umano sino ai nostri giorni, si è associato un altrettanto grande sviluppo sociale e culturale.

La civiltà e il vivere con gli altri hanno subito dal Codice di Hammurabi ad oggi, enormi migliorativi mutamenti, le Costituzioni, la democrazia si sono imposte, consolidate e diffuse, regole e principi generali hanno educato sempre più l'uomo a vivere con gli altri.

Tutti, se pur in forme e modi diversi, sono consapevoli che stare insieme è meglio e che questo comporta accettare regole, coniugare i diritti di cui puoi godere ad altrettanti doveri, rinunciare, per il bene comune, ad egoismi personali, controllare e tenere a bada l'innata aggressività.

E allora?

E allora, forse inavvertitamente, abbiamo ecceduto, ci siamo ubriacati di libertà e abbiamo perso il senso della misura, tutto è diventato grottescamente giustificabile, qualsivoglia limite può essere superato tra indifferenza, poca attenzione e qualche sorrisetto di troppo.

E' da stolti ammorbidire oltre misura, non rendersi conto che c'è una emergenza educativa, ignorarla o scherzarci sopra è imprudenza grave.

“Ma dai! Cosa vuoi che sia! Sono ragazzate!”

Questo è il modo più sbrigativo di liquidare accadimenti spesso molto fuori dalle righe.

Una percentuale alta dei nostri giovani risulta, oltre a non brillare per competenze culturali, essere ignorante, incompetente nel vivere con gli altri, male educata e non rispettosa delle più elementari regole del vivere civile.

La scuola per tutti ha decisamente abbassato l'asticella culturale rispetto ad un passato in cui l'educare, nel suo complesso scolastico e familiare, era molto rigido, selettivo, quello scolastico in modo particolare e dalle elevate pretese ma, innegabile altamente formativo, se pur per pochi.

Forse è il caso adesso di riportare l'educare al centro della discussione, diminuire le dosi massicce di tolleranza, ricercare nuovi più corretti l'equilibri, perché in definitiva di equilibri si tratta.

E' il caso di coniugare, almeno a scuola, nel miglior modo possibile, equità con qualità, tenendo conto che “Vi è un'attenuazione della capacità adulta di presidio delle regole e del senso del limite...”**.

Il malessere diffuso per una scuola marginalizzata e allo sbando, che offre ben poco sia sul piano educativo che formativo, ha fatto esplodere persino Ernesto Galli Della Loggia, intellettuale di spicco, che, sul Corriere Della Sera, in una lettera rivolta al Ministro dell'Istruzione ha scritto, qualche tempo fa, forse provocatoriamente, ma non troppo, che sarebbe opportuno ripristinare nelle classi cattedre e predelle di un tempo, l'obbligo per gli alunni di alzarsi in piedi quando entra l'insegnante, abolire occupazioni e autogestioni, eliminare la presenza ingombrante dei genitori, ridurre al minimo la collegialità dei docenti, ecc.,ecc.

Si auspica un ritorno al rigore e alla serietà di un tempo, ad una Scuola del silenzio e non della permanete gazzarra, riproponendo la centralità del docente in sostituzione di quella dell'alunno per altro abbondantemente turlupinata.

Trattasi di una mera, banale provocazione?

Qualcuno scherzosamente ha detto che al dottor Della Loggia è scappata la frizione, sarà pur vero ma, di certo, si sente a pelle che le questioni educative, scolastiche e non, sono in crisi profonda.

Abbiamo ecceduto in libertà, ci siamo beati del tutto è possibile, abbiamo perduto il senso della misura, reso, nei fatti, marginale l'istituzione scolastica.

Siamo andati, incuranti, ben oltre tra egocentrismo e voglia di successo personale, scrollandoci di dosso, per mancanza di tempo, anche le responsabilità educative che ognuno ha nei confronti dei figli e della comunità.

* Platone, “La Repubblica”

** Indicazioni Nazionali, anno 2012

BUONE VACANZE A TUTTI!

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