Quali Skills?

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Quali Skills?

“Il sessantacinque per cento degli studenti di oggi farà mestieri che oggi semplicemente non esistono.” Ludovico Albert

Quali skills per i giovani del ventunesimo secolo? Cosa può fare la scuola?

E' il titolo del convegno internazionale tenuto da Treellle e Fodazione Scuola a Roma lo scorso settembre a cui hanno partecipato, come è di costume per Treelle, illustri relatori nazionali e internazionali, quali: Charles Fadel, Alexsander Riedel, Andeas Schleicher, M. Stevenzon e poi Franco Bassanini, Francesco Profumo e Salvatore Giuliano.

Il tema è stato: le abilità indispensabili ai giovani per vivere nel ventunesimo secolo. Ho scritto la parola abilità volendo semplicemente annotare che, pur se nella lingua italiana esistono termini corrispondenti molto efficaci, il linguaggio internazionale di internet, necessita ormai, per essere tale, di specifiche parole chiave di lingua inglese che negli ultimi decenni sono state adottate e riconosciute, sempre più spesso, come veicolo comunicativo comune.

Ciò' è conseguenza di una realtà in cui le comunità umane sono diventate sempre più vicine e connesse e, come tale, alla inevitabile tendenza, sempre più accentuata, di adottare, almeno in certe circostanze e per talune specificità, espressioni comuni.

La padronanza di più lingue e soprattutto dell'inglese, che ha assunto nel tempo un ruolo di centralità e supremazia, sono ormai prerequisiti di fondo indispensabili per vivere in un mondo molto allargato, dominato dalla globalizzazione, da internet, caratterizzato dalla comunicazione immediata e dalla enorme circolazione di conoscenze.

E' già da tempo che si discute del tema delle competenze da fornire ai giovani particolarmente nelle scuole e al fatto che queste, al momento, trasmettano spesso contenuti non in linea con quanto richiedano i tempi e anche poche competenze.

Nel scuole italiane è stata per anni nota, per esempio, l'incompetenza diffusa nel parlare e comunicare in inglese pur studiando la lingua per anni e così oggi in quasi tutti gli istituti si adottano stimolanti percorsi incentrati sul parlare e comprendere, con certificazioni finali attestanti il grado di padronanza linguistica, la competenza.

Egualmente modesta la competenza per gli alunni che, pur sapendo bene che l'area del rettangolo si ottiene moltiplicando la lunghezza di un lato per la lunghezza dell'altro, rimanevano interdetti se si domandava loro di quanti metri quadri fosse la loro aula. Ora che il discorso sulle competenze, la capacità di utilizzare nel concreto del quotidiano quanto si sia appreso, si è chiarito, ancorché risolto, ci si interroga su quali skills, abilità, debbano possedere i giovani per districarsi in un mondo tanto dinamico e così diverso già rispetto ai pochi decenni fa.

ALCUNE QUESTIONI APERTE

Nelle puntuali relazioni introduttive di Ludovico Albert, Presidente della Fondazione per la Scuola, e ancora più in quella di Attilio Oliva, Presidente di Treellle, vengono elencate talune questioni di fondo aperte e sollecitati interventi da apportare rapidamente al nostro sistema d'istruzione.

Il primo sottolinea che mai come oggi si palesa lo stretto legame esistente tra produttività e qualità del capitale umano, mai come ora c'è la necessità di avere una forza lavoro in possesso di elevate competenze e adeguate attitudini, capace di misurarsi costantemente con gli altri sul piano dell'innovazione in uno scenario internazionale.

Per raggiungere ciò è indispensabile investire sulla formazione di tale capitale umano nel suo complesso, uomini e donne, che nel nostro paese sono ancora lontane per buona fetta dalla formazione universitaria e ,aggiungo io, disabili e anziani, valutato che il nostro è un paese fortemente invecchiato, che la percentuale della popolazione attiva è pari a quella non attiva e le nascite, in continuo decremento, sono veramente ridotte al minimo.

Attilio Oliva riferendosi in particolare ai giovani, la migliore risorsa, osserva come nel nostro paese i ragazzi senza diploma superiore siano quasi il 40% contro il 20% dei paesi OCSE, che i laureati arrivino appena al 18% a fronte del 36% dei paesi OCSE e che in definitiva soltanto il 30% della popolazione italiana vanta competenze adeguate, il 70% le possiede fragili o molto basse.

Non è certo una situazione confortante, bisogna prenderne atto e intervenire con decisione per combattere in primis l'alta percentuale di dispersione ed abbandoni scolastici, circa il 15% e concentrarsi, come sostiene Oliva, almeno su due punti, due missioni, la prima aspirare ad istruire tutti, senza perderne per la strada neppure uno, sino ai livelli più alti d'istruzione, la seconda è quella di “educare a vivere con gli altri”.

Coniugare l'equità, scuola aperta a tutti, con altrettanta qualità per tutti è ormai una esigenza indifferibile. Bisogna alzare il livello generale, puntare in alto, valorizzare i migliori, le eccellenze, dare opportunità ai più deboli e a quanti abbiano desiderio di rimettersi in gioco e guardare al futuro con lungimiranza e ottimismo.

Il nostro sistema educativo mantiene ancora nei fatti l'anima ottocentesca, un metodo standardizzato e trasmissivo incentrato sull'insegnamento tutto concepito per un modello sociale, economico e produttivo, sostanzialmente statico, identitario e nostrano. Quel modello è scomparso, comunque profondamente cambiato e continua a mutare sotto i nostri occhi giorno dopo giorno, nostalgie e chiusure non servono proprio a niente.

Non per nulla M. Stevenzon, Director Education Division OECD, e lo stesso Giuliano, Dirigente Scolastico, richiamano l'attenzione sul fatto che gli alunni in ingresso nelle nostre scuole oggi ne usciranno, se diplomati, nel 2030.

Abbiamo cognizione di come possa essere il mondo nel 2030? E' plausibile ipotizzare che per quella data molti attuali mestieri e professioni siano trasformati o del tutto spariti.

Ciò che si mette nell'animo e nella mente dei giovani oggi sarà da loro usato molti anni dopo e alto è il rischio che loro si possano trovare, nelle tasche, per i continui cambiamenti, moneta fuori corso e non utilizzabile, prima tutto ciò non accadeva.

Forse questo è il primo punto di riflessione e già sarebbe cosa non da poco per meglio orientarsi, perché indurrebbe il mondo della scuola a porsi la domanda e a fare scelte, a dare ordine e senso al proprio intervento educativo, a metter in evidenza le priorità formative, quelle, per intendersi, che hanno un respiro lungo, una filosofia di fondo. Si trasmettono cosi valori essenziali, conoscenze aperte, abilità e competenze, abitudini mentali, che siano chiavi per elaborarne altre conoscenze, che sollecitino i giovani ad avventurarsi sui sentieri delle ipotesi e dell'innovazione, della cooperazione e del confronto, a maneggiare senza troppe paure l'incertezza e il dubbio.

Nel convegno di Treellle è stato tratteggiato, con l'intervento di Charles Fadel, un avvenire prossimo estremamente dinamico, stupefacente, caratterizzato da macchine intelligenti sempre più sofisticate che sostituiranno l'uomo in tante funzioni oggi da lui disbrigate, dallo sparire, in breve arco di tempo, di non pochi mestieri e professioni, dal declino del posto fisso, dal dover, sempre più spesso, cambiare attività e tipo di lavoro.

L'apprendimento per tutto l'arco della vita diventa così una necessità, la capacità di adattarsi positivamente, sia sul piano mentale che emotivo, a situazioni costantemente in movimento e nuove, è indispensabile per non uscire fuori da un ingranaggio che non si muove più lentamente e in modo lineare, ma è caratterizzato da forti e costanti accelerazioni, da significativi cambiamenti di rotta.

La calcolatrice e i fax, pur nati ieri, sono già preistoria e la Treccani ormai un magnifico cimelio storico.

Internet, algoritmi, nano tecnologie, robotica, genetica aprono orizzonti sino a ieri impensabili e un vortice impressionante di nuove opportunità da cogliere.

Per altro questa realtà così vivace e dinamica che stiamo vivendo, frutto della globalizzazione, della multimedialità, mossa dalle Multinazionali, da economie intrecciate e dipendenti, da masse di danaro che si spostano nel giro di pochi secondi, è, nel bene e nel male, opera dell' uomo, di persone intraprendenti, spesso geniali, volitive, che hanno impegnato le loro energie nella ricerca e nell'innovazione e di altre che hanno osato andare oltre proponendo la big economy e un mondo fatto solo di clic.

Allora necessita e con celerità un superamento radicale dell'attuale sistema scolastico, sostanzialmente ripetitivo e rigido, trasformandolo in un sistema articolato, dinamico flessibile e partecipato. La sfera cognitiva, in ambito scolastico, da sempre prediletta e ritenuta espressione più alta dell'essere umano, dovrà lasciar maggiori spazi all'intelligenza emotiva, bisognerà curare con più attenzione quel mondo che Cartesio riteneva di dover trascurare perché ben poco affidabile.

Le competenze raccomandabili per il futuro infatti, ne hanno parlato doviziosamente sia Schlicher, sia Riedl e poi anche Bassanini, sarebbero certamente solide basi culturali ma, essenzialmente, flessibilità intellettiva, capacità di controllo, dialogo e confronto, capacità di cooperazione e di vivere con gli altri, volitività, spirito di iniziativa e imprenditorialità.

Tali Skills si rintracciano nelle raccomandazioni fatte dal Parlamento Europeo ai paesi membri il 18 Dicembre 2006, otto competenze di base, e sono riportate anche nelle Indicazioni Nazionali del 2012.

La scuola dovrebbe essere reinventata e, visto l'insuccesso nei fatti delle tanto chiacchierate riforme, dal basso.

Ma, per far questo, sono necessari docenti ben selezionati, veramente molto competenti, intraprendenti e capaci di coinvolgere anche gli alunni più riottosi, di rendere la scuola un interessante laboratorio di esperienze aperto a tutti con orario continuativo, un luogo nel quale si continui a leggere Manzoni, ma prepari anche a districarsi tra Amazon e Uber.

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