LA SCUOLA E I DOCENTI_MARZO 2015

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LA SCUOLA E I DOCENTI

Il secondo titolo della Bozza di Decreto è rubricato “LA SCUOLA E I DOCENTI” ed è senz’altro la parte più corposa del provvedimento.

L’organico dell’autonomia

Questi le caratteristiche essenziali dell’organico dell’autonomia:

-parte dall’a.s. 2016/2017

-ha durata triennale

-è suddiviso in posti comuni/curricolari, posti di sostegno e posti per il potenziamento dell’offerta formativa

-dovrà coprire le assenze fino a 10 giorni

E’ previsto un incremento di spesa che dovrà coprire sia l’aumento dei posti che gli oneri derivanti dalla stabilizzazione dei precari; l’incremento dei posti riguarderà in parte i posti comuni/curricolari per coprire i nuovi insegnamenti istituiti negli artt. 1 e 2 e soprattutto i posti per il potenziamento dell’offerta formativa, da costituire ex novo, i posti di sostegno rimarranno invece stabili.

Chiaramente, la novità sono i “posti per il potenziamento dell’offerta formativa”; non c’è una quantificazione precisa, il numero di questi posti viene determinato per sottrazione: l’organico totale meno i posti comuni/curricolari e i posti di sostegno; bisognerà quindi vedere quanti posti aggiuntivi l’incremento di spesa permetterà di creare.

Le nuove figure professionali

Vengono istituite le due figure professionali del DOCENTE MENTORE e del DOCENTE CON FUNZIONI DI STAFF.

Anche qui le cose non sono molto chiare; da una parte si dice che una quota parte dell’organico è dedicata a queste figure, per cui si può pensare che siano esonerati dall’insegnamento, dall’altro si dice che a regime il numero sarà pari al 15% dell’organico, un numero che chiaramente è incompatibile con l’esonero dall’insegnamento.

Inoltre, si dice che queste figure dovranno svolgere varie funzioni, nonché le funzioni proprie del profilo di appartenenza, che tradotto in italiano sono le attività di insegnamento.

Dovrebbe risultare evidente che una scuola normodimensionata ha bisogno, come minimo, di una figura di staff (Il vice preside…) a tempo pieno, per cui almeno una parte di queste figure dovrebbe essere esonerata dall’insegnamento.

Le reti di scuole

L’USR costituisce a livello territoriale delle reti di scuole per la gestione dell’organico per il potenziamento dell’offerta formativa; detta in altro modo, questi posti non sono assegnati alle singole scuole, ma appunto alla rete.

Su proposta delle scuole che compongono la rete, l’USR designa anche la scuola che avrà le funzioni di coordinamento; il dirigente di questa scuola è preposto al coordinamento di questo personale e ne assicura “l’efficiente ed efficace impiego”.

Appare evidente che l’istituzione della “rete di scuole” è una grossa novità nel panorama della scuola italiana; va anche detto che la “rete” appare appesa nel vuoto, non viene definita la sua natura giuridica, le sue condizioni di funzionamento, il suo rapporto con l’Amministrazione periferica e con le singole scuole.

Va anche evidenziato che questo tipo di rete non ha niente a che fare con la rete prevista dal DPR 275/1999.

Le nuove assunzioni

Evitiamo di inoltrarci nel ginepraio di chi sarà assunto, di chi sarà assunto per graduatoria e da quali graduatorie sarà preso, di chi sarà assunto per concorso, in una parola non entriamo nella questione del precariato.

Al solito, ci interessano gli aspetti strutturali, naturalmente nel massimo rispetto delle questioni vitali che coinvolgono i diretti interessati.

Per prima cosa, va notato che il piano straordinario di assunzioni parte dal prossimo anno scolastico a copertura dei posti dell’organico dell’autonomia che, però, viene istituito a partire dall’a.s. 2016/2017.

L’impressione è che per il prossimo anno scolastico l’organico verrà costituito con le norme attuali, non verranno cioè istituti i posti per posti per il potenziamento dell’offerta formativa, per cui le assunzioni in ruolo saranno a copertura di tutti i posti che fino ad oggi sono stati dati a supplenza annuale o a supplenza fino al termine dell’attività didattica.

Per la verità, nella Bozza si parla di posti “vacanti e disponibili”, di posti cioè liberi sia in organico di diritto che in organico di fatto; se così fosse, è chiaro che le assunzioni sarebbero ben poche.

E’ chiaro che l’organico va costituito in un’unica soluzione e il punto di riferimento deve essere il “posto libero”, tanto più che l’organico resta stabile per tre anni e in questi tra anni non ci saranno quindi movimenti.

In ogni caso, a partire dal prossimo anno scolastico non si daranno più supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche sulla base delle graduatorie provinciali di qualsiasi natura, che verranno abolite; eventuali posti disponibili dopo le immissioni in ruolo saranno coperti mediante le graduatorie di istituto e le assunzioni, chiaramente, verranno fatte dalle singole scuole.

L’istituto della supplenza non viene quindi abolito, basti pensare che l’organico dell’autonomia dovrà coprire solo le assenze fino a 10 giorni; le assenze più lunghe, nonché, come appena detto, eventuali posti “vacanti e disponibili” non coperti con immissioni in ruolo, verranno coperte con supplenza conferite dalle singole scuole, come del resto prevedeva già il DPR 275/1999.

Il fenomeno del precariato quindi non scomparirà, ma dovrebbe scomparire la “supplentite”, come dice il premier Renzi; il fenomeno della supplenza, in ogni caso, sarà un fatto “locale”, non avrà più quella visibilità che gli viene assicurata dalla dimensione provinciale.

Ci si permetta un’ultima osservazioni sui concorsi: noi non ci abbiamo mai creduto, l’assunzione dei docenti dovrebbe avvenire sulla base di una formazione universitaria ah hoc adeguatamente certificata e sulla base di contratti di formazione/lavoro.

Del resto, l’esperienza insegna che non funzionano, per non dire del disservizio che si crea nel caso i commissari siano esonerati dal servizio, come previsto dalla Bozza.

La formazione

La formazione è una condizione strutturale della funzione docente e costituisce uno dei parametri della valutazione; vengono stanziati 40 milioni per il sistema nazionale di valutazione.

E’ prevista anche una formazione specifica, per tutto il personale, per gli alunni disabili e con bisogni educativi speciali.

Vengono istituiti i Servizi Territoriali Aggiornamento Ricerca e Tecnologie (START), riuniti in una rete nazionale; gli START vengono istituiti su base provinciale o di area vasta nella forma giuridica di laboratori di rete di cui all’art. 7 del DPR 275/1999.

Fa un certo effetto veder citare nello stesso provvedimento due volte il concetto di “rete” con significati del tutto diversi, bisognerà pur porsi il problema, prima o poi, di un’espansione territoriale dell’autonomia scolastica che abbia forma stabile e solide fondamenta giuridiche.

La valutazione e la progressione economica

Anche in questo caso, non intendiamo entrare nei particolari, cerchiamo di cogliere gli aspetti strutturali.

La valutazione dei docenti si fonda su un sistema di crediti didattici, formativi e professionali, è organizzata in cicli di durata triennale ed è effettuata dal Nucleo Interno di Valutazione (NIV).

Il NIV è composto dal dirigente scolastico, che lo presiede, da due docenti mentori designati dal Collegio dei docenti, da un docente di Staff designato dal Dirigente e da un ispettore tecnico o dal dirigente di un’altra istituzione scolastica.

I docenti che non soddisfano i requisiti minimi stabiliti a livello nazionale per due cicli triennali consecutivi verranno sottoposti “a specifiche procedure di verifica” e non hanno diritto agli aumenti stipendiali.

Importante al costituzione dell’IPAV (Art. 32), che unifica INDIRE ed INVALSI.

La progressione economica

Premesso che una qualche forma di progressione economica legata al merito è assolutamente necessaria, ci sembra che quella ipotizzata nella bozza sia alquanto cervellotica.

Va anche evidenziato che si tratta di poca cosa; dando per scontato che quanto maturato finora dai singoli docenti non verrà toccato, gli aumenti per merito sarebbero quelli che verranno stabiliti nei prossimi contratti: come detto, poca cosa, almeno a breve scadenza.

Da mantenere assolutamente l’indennità per le figure di sistema, che la Bozza quantifica in almeno il 10% dello stipendio/base: circa 2.100 euro annui per la scuola elementare e circa 2.300 per la scuola media e superiore.

 

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